Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su [email protected]
Eicma, Milano - Paolo Ciabatti, attuale direttore generale di Ducati Corse Off-Road, ha avuto come sappiamo un importante passato in Ducati, sia lato Superbike, sia lato MotoGP. Il lavoro in MotoGP è finito nel 2023. Questa - crediamo - è una delle poche interviste in cui ha raccontato qualcosa di quel periodo, da quando il lavoro nel motomondiale è finito e Ciabatti è passato all'off-road.
Abbiamo incontrato Ciabatti nello stand Ducati, padiglione 5 di EICMA 2026. L'ex direttore sportivo Ducati in MotoGP (2013 - 2023), ha raccontato il passaggio al fuoristrada, i piloti che ha seguito, la scelta di Marquez e i piani per Febvre, l’enduro e la Dakar. L'intervista è stata condotta da me, René Pierotti, insieme al collega e amico Piero Batini.
Qui sotto trovate il VIDEO dell'intervista, a seguire la trascrizione integrale.
René Pierotti: un direttore sportivo in MotoGP cosa fa?
“Fa tutte quelle attività che non sono prettamente tecniche. Ci sono le negoziazioni con i manager dei piloti, tutti i rapporti con i team, con l’associazione team, con il promoter e con la federazione, e ci sono tutte le decisioni che riguardano le partnership da parte dell’azienda, perché ovviamente c’è bisogno di sponsor per riuscire a correre a un certo livello. Tutti gli aspetti non tecnici ricadono sotto il direttore sportivo, che poi si avvale di collaboratori, perché non può fare tutto da solo”
RP: qual è la cosa che ti piace di più fra queste?
“Soprattutto la scelta e la gestione dei piloti, cosa che non ho fatto da solo, ed è interessante. È chiaro che è un processo a volte complicato in cui credo che l’empatia, la personalità e ovviamente un certo livello di professionalità facciano la differenza. Essere riuscito in qualche modo a portare a casa negli anni i piloti a cui Ducati aspirava è una delle grandi soddisfazioni”
Piero Batini: mi piacerebbe sapere se questo genere di competenza, considerando passato e presente, è traslabile da una disciplina a un’altra, anche molto diverse come in questo momento.
“Direi di sì. Io ho vissuto gli ultimi 25 anni occupandomi di competizioni nel mondo del motociclismo, prima in Superbike, dalla parte del promoter, dell’organizzatore, e poi in Ducati in MotoGP. È un bagaglio di esperienza, avendo visto il mondo delle corse motociclistiche da entrambi i lati, che aiuta certamente ed è traslabile anche in una disciplina diversa, quella dell’offroad, del motocross, di cui mi occupo adesso”
PB: l’ambiente è proporzionalmente stimolante allo stesso modo, trattandosi ovviamente di fuoristrada, una nicchia o comunque una realtà più limitata?
“Sicuramente stimolante, ed è molto più semplice da un certo punto di vista, perché per fortuna o purtroppo c’è un’attenzione mediatica molto diversa, e quindi anche la pressione rispetto alle cose che fai, che dici, alle decisioni che prendi per conto dell’azienda è minore. Come sai, in MotoGP c’è un’attenzione particolare, e quindi a volte c’è difficoltà a gestire le situazioni critiche che succedono sempre nei rapporti con i piloti o per quello che succede in pista. Nel mondo del motocross questo è molto più blando, e quindi si riescono a gestire le cose bene ma con un po’ più di tranquillità”
RP: è vero che tra il 2015 e il 2016 stavate per riprendere Stoner come collaudatore? Quanto ci siete andati vicini? Come mai?
“No, in realtà l’abbiamo ripreso come collaudatore, tanto che Casey credo sia sceso in pista alla fine del 2015 con la moto 2016. Ha dimostrato di essere un pilota eccezionale, perché quando siamo scesi in pista a Sepang dopo tre giri era già il più veloce. È un grandissimo pilota e io non ho avuto la fortuna di lavorare con lui, perché nel 2007 avevo lasciato l’azienda e sono rientrato nel 2013. L’anno del mondiale l’ho vissuto da spettatore interessato, perché mi faceva piacere vedere che la Ducati 800 con un pilota di cui nessuno si aspettava quei risultati, andasse così bene. Però ho avuto modo di conoscerlo. È, secondo me, uno dei più grandi talenti della storia del motociclismo sportivo, magari con un carattere troppo bianco e nero, non esiste la sfumatura di grigio nel modo di vivere la vita di Casey, che poi l’ha portato a fare certe scelte. Io lo considero uno dei più grandi e lo stimo molto, anche se non ha un carattere semplicissimo”
RP: come mai poi non è continuata quella collaborazione?
“Ci sono tutta una serie di motivi che hanno portato questa collaborazione a finire, ma senza scendere nei particolari, le indicazioni che ha dato lui sono state sicuramente molto utili per portare avanti lo sviluppo della moto e renderla poi la moto vincente che è diventata negli anni successivi”
PB: Che se ne dica, e ti interrompo a gamba tesa, la Ducati di Stoner doveva essere una moto un po’ particolare...
“Vero. La moto con cui Casey ha vinto il mondiale nel 2007 era una moto molto particolare. Come sai, in quegli anni Ducati aveva il motore come una sorta di struttura portante, su cui era attaccato davanti un pezzettino di telaio e poi il forcellone dietro, con l’ammortizzatore sul basamento del motore. Una moto che solo lui è riuscito a guidare in quel modo, e l’unico altro che ha vinto una gara con la Ducati in quegli anni è stato Loris Capirossi, proprio in Giappone, quando Casey ha vinto il Mondiale. Casey però era in grado, l’ha dimostrato poi anche con la Honda, di vincere con qualsiasi moto, perché la Honda era una moto molto più convenzionale dal punto di vista del telaio. Quando Ducati ha costruito la moto 2015-2016, che andava più in quella direzione, con il telaio perimetrale, Casey ha dimostrato di essere velocissimo. Però, ripeto, aveva vinto su una moto molto particolare, e poi ha rivinto con una moto molto più convenzionale dal punto di vista della geometria”
PB: Ducati ha aperto un capitolo totalmente nuovo. È chiaro che c’è bisogno di tempo per adattarsi, per capire, per costruire, per arrivare. Questo è il periodo nel quale la pressione popolare e mediatica diventa insopportabile?
“No, devo dire di no. È chiaro che per Ducati lanciarsi nel mondo dell’offroad è stata una decisione coraggiosa, perché al di là di qualche sporadico evento negli anni '70 non ha mai prodotto modelli per il fuoristrada, per il motocross. Essere stato chiamato da Claudio Domenicali, nostro amministratore delegato, a occuparmi della parte sportiva di questo nuovo progetto è stato sicuramente un segno di fiducia nei miei confronti, nell’affrontare insieme ad altri nostri collaboratori un impegno particolarmente gravoso, perché si trattava di iniziare in un campionato che conoscevamo solamente in parte. Devo dirti anche che, come tutti i ragazzi della mia generazione, quando ero un teenager volevo diventare campione del mondo di motocross, ma non ci sono riuscito, anzi mi sono fatto male, molto male, molto presto. Occuparmi adesso di Ducati nel mondo dell’offroad, nel motocross in particolare, è in qualche modo tornare alle mie origini e mi fa molto piacere poterlo fare oggi, anche con un supplemento di passione. La passione non può mancare nel nostro lavoro, perché anche se sembra tutto molto bello per chi ci guarda in televisione, bisogna fare un sacco di sacrifici e un sacco di compromessi sulla propria vita personale, con la famiglia, con gli amici, con il tempo libero. Le gare in MotoGP sono tante e nel motocross non sono molte di meno. Mi occupo anche del campionato americano, quindi sono stato sei volte negli Stati Uniti quest’anno, e bisogna cercare di bilanciare, se possibile, un pezzettino di vita privata con il lavoro. Se non ci fosse la passione che ti spinge a fare certe cose, non potresti farle o non potresti farle bene, dal mio punto di vista”
RP: Il doppio podio nel 2015 con Dovizioso e Iannone, la vittoria di Iannone in Austria nel 2016, la serie di vittorie di Dovizioso nel 2017, le vittorie di Lorenzo nel 2018, il mondiale 2022 di Bagnaia. Tra queste emozioni e questi passaggi, quali sono quelli che hai più dentro?
“Sicuramente tornare alla vittoria nel 2016 in Austria con Andrea Iannone è stata una grande soddisfazione per tutto il gruppo di lavoro, che si era impegnato tantissimo. Credo che con un po’ più di fortuna avremmo potuto vincere anche qualcosa nel 2015, ma poi abbiamo rivinto con Dovizioso a Sepang e sono andato io sul podio con lui, un ricordo particolarmente piacevole di quella gara, al di là del fatto che sono molto affezionato ad Andrea Dovizioso. Sembra un po’ buffo dirlo, ma se non avesse incontrato nella sua carriera Marc in un momento di forma spettacolare, prima degli incidenti che ha avuto purtroppo per lui successivamente, sarebbe stato tre volte campione del mondo. Siamo arrivati secondi nel 17, nel 18 e nel 19. La storia non si fa con i se, però è un fatto che un pilota come Andrea ha avuto la sfortuna, da un certo punto di vista sportivo, di incontrare sulla sua strada un pilota giovane nel massimo del suo splendore. È altrettanto chiaro che la vittoria nel Mondiale 2022 con Pecco è stata, se vuoi, un punto di arrivo, perché era il coronamento di un sogno. Avevamo fatto tre volte secondi con Dovizioso, una volta secondi nel 2021 con Pecco, e sembrava che in qualche modo ci fosse sempre un ostacolo a raggiungere questo titolo. L’abbiamo raggiunto, è stata una grandissima festa. Davide Tardozzi e io siamo andati a festeggiare Pecco insieme a Valentino, a Uccio, a tutti gli altri in circuito, è stato veramente molto emozionante, lo ricordo sicuramente. Aggiungo che ricordo la vittoria di Troy Bayliss al Gran Premio di Valencia del 2006 come uno dei punti più alti e irripetibili, perché un campione del mondo Superbike, chiamato all’ultimo momento per sostituire Gibernau, senza poter provare la moto, non avendo mai usato le gomme Bridgestone, fa secondo in qualifica e sta in testa alla gara fino all’ultimo giro, è qualcosa che forse non è mai stato celebrato nel modo in cui si sarebbe dovuto fare, perché è stata un’impresa eccezionale”
RP: Colgo l’occasione del fatto che hai citato Dovizioso per farti una domanda su Marquez. L’anno scorso, in un’intervista con il nostro collega Zamagni, Dovizioso ha detto "forse ora in Ducati capiscono il vero valore di Marquez guardando i suoi dati", rispetto a quando lui non vinceva. Ti faccio la stessa domanda che ho fatto stamattina a Domenicali: due anni fa la scelta di Marquez sembrava, per qualcuno, audace. Oggi sembra logica e razionale. Tu che ne pensi? A maggior ragione se pensiamo che quel progetto dei giovani piloti che avevi contribuito a creare con i team satellite, con Bagnaia, Miller eccetera, ora non c’è più...
“Credo sia davanti agli occhi di tutti il fatto che Marc, nonostante l’incidente che ha avuto e le limitazioni che questo in qualche modo comporta, sia uno dei piloti più talentuosi della storia del motociclismo, e ha vinto lo scorso anno. Quest’anno, dopo un inizio un po’ sottotono, è riuscito a dimostrare di nuovo che ha qualcosa in più. Al di là del fatto che non sia un pilota giovanissimo, è stata una scelta che i risultati confermano essere stata quella giusta. Credo che, con tutto l’affetto che ho per i piloti italiani che sono passati in Ducati e per Pecco in particolare, anche la scelta di Pedro Acosta, che invece è più giovane, creerà probabilmente la coppia più forte del mondiale 2027, quindi credo che non si possa dire niente. Mi spiace che in questa stagione Bagnaia abbia avuto un’annata così così, difficile da tutti i punti di vista, però qui mi fermo, nel senso che non ne conosco le ragioni perché mi occupo di altro. Ribadisco, Marc è riuscito a ribaltare una situazione in cui fino a qualche gara fa erano in pochi a credere che Ducati sarebbe tornata in lizza per il mondiale, perché eravamo indietro di tanti punti”
PB: torno di nuovo al fuoristrada, quali sono le certezze? Quali sono i piani dal punto di vista del materiale umano?
“Come sai, abbiamo annunciato qualche settimana fa ormai Romain Febvre. È un pilota eccezionale, ha vinto nel 2025 ed è arrivato secondo quest’anno dietro un Herlings imbattibile. Jeffrey Herlings quest’anno ha avuto una stagione senza infortuni, ed è atipico, perché fa tantissime gare oltre a quelle del mondiale ed è un pilota che va sempre a tutta in qualsiasi situazione. Credo che l’unico che costantemente ha provato a impensierirlo sia stato proprio Febvre, che infatti è arrivato secondo. Siamo molto contenti perché è un grande combattente che non molla mai: nonostante i suoi 34 anni è ancora fresco come un ragazzino e ha una grandissima esperienza che a noi serve, perché la nostra moto è a un buon livello, ma bisogna ancora migliorare. Con un pilota così veloce, con esperienza su moto di costruttori diversi e con una grande motivazione, credo sia stata la scelta perfetta per i nostri prossimi due anni”
PB: Rimanendo nel tema, allargando il discorso all’enduro, e lasciandoti libertà di avvalerti della facoltà di non rispondere, ti chiedo di enduro, piani e Dakar...
"Cominciamo dalla Dakar. Non ci sono piani di Ducati per la Dakar. La moto che è stata praticamente su tutti i social media e che arriva qui a EICMA è un progetto privato di Tiziano Internò, che lo annuncerà credo domani, quindi non voglio rubare le anticipazioni, perché ne parlerà lui”
PB: questa era la facoltà di non rispondere...
“Eh, vabbè, però è così, i dettagli li comunicherà lui perché è il diretto interessato. Sicuramente è una moto che sembra molto ben riuscita nella realizzazione, ma è un progetto di Tiziano. Per quanto riguarda l’enduro, abbiamo un accordo con una squadra con cui faremo gli Assoluti d’Italia l’anno prossimo con due piloti, qualche uscita da wild card nel mondiale Enduro GP quando riterremo opportuno, e magari qualche classica che non fa parte del campionato, perché riteniamo di avere una moto che chiunque l’abbia provata, piloti e appassionati, ha trovato ottima, e quindi vogliamo dimostrare in gara il valore del progetto”
PB: quindi, sulla base di queste indicazioni, si tratta di uno step intermedio di un programma a più lunga scadenza?
“Sì, ma sai, quando un costruttore nuovo come Ducati presenta un prodotto nuovo, che è la 450 Enduro è difficile per un pilota top, al di là del fatto che sia in scadenza di contratto, credere in un progetto di cui non ha visto ancora nulla. Siccome abbiamo iniziato con la produzione di questa moto subito con l’estate, riteniamo che sia un percorso di avvicinamento, con due ottimi piloti negli Assoluti d’Italia, che come sai hanno anche una partecipazione sempre qualificata di almeno un paio di piloti del mondiale. È il modo giusto per continuare nello sviluppo e per dimostrare il valore della moto, ed eventualmente essere in grado di contattare dei piloti top, per puntare alla vittoria nel 2028”
RP: Siccome il nostro tempo è quasi finito, ringraziamo Paolo. Ti dico: ho visto tantissime persone fermarsi a parlare con te, in questi giorni in cui ancora non c’è il pubblico a Eicma. E un complimento, anche da parte dell’ingegner Bernardelle: avete vinto il mondiale Flat Track con Ducati, con un team che non è ufficiale vostro. Poi una domanda secca, un gioco: se ci fosse un triathlon cross, Superbike, MotoGP, tra tutti i piloti che hai avuto, chi vincerebbe? Io un’idea ce l’ho, e tra l’altro è uno dei tuoi preferiti.
“Ah, ditemelo voi”
Dovizioso...
“Secondo me se la giocherebbero Dovizioso e Stoner, se avesse voglia, perché Casey è nato da ragazzo con il flat track e il motocross in Australia, prima di venire qua in Europa a correre in pista. Però sicuramente Andrea ha una grandissima passione per il cross. Mi ricordo quando andavamo alle gare insieme, passava tutto il volo a guardarsi le gare di supercross e di motocross, e poi ha fatto questo investimento nel Montecoralli 04 Park, che è spettacolare, quindi sicuramente direbbe la sua. Non dimentichiamo che, oltre al Flat Track, abbiamo vinto anche nel mondiale Supermoto, quindi quest’anno la Desmo450 si porta a casa due titoli nel mondo dell’offroad, anche se magari un po’ più simile, più vicino alla pista che non al fango, però è comunque una grande soddisfazione. Siamo molto grati a entrambe le squadre, che hanno fatto quasi tutto con le loro forze”