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Un ottimo rientro quello di Johann Zarco. A punti sia il sabato che la domenica di Aragon, dopo un'assenza durata sei GP (Mugello, Brno, Ungheria, Assen, Germania e Silverstone), a causa del drammatico incidente di Barcellona, quando la gamba destra del pilota rimase intrappolata nella moto di Bagnaia. Zarco si è rotto i legamenti del ginocchio, successivamente ha deciso di non operarsi e rafforzare la muscolatura: "Sono un pilota, non un calciatore o una sciatore, ho una condizione più che sufficiente per correre" aveva detto al giovedi.
Il collega giornalista belga Luca Bartolomeo (sì, ha origini italiane e ci ha raccontato la differenza tra Francia e Italia nella percezione della MotoGP), lavora per autohebdo e ha realizzato una bella intervista con Zarco ad Aragon. Vi proponiamo alcuni passaggi interessanti.
"Quello che mi è mancato di più durante la mia assenza è stato parlare di tecnica con il team. È la cosa che mi piace di più durante un weekend di gara, a parte guidare" ha detto all'inizio il francese classe 1990, il pilota più anziano dei 22.
Come hai trascorso questi tre mesi?
"Il primo mese è stato più tranquillo, perché mi muovevo meno, ma il tempo è passato molto velocemente. Anche senza fare sport, le giornate mi sembravano piuttosto corte. Appena ho potuto riprendere un'attività, tutto ha accelerato. Dovevo rimanere attivo per far lavorare il ginocchio, facendo però attenzione a non farlo gonfiare troppo. Poi ho iniziato la fisioterapia, quindi le mie giornate erano piene dalle 8 alle 20. Che piacere essere impegnato!"
Hai ripensato molto all'incidente?
"È successo tutto molto velocemente. Rivedo il momento in cui capisco di non riuscire a rallentare la moto. Poi colpisco Luca Marini e mi ritrovo sulla moto di Pecco Bagnaia. Ho questa immagine in testa. Una volta che rimango incastrato, è violento. Il mio primo pensiero è stato: «Spero di non rimanere disabile»"
Avevi paura di non poter tornare in MotoGP?
"No, non immediatamente. Avevo soprattutto paura di non riuscire più a camminare. Non avendo mai avuto prima un infortunio grave, dovevo innanzitutto capire la situazione e curarmi. Non avevo subito voglia di tornare in moto. Volevo soprattutto guarire e stare bene"
Durante questo periodo hai parlato della mancanza di adrenalina legata alle velocità molto elevate. Come si è manifestata?
"Siamo in pochi, su questa Terra, ad avere la possibilità di provare cosa significa andare a 350 o 360 km/h. Con il regolamento tecnico che entrerà in vigore nel 2027, le moto non raggiungeranno più queste velocità. Arriveranno forse a 330 km/h, che resta comunque molto, ma sarà diverso. A un certo punto mi sono detto: «Se non torno quest'anno, forse non andrò mai più a 350 km/h». Mi ha fatto uno strano effetto. Mi sono chiesto se avessi approfittato abbastanza di quella sensazione unica. Sono contento di essere tornato e voglio godermela fino alla fine dell'anno"
Che cosa sarebbe per te una stagione 2026 di successo?
"Fare un podio! Sarebbe eccezionale. Farebbe un bene enorme sia al team sia a me. Mi permetterebbe di dimenticare questo infortunio"
Prima dell'incidente avevi detto che il tuo attuale contratto in MotoGP sarebbe probabilmente stato l'ultimo e che avresti lasciato la categoria nel 2027, a 37 anni. Essere stato lontano dalle competizioni ha cambiato il tuo modo di pensare?
"Sì, esattamente. Saltare sei gare mi ha quasi fatto venire voglia di farne altre ventidue (il numero di GP in un anno, ndr). Mi sono detto: «Perché non il 2028?». Forse ero stanco della successione di stagioni e weekend di gara. Questa pausa mi ha permesso di pensare che, se le cose andranno bene, potrebbe valere la pena continuare. Alla fine è una cosa positiva"
Durante la tua assenza, Fabio Quartararo ha annunciato il passaggio alla Honda nel 2027. Ti motiva l'idea di lavorare con un altro francese?
"Non so se parleremo moltissimo tra noi, perché possiamo avere sensazioni diverse sulla moto. Ci rispettiamo molto e ci apprezziamo. Non siamo amici che si chiamano per passare del tempo insieme, ma avremo discussioni tecniche molto interessanti. In moto lavoro spesso in modo solitario. Non mi aiuta sempre ad aprirmi, ma Fabio è un pilota così talentuoso che sarà competitivo con la Honda. Sarà interessante osservare il suo percorso"
I tuoi altri compagni di squadra saranno i giovani Diogo Moreira e David Alonso (22 e 20 anni, ndr), anche se non sappiamo ancora chi sarà schierato nel team ufficiale e chi nel team satellite LCR. Honda dovrebbe quindi avere un gruppo di piloti dai profili molto diversi. È un punto di forza?
"Ne sono convinto, Honda avrà una squadra molto solida con questi quattro piloti. È una motivazione supplementare. Diogo Moreira ha l'esperienza di questa stagione da rookie, mentre David Alonso rappresenta la nuova generazione. Diogo merita pienamente il suo posto dopo il titolo in Moto2. Per David Alonso, il passaggio in MotoGP può sembrare un po' prematuro, ma ha dimostrato il suo potenziale in Moto3 (Campione del mondo 2024, ndr) e con le sue vittorie in Moto2. Ci saranno quindi profili diversi, il che può essere molto interessante per lo sviluppo della moto. Fabio porterà l'esperienza maturata in Yamaha e sarà l'uomo di riferimento della Honda. Anche io, perché da parte mia posso portare la mia esperienza nella categoria (è in MotoGP dal 2017, ndr) e tutto il feedback che ho accumulato sulla Honda. Le sensazioni e i commenti dei giovani piloti permetteranno di osservare altri aspetti"