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Dal 2027 Pirelli non sarà più fornitore unico di penumatici per i mondiali delle derivate dalla serie. Si conclude così un lungo capitolo della storia di questi campionati ed una collaborazione che ha cambiato le sorti e le regole dei mondiali motociclistici.
Quella tra Pirelli e l’allora gestore e creatore dei campionati Flammini Group fu un accordo che non aveva precedenti nel motociclismo mondiale, fece scalpore e suscitò consensi e polemiche. Il monogomma Pirelli non solo tolse di mezzo tutte le altre case impegnate in Superbike, ma mise tutti i piloti, ufficiali e privati, nelle stesse condizioni.
In precedenza le case di pneumatici avevano squadre ufficiali e squadre private. Le prime non solo non pagavano le gomme, ma disponevano di quelle più performanti, mentre le seconde si compravano gomme che ben difficilmente avrebbero permesso ai loro piloti di essere competitivi.
Pirelli spazzò via questa realtà, fornendo a tutti i piloti le stesse coperture. E che coperture!
I detrattori della casa di pneumatici italiana sostenevano che il monogomma significasse la morte dello sviluppo. Secondo loro, una volta rimasta senza competitors, Pirelli avrebbe fornito ai piloti sempre gli stessi prodotti. Pirelli invece fece dello sviluppo il proprio punto di forza trasformando le gare in un laboratorio a cielo aperto e trasferendo poi su strada la stessa tecnologia e le stesse prestazioni delle gomme utilizzate dai campioni della SBK.
Le gomme venivano sviluppate in collaborazione con l’organizzatore dei campionati, la Federazione, i costruttori ed i team, come ci spiega Giorgio Barbier, Direttore Racing Moto di Pirelli
“Pur essendo in regime di monogomma e avendo sempre avuto prodotti competitivi, il nostro obiettivo è sempre rimasto quello di migliorarci anno per anno, offrendo un prodotto allo stato dell’arte, con un’attenzione estrema a cosa ci chiedeva il mercato. Soprattutto nei primi anni, si è infatti creato, non solo un desiderio, ma una vera necessità da parte dell’utente finale di avere a disposizione un puro prodotto racing, con il quale girare in pista. E noi abbiamo intercettato questa necessità, non solo continuando a sviluppare prodotti sempre migliori, ma proponendo anche nuove misure, che dal racing sono state poi trasferite alla strada, diventando il riferimento delle moto sportive di serie”.
La storia
La storia di Pirelli in Superbike inizia nel 1989 con la Honda RC30 del team Rumi guidata dal campione del mondo in carica Fred Merkel che si confermò tale anche con le coperture dell’azienda italiana. Successivamente Pirelli si prende un periodo di pausa per tornare nel fatidico 2004 quale fornitore unico ufficiale dei mondiali delle derivate. La sua strategia fu chiara sin dall’inizio: utilizzare le competizioni per sviluppare prodotti da immettere sul mercato e non concepiti esclusivamente per le gare. Nel 2005 nacque il DIABLO™ Superbike, riferimento della gamma slick da competizione. Nel 2007 arriva il DIABLO™ Supercorsa, sviluppato per le classi minori del campionato, dal quale nel 2008 derivò il DIABLO™ Supercorsa SP, pneumatico stradale ad alte prestazioni. Nel 2012 fu introdotta la mescola SC0 per il DIABLO™ Superbike, estesa l’anno successivo anche alla gamma stradale. Il 2013 segnò il passaggio dai cerchi da 16,5 a quelli da 17 pollici, rafforzando il legame con le configurazioni delle moto di serie. Nel 2018 arrivarono le misure 125/70 all’anteriore e 200/65 al posteriore; nel 2019 la mescola SCX supersoft e nel 2022 la SCQ extrasoft, sviluppata per massimizzare la prestazione sul giro secco. Dal 2020, inoltre, tutte le classi del campionato avevano adottato pneumatici slick.
I risultati di questo grande lavoro sono stati i continui record su tutte le piste, l’approvazione di tutti i campioni che si sono succeduti e delle case impegnate.
L’ultimo round
L’ultima stagione, quella che si è appena conclusa a Jerez, ha confermato il tutto. Pirelli ha proseguito il lavoro di sviluppo fino all’ultimo appuntamento, garantendo per tutto l’anno un impegno accompagnato da continui progressi prestazionali e da nuovi primati. Nicolò Bulega è stato l’ultimo campione del mondo dell’era Pirelli, e raccoglie il testimone che aveva preso per la prima volta James Toseland campione del 2004, entrambi su Ducati.
Si è conclusa così un’esperienza straordinaria, il cui patrimonio di conoscenze e competenze continuerà ad alimentare lo sviluppo degli pneumatici Pirelli e l’impegno dell’azienda per piloti e motociclisti di tutto il mondo.
I numeri
Ecco le statistiche di Pirelli nel WorldSBK dal 2004 al 2026
• Round disputati: 289
• Gare disputate: 661
• Giri totali di gara completati da tutti i piloti: 1.139.055 (fino a Estoril)
• Piloti al via: 1.020
• Numero di circuiti: 33
• Velocità massima: 339,500 km/h (T. Sykes, Kawasaki – Monza 2012)
• Media oraria più alta in gara: 201,814 km/h (M. Melandri, BMW – Monza 2013)
• Velocità media sul giro più alta: 205,459 km/h (T. Sykes, Kawasaki – Monza 2013)
• Top 3 nazioni ospitanti per numero di round: Italia 51, Spagna 41, Regno Unito 30
• Maggior numero di gare disputate su un circuito: 54 (Magny-Cours, Phillip Island, Assen e Misano)
E queste sono le statistiche di Pirelli nella stagione WorldSBK 2026
• Record assoluti sul giro: 10
• Record sul giro in gara: 10 (dato da aggiornare con Jerez)
• Piloti al via: 30
• Specifiche di pneumatici: 17 (5 anteriori e 12 posteriori)
• Pneumatici utilizzati: 5.544
• Giri totali di gara completati da tutti i piloti: 47.363 (fino a Estoril)
Giorgio Barbier
Questa storia avvincente e di successo ha un nome ed un cognome: Giorgio Barbier. E’ stato lui ad accompagnare Pirelli in questi 23 anni, a dirigere le strategie dell’azienda e lo sviluppo tecnologico, guidando un gruppo straordinario, fatto di tecnici e di persone a loro volta innamorate del racing in generale e della Superbike in particolare.
Questa la sua dichiarazione al termine del round di Jerez.
“Per oltre due decenni abbiamo fatto del WorldSBK un laboratorio di innovazione, contribuendo alla sua evoluzione. Lo sviluppo continuo di mescole, strutture e soluzioni ha permesso di migliorare costantemente le prestazioni e aggiornare i record anno dopo anno, generando al tempo stesso tecnologie e competenze da trasferire agli pneumatici stradali. Un percorso che abbiamo portato avanti fino all’ultima stagione e che non si conclude qui: l’esperienza maturata nel WorldSBK continuerà a guidare l’innovazione Pirelli nel mondo delle competizioni e su strada.”
Una pesante eredità
Il lavoro di Pirelli ovviamente prosegue, non più nei mondiali, ma in altri campionati riservati alle derivate. Le piste continueranno ad essere i laboratori a cielo aperto della casa italiana che in Superbike lascia un’eredità pesantissima ed un punto interrogativo: il sostituto saprà garantire lo stesso servizio, la stessa qualità, la stessa sicurezza?