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L’occasione è di quelle speciali: la MBE Masterclass, un evento (di cui vi abbiamo già raccontato l'atmosfera magica tra neve e fango) dove la passione per il tassello si fonde con l'esperienza dei grandi campioni. Tra una sessione di gas e l'altra, abbiamo intercettato Andrea Verona.
Classe 1999, ma con un palmarès che farebbe invidia a un veterano - ben otto titoli mondiali in bacheca - Andrea è l’uomo di punta dell’enduro italiano. Ecco cosa ci ha raccontato nella nostra video-intervista.
Il tema della "linfa nuova" nel fuoristrada è sempre attuale. Secondo Verona, il talento in Italia non manca, ma il problema è strutturale:
Con l’evoluzione dei regolamenti, l’attenzione mediatica si è spostata drasticamente sulla EnduroGP, la classifica assoluta che premia il pilota più veloce in assoluto, indipendentemente dalla cilindrata.
Vedere Verona guidare sembra facile, ma dietro c'è una preparazione mentale ferrea. Andrea sottolinea come non ci sia una "formula magica", ma che tutto ruoti attorno alla fame di risultati: “È fondamentale avere sempre nuovi stimoli, porsi obiettivi e cercare di migliorarsi ogni giorno.”
E a proposito di sfide diverse, gli abbiamo chiesto se lo vedremo mai stabilmente nell’Hard Enduro. Dopo un'esperienza passata all'Erzbergrodeo, la porta non è chiusa.
Niente "gare della domenica" o competizioni amatoriali nel futuro immediato (con buona pace degli amici che lo vorrebbero alla "2 ore a coppie dell'Uva e del vino"): l'agenda di un campione è serrata. Il focus rimane il Mondiale e la prestigiosa Six Days (ISDE) di settembre, dove Andrea sarà ancora una volta il faro della Maglia Azzurra.
"È un mondo che seguo e mi affascina. All'Erzberg ci sono andato con poca preparazione e una moto non ideale (un 4 tempi). In futuro mi piacerebbe riprovarci, ma facendo le cose per bene: preparazione specifica e la moto giusta, magari un 2 tempi."
"L'inserimento dell'EnduroGP ha tolto un po' di importanza alle singole classi a livello mediatico," ammette Andrea, "ma alla fine anche il titolo di categoria è un mondiale vero e proprio. Il mio obiettivo? Semplice: provare a vincerli entrambi."
"I giovani non sono messi male, ci sono ragazzi che stanno crescendo e la Federazione sta lavorando bene. Tuttavia, l'enduro non è uno sport facile a livello economico. Per far fare il salto di qualità servirebbe più supporto dai moto club e dagli sponsor dedicati proprio ai piloti emergenti."