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Nel mondo delle due ruote, la ricetta per andare più forte sembrava ormai scritta su pietra: aumentare i centimetri cubi di cilindrata oppure cedere alla transizione verso l'elettrico, accettando il compromesso di batterie pesanti e ingombranti. L'azienda britannica White Motorcycle Concepts ha deciso di spazzare via questo dogma con un'idea tanto semplice sulla carta quanto dirompente nella pratica: smettere di costringere l'aria a girare intorno alla moto e farla passare direttamente attraverso di essa.
È così che nasce la WMC-Mono-RR, un prototipo marciante costruito sulla base della raffinata Kramer Evo2-690R. Al centro della moto corre un imponente tunnel Venturi realizzato in fibra di carbonio, Kevlar e anima in alluminio, che aspira l'aria da sotto il cupolino e la espelle pulita sotto il codone. Questa conduttura, frutto di diciotto mesi di simulazioni fluidodinamiche e sviluppo al millimetro, funge da vero e proprio elemento strutturale insieme al serbatoio del carburante, riposizionato nella parte anteriore per fare spazio al flusso centrale.
Per fare posto a questa vera e propria galleria del vento interna, la classica meccanica ha dovuto subire una rivoluzione copernicana. I tecnici hanno rimosso il monocilindrico KTM da 690 cc di serie per fare spazio a un compatto motore da 450 cc di derivazione cross Yamaha. La scelta non è casuale: l'architettura a testa rovesciata — con aspirazione frontale e scarico posteriore — si incastra alla perfezione attorno al condotto centrale. E per non perdere nemmeno un briciolo di grinta rispetto alla cilindrata originale, il piccolo 450 è stato sovralimentato con un compressore centrifugo Rotrex, affiancato da un intercooler dedicato, pistone forgiato e albero motore rinforzato.
I risultati al banco e nelle simulazioni digitali parlano chiaro: la resistenza all'avanzamento cala del 16,4%, i consumi scendono del 7% e la velocità massima aumenta, ma il dato sbalorditivo è il miglioramento del 111% nel rapporto portanza/resistenza. In parole povere, la Mono-RR genera una consistente deportanza in rettilineo e in accelerazione senza bisogno di ricorrere a vistose e penalizzanti alette aerodinamiche esterne come quelle usate in MotoGP. Persino le carenature laterali e i copridisco integrali in carbonio sono stati sagomati per far aderire i filetti d'aria al corpo del pilota, riducendo le turbolenze all'altezza delle ginocchia.
Il fondatore Robert White ci tiene a ribadire che questa moto non è un esercizio di stile fine a se stesso, ma una dichiarazione d'intenti sul futuro dei motori a combustione interna. Il rombo dello scarico, il fischio inconfondibile del compressore, la frizione da modulare e le cambiate meccaniche restano al loro posto, preservando intatto il lato viscerale ed emozionale della guida in pista. Un pacchetto leggero ed efficiente, pronto a sperimentare carburanti sintetici a zero emissioni e a farsi ammirare dal vivo sotto i riflettori di EICMA a Milano.