LUTTO

Muore un quattordicenne a Jerez

- In una gara della classe 300, Marcos Garrido è caduto e purtroppo è stato travolto. Quando capitano tragedie come questa (e come quella del tredicenne Peter Lenz a Indianapolis anni fa) occorre riflettere sull’opportunità di mettere in pista ragazzi così giovani
Muore un quattordicenne a Jerez

Un giovanissimo pilota di quattordici anni, lo spagnolo Marcos Garrido Beltran, nativo di Rota, ha perso la vita domenica sul circuito di Jerez. Marcos partecipava a una corsa regionale della Supersport 300: pare sia caduto in un tratto veloce e purtroppo sia stato investito da un altro pilota riportando ferite gravissime.

Tempestivamente soccorso del personale di servizio, trasferito e ricoverato all’ospedale di Jerez, dopo un’ora Marcos è deceduto lasciando la famiglia nell’angoscia più profonda. Una tragedia, molto simile a quella che aveva coinvolto nell’agosto del 2010 il tredicenne americano Peter Lenz a Indianapolis, quella volta in una gara del Trofeo Moriwaki 250.

Perché purtroppo lo sappiamo bene: per quanto si lavori sul tema della sicurezza –e le piste e le attrezzature sono sempre progredite negli anni- non c’è difesa rispetto a certe dinamiche come l’investimento accidentale del pilota rimasto in pista da parte di un altro concorrente.

C’è però da chiedersi se sia corretto ed opportuno far correre dei ragazzi così giovani su moto magari modeste nei valori di potenza e velocità, ma comunque capaci di alte prestazioni quando sono lanciate sulle piste “vere”. Oggi dappertutto ci si compiace per la crescita precoce dei giovani talenti, ma una riflessione è obbligatoria. Crediamo che le federazioni debbano dedicare un serio riesame alla materia.

  • fragiga, Vimercate (MB)

    Concordo con gdn1963.
  • kevin666, Stazzano (AL)

    il "dopo" crea sempre riflessioni di ogni genere,certamente fare le gare comporta rischi e se vogliamo anche vantaggi,in questi casi la dinamica lascia poche possibilita' di prevenzione.
    Secondo me chi "sposa," piu' che "sceglie" questo sport anche se non crede o spera di essere "chiamato in causa" sa che il pericolo e' parte del piacere di quello che fa'o si fa' fare ad un figlio.
    certamente oggi si comincia molto giovani a fare sul serio,ma e' probabilmente una necessita' per la professionalita' richiesta nel breve periodo.
    secondo me in queste disgrazie e' questione di fato...come per una "dannata malattia" e piuttosto che chiedersi se e' piu' pericoloso per i giovani, trovo sia piu' centrato riflettere sul fatto che i ragazzini portati a certi livelli cosi' precocemente non si godono la spensieratezza della loro eta'.
    Quando arrivano a guidare le moto,quasi sempre sono anni che respirano "benzina" e quindi la consapevolezza e' diversa per genitori e figli,io sono dell'idea che se un ragazzino mostra passione,doti e il genitore puo' permetterselo diventa normale percorrere quella "strada"...
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