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Moto nel mondo. I taxi a due ruote che riducono il traffico in Bangladesh

- Il ride-sharing è la soluzione che sta risolvendo il problema del traffico nella capitale asiatica
Moto nel mondo. I taxi a due ruote che riducono il traffico in Bangladesh

Qual'è la capitale del Bangladesh? Dhaka. Sì, non è conosciuta come Parigi o Londra, ma ha quasi dieci volte gli abitanti della Ville Lumière e più del doppio della prima città d'oltre Manica. Parliamo di 20 milioni di abitanti che ogni giorno si spostano in un'area urbana con una densità di 49.000 abitanti per chilometro quadrato. Per avere un confronto Milano arriva a 7.500. 
Facile immaginare che andare al lavoro non sia l'esperienza più rilassante della giornata, tanto che secondo uno studio della Banca mondiale ogni giorno si perdono 3,2 milioni di ore di lavoro. La velocità media dei trasporti urbani, negli ultimi dieci anni, è passata da 21 km/h a un incredibile 7 km/h. Se si pensa che un uomo a passo veloce raggiunge i 5km/h non sempre conviene tirare fuori l'auto dal box.

Questo il quadro generale in cui sono nati (a partire dal 2015) e stanno avendo un incredibile successo i servizi di moto taxi.  Il funzionamento è semplice e si basa sull'utilizzo di app simili a quelle che permettono di usufruire in Europa di auto a noleggio con conducente. La differenza è che non sono auto ma ciclomotori o moto di piccola cilindrata.

L'industria del ride-sharing in Bangladesh sta rapidamente crescendo e ha raggiunto notevoli risultati anche da un punto di vista economico. Secondo uno studio del 2018 condotto dal Policy Research Institute of Bangladesh (PRI) vale circa 22 miliardi di taka, l'equivalente di 260 milioni di dollari e rappresenta circa il 23% del settore dei trasporti nel Paese.
 

Pathao per esempio, uno dei servizi di maggior successo, conta ora oltre cinque milioni di utenti e oltre 200.000 conducenti. Numeri che sollevano di conseguenza il problema della formazione di così tanti rider. L'inesperienza e la guida spericolata si ritiene siano tra le cause del recente aumento di incidenti stradali in Bangladesh, un Paese con il tasso di morti stradali più alta del mondo, con più di 4.000 persone persone che perdono la vita ogni anno. 

E in Italia?
Da noi il moto taxi non esiste, è vietato per legge. C'è stata qualche timida sperimentazione nei primi anni duemila e di tanto in tanto viene pizzicato qualche abusivo, ma nulla di più. Potenzialmente sarebbe un servizio utilissimo, specialmente nelle grandi città, anche se ovviamente andrebbe regolamentato con trasparenza e sicurezza. 

Foto: Dhakatribune.com

  • Corvus8470, Milano (MI)

    A Jakarta il "mototaxi" è un mezzo di trasporto consolidato da molti anni, era molto comune trovare una trentina di motorini col cartello "Ojek" pronti a dare un passaggio (si contratta il prezzo, niente casco, si va contromano zigzagando tra auto e camion).
    Qualche anno fa hanno aperto un paio di servizi con app, li ho usati ogni tanto quando vivevo lì: ti danno un casco, una mascherina usa e getta, poi preghi di non essere spiaccicato da un autobus. Lo smog ed il traffico sono quelli tipici di una grande capitale asiatica. E' un'esperienza, mettiamola così, e sono decisamente meglio dei tuktuk (quelli tipo ape car).

    Molto utile quando sei bloccato nel traffico su un taxi per l'aeroporto, lo chiami con l'app e qualche minuto dopo ti bussa al finestrino per caricarti con tutte le valige e portarti in tempo per lanciarti sul volo.

    A Milano mi manca, sarebbe utile, magari degli MP3 col tettuccio per la pioggia.
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