Marco Simoncelli, 15 anni senza il Sic

Marco Simoncelli, 15 anni senza il Sic
Nessuno lo dimentica. Era il 23 ottobre del 2011 e sulla pista di Sepang il talento romagnolo perse la vita in diretta tivù. Una dinamica drammatica e imprevedibile, un lutto impresso nella memoria di tutti gli appassionati. Ma nel suo nome la Fondazione è sempre viva e resta il suo sorriso
22 ottobre 2026

Era il secondo giro della gara in Malesia, curva 11. Marco aveva 24 anni, era alla sua seconda stagione in MotoGP e rideva dentro: veniva dal secondo posto della settimana prima a Phillip Island, a due secondi dal dominatore della stagione Casey Stoner. Era in palla, il Sic, quell’anno: pole a Barcellona, pole ad Assen, aveva fatto 11 giri in testa a Jerez prima di cadere, poi tante belle gare e il primo podio di Brno.
Erano le 10 e 5’ in Italia, le 16 e 5’ locali, quando le terribili immagini trasmette in diretta dalla televisione ci gelarono. Sono impresse per sempre nella memoria di tutti.

Marco era una persona vera, era spiritoso, era irriverente. La sua leggerezza e le sue battute sono rimaste nei cuori. Tanto ci sarebbe da ricordare delle sue dieci stagioni di mondiale, delle due vittorie in 125, della fatica che fece in duemmezzo prima di dominare la stagione 2008 e vincere ancora nel 2009, del suo entusiasmo, delle persone che gli sono state vicine a cominciare naturalmente dalla famiglia.
Rossella, Paolo, Martina. Ma dopo quindici anni il dolore e il lutto si sono trasformati in qualcosa di diverso. In una magia rara.

A Riccione, la storica gara podistica “Classica d’autunno” è arrivata alla 43esima edizione e si correrà domenica nella sua memoria. A Coriano nessuno lo dimentica: ogni domenica al tramonto si accende e brucia per 58 secondi la “Fiamma” voluta da Lino Dainese. E a Coriano domani, nella ricorrenza del 23 ottobre, tutto la comunità si raccoglierà in via Garibaldi, alle 19.
“Marco continua a far parte della storia e dell’identità di Coriano” ha detto il sindaco Gianluca Ugolini. E come potrebbe essere diversamente? Coriano era il suo paese, là c’è il museo a lui dedicato e a due chilometri c’è, dal 2009, la grande e bella casa che ogni giorno accoglie cinquanta ragazzi, costruita con le risorse della Fondazione intitolata a Marco. Dalla strada alzi gli occhi e appare il grande mosaico sulla parete esterna che raffigura il Sic, a testa scoperta, nel famoso giro di pista dopo aver vinto il titolo mondiale della 250 nel 2008.
“E’ l’immagine che dice tutto di lui -afferma Paolo, il papà- perché sembra perso nel vuoto, in un suo mondo. Il suo mondo: era un sognatore”.

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La Fondazione è sempre viva

Il dolore si è trasformato in energia positiva. Kate Fretti aveva ventidue anni ed era la fidanzata di Marco: oggi resta l’anima, il fulcro della fondazione. Che era partita sostenendo progetti all’estero con altre associazioni, ma ora agisce sul territorio nazionale con l'unica eccezione del primo storico progetto con la Fondazione Francesca Rava di Milano: la struttura all'interno di un orfanotrofio in Repubblica Dominicana dedicata ai ragazzi disabili, venti ragazzi all'anno, due anni fa la donazione di altri 12.000 euro per l'acquisto di carrozzine specifiche.
Ma la casa nata vicino a Coriano nel 2009 resta l’opera più grande. “Certamente sì: è il centro diurno -dice Kate- di Santa Maria del Piano, ora anche casa famiglia. Con palestra, parco giochi e piscina riabilitativa riscaldata. È gestito dalla comunità di Monte Tauro, che porta lì una cinquantina di ragazzi a fare terapie e laboratori. Ora ci stiamo concentrando sulla fornitura di macchinari medici ad alta tecnologia: acquistiamo ecografi, archi radiologici e respiratori destinati principalmente agli ospedali di Rimini e Riccione, e amplieremo il raggio d'azione anche fuori regione. Ci sosteniamo finanziando un paio di progetti importanti all'anno. Dall’anno scorso collaboriamo direttamente con l'AUSL Romagna: un progetto lo individuiamo noi e uno lo indicano loro in base alle reali priorità d'urgenza dei presidi sanitari”.

Chiudiamo con le parole di Paolo Beltramo, il collega che più di tutti era vicino a Marco. Un invito ad tornare a Coriano, quando si può, per ricordarlo come si deve.
"Vai a Coriano e lo sai. Lo sai già. Probabilmente ci vai per questo. Sai che lo incontrerai, che lui ci sarà, che lo sentirai, che in qualche modo sarà lì.
Arrivi e vedi manifesti, vecchie bandiere, striscioni un po’ scoloriti, 58 dappertutto, vivi sensazioni, emozioni forti. Lui c’è. È nato lì, è cresciuto lì, ha finito lì, ma c’è, è presente. Anche se è lontano, sempre più lontano, là in cima, là in fondo, là chissà dove... Arrivi in piazza, la guardi, vedi la Chiesa, il monumento, ti ricordi quel giorno, giri la testa: ecco, il Museo è lì, sotto i portici".