Kate Fretti: "Ho sognato il Sic 'torno a correre, non succederà di nuovo" [VIDEO]

Kate Fretti: 'Ho sognato il Sic 'torno a correre, non succederà di nuovo' [VIDEO]
Sono quindici anni esatti da quando Marco Simoncelli se n'è andato. Il ricordo dell'allora fidanzata, che ancora oggi è attiva nella fondazione del Sic 58
23 ottobre 2026

Sono passati 15 anni esatti da quel disgraziato 23 ottobre 2011, giorno in cui Marco Simoncelli è morto a Sepang, in Malesia, al secondo giro del GP.

Ricordo esattamente dov'ero quando seppi che era morto, penso lo ricordiate anche molti di voi. Così come ognuno si ricorda - per chi era vivo e cosciente - dov'era quando attaccarono le torri gemelle o altri episodi così grandi.

Nel settembre 2024 ho intervistato Kate Fretti, la fidanzata del Sic di allora, che ancora oggi lavora nella Fondazione Marco Simoncelli.

Fretti, con grande naturalezza, fece un bellissimo racconto su come si erano conosciuti, sul rapporto con la famiglia Simoncelli, e sugli anni dopo l'incidente. Pubblichiamo l'intervista integrale trascritta nel giorno dell'anniversario. Qui sotto trovate anche il VIDEO, per chi l'avesse persa o volesse rivederla.

Come prima cosa, ci racconti dove siamo e cosa viene fatto qui?

"Questa è la Fondazione Simoncelli. In pratica raccogliamo fondi e finanziamo dei progetti: ogni anno, oppure ogni 6 o 8 mesi, a seconda di quanto tempo ci mettiamo a raggiungere un obiettivo, finanziamo un progetto. In questo caso, per esempio, stiamo comprando un ecografo per la cardiologia dell'ospedale di Riccione. Ogni anno cambiamo progetto e se avanzano dei soldi, perché ne abbiamo raccolti di più, cosa che di solito fortunatamente accade, li usiamo per altro: l'anno scorso, per esempio, abbiamo comprato cinque carrozzine per la Fondazione Rava di Milano, con la quale abbiamo lavorato tanti anni fa. Nel 2013 abbiamo costruito una casa in Repubblica Dominicana, all'interno di un loro orfanotrofio, una casa per ragazzi disabili. Abbiamo smesso di finanziare cose all'estero perché abbiamo visto che in Italia serve anche in Italia e perché i nostri donatori sono maggiormente italiani. Volevamo fargli vedere quello che facciamo: è facile dire che se vogliono possono andare a vedere cosa abbiamo fatto, avevamo fatto anche delle cose in Kenya, ma in Italia è più semplice farli venire o alle cerimonie o a vedere tipo il centro diurno che abbiamo fatto a Coriano. Il centro in Repubblica Dominicana è l'unica cosa che continuiamo a sostenere, perché porta il nostro nome, e quando siamo andati nel 2015 abbiamo conosciuto i ragazzi che abitavano lì: sono molto carini e ci piacciono"

A distanza di ormai 13 anni da quel 23 ottobre 2011, l'amore e l'affetto della gente per Marco è ancora uguale, in aumento, in diminuzione? Come lo vedi tu che hai il polso della situazione?

"Proprio la settimana scorsa, nel blog di Paolo sul sito della squadra corse, abbiamo scritto che è inspiegabile. Eppure 13 anni dopo ho camminato dal Prato 1 allo stand della fondazione, che era sotto la tribuna C a Misano, e dicevo a questo mio amico: ti rendi conto che questa gente porta un cappello, una maglia, sventola la bandiera di un ragazzo che non vedono correre da 13 anni? È quasi assurdo, però poi penso a quello che ha lasciato, a com'era, e dico vabbè, forse non è così assurdo. Però sicuramente è strano ed è bello"

Dopo tutto questo tempo, se dovessi descrivere Marco con due, tre, quattro aggettivi, cosa diresti?

"Sicuramente era una persona solare, però qui scado magari nel banale. Descriverlo in pochi aggettivi è come dire che cosa lasciava una persona, com'era in pista mentre correva, con quattro aggettivi: secondo me è difficile. Di sicuro posso dire che com'era in televisione, così era nella vita reale"

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Ci racconti l'incontro tra di voi? Quando è avvenuto, com'è andato?

"Era il lontano 2006 ed ero in vacanza con le mie amiche qui a Riccione. Stavamo distribuendo dei flyer per le discoteche e vedo passare dei ragazzi, di cui uno molto, molto, molto bello, e dico alle mie amiche: aspettate, vado io. Allungo il flyer all'amico di Marco, che si è sposato quest'anno, qualche mese fa, e dico: Villa delle Rose stasera, il Marco me lo prende e mi dice: 'sì, se vieni anche tu' io lo riprendo e lo riallungo al suo amico. E io: 'no, stavo chiedendo a lui'. Comunque dopo 5 minuti è finito tutto: mi ha detto che Marco gli aveva detto che lui era fidanzato, e fine dei giochi. Da lì, quella settimana, ci hanno portato un po' in giro, ci hanno portato a ballare, siamo diventati amici, e lui e questi altri tre, che tra l'altro io ancora frequento, fanno parte della mia compagnia. È stata una vacanza molto bella, la mia prima vacanza da sola con le mie amiche"

Hai trovato subito una persona abbastanza importante. Vi siete messi subito insieme?

"No, aspetta, dico una cosa. La seconda sera, forse la prima, camminavamo e qualcuno si fermava a fare la foto, e io dico a uno: 'ma perché ci hai fatto la foto?' E lui mi fa: 'tienilo buono questo, corre in 250'. Già solo 'corre in 250' per me era arabo, ho detto: cosa vuol dire? E poi basta. Dopo un po' mi è stato spiegato dai suoi amici, il giorno dopo, perché lì per lì dicevano no, boh, non è che volevano dire che lui era il pilota. E la cosa assurda è che durante la giornata, o il giorno prima, non mi ricordo, ne avevo conosciuto un altro, e qualcuno mi aveva detto: tu non sai chi è lui, gioca nella Primavera del Milan, è fortissimo, è famoso da noi. Per dire l'approccio: io ho detto sì ok, poi boh, non penso sia diventato qualcuno, perché sennò negli anni, quando l'avrei visto in televisione, avrei detto: guarda, quello è diventato qualcuno. E invece non l'ho mai visto"

Beh, sì, l'approccio è abbastanza diverso. E lì vi siete messi subito insieme?

"No, perché io dicevo: Riccione, Bergamo, chissà quante ragazze conosci, sei un pilota, va a capire, non mi fidavo tanto. Poi lui aveva iniziato a venire sempre a trovare i suoi cugini di Milano: la terza volta che è passato da Bergamo, i suoi cugini hanno detto: oh Marco, com'è che sono 10 anni che non ti vediamo così spesso e adesso son già tre volte che vieni su in due mesi?"

Beh, se n'è innamorato...

"Innamorato adesso forse è una parola grossa, però sì, aveva preso una sbandata. E dopo è stato bravo, perché anche quando io dicevo: no, guarda che io non voglio niente, lui non mollava, diceva sì sì ok, e poi veniva a trovare i suoi cugini. Poi un giorno l'ho portato dal mio babbo, perché mio padre invece è molto appassionato, e ho detto: vabbè, perché non farglielo conoscere? Metti che questo non lo rivedo davvero mai più, faccio un regalo a mio papà. Gli ho detto: vuoi venire con i miei al lago? Lui ha colto la palla: certo! Quindi è arrivato al lago, mio papà e mia mamma si sono innamorati da subito. Mia mamma gli aveva fatto le lasagne, cosa che quando arrivano i miei amici fa gli spaghetti col pomodoro e si lamenta pure di dover cucinare"

13 anni dopo si può stare ancora così? Quei pianti incontrollati...

Nel 2006 aveva già i capelli lunghi o li aveva corti?

"Li aveva corti, cioè normali. Poi se li è rasati per scommessa, per un podio da qualche parte, ora non ricordo, con un suo amico. E Carlo Casabianca, sai che è il preparatore atletico, ancora adesso mi dice: se non l'hai lasciato quella volta lì non l'avresti più lasciato, perché era veramente brutto. E poi mi aveva fatto anche qualcosa: non mi ricordo se l'avevo raggiunto a Pesaro, che lui stava giocando, era tipo alla cava con Vale e gli altri. La sera l'avevamo passata in spiaggia e loro avevano giocato a biglie fino alle 2 di notte. Io ero incazzata nera e sono tornata a casa da sola, avevo ripreso la macchina, ero andata su e giù da sola. Ci vedevamo solo nel weekend, capisci? Un giorno intero sei stato alla cava, la sera sono arrivata, non mi hai neanche considerata, sono tornata a casa. Carlo ancora adesso racconta due, tre volte che dice: se non l'hai lasciato lì non l'avresti più lasciato. Effettivamente era uno che mi metteva alla prova, ma per queste sue cose, perché magari io volevo stare tutto il giorno con lui e lui voleva stare tutto il giorno con le moto da cross"

Gli hai fatto conoscere i genitori. Poi cos'è successo?

"Poi dice a mio padre: volete venire a Valencia? Io dico no, e mio papà: certo che vogliamo venire a Valencia! Capisci, uno che non è del mondo, gli chiedi se vuole andare a vedere una gara da dentro il box con tutto il resto. Mio papà subito mi ha praticamente obbligato. Hai presente quella cosa: per quanto mi dai tua figlia, per sette cammelli? Se ci fossero stati i cammelli, lo scambio si sarebbe fatto. Alla fine andiamo a Valencia e mentre stiamo con lui a un certo punto qualcuno si ferma, lui mi presenta e dice: lei è la mia fidanzata. Io non dico niente, mi presento: ciao, grazie, ripartiamo. E lui: lo sapevo che non mi avresti mai fatto fare una figura di merda. E ci siamo messi insieme. Era simpatico, questo sì"

Ti capita ancora, durante la giornata, ovviamente dopo tanto tempo, di pensarlo in una situazione o di ricordarlo?

"Qui no, non è legato al posto in cui lavoro o al parlare di lui, perché molto spesso durante la mia giornata viene tirata in ballo la fondazione, visto che ci lavoro. Non so se purtroppo o per fortuna, sono riuscita a scindere il lavoro da quello che era lui, un po' il tempo, un po' tutto. Quindi non è questo che mi fa stare male, non è che ci sto male. Però capita una volta ogni tanto che mi viene in mente qualcosa o qualcuno, succede qualcosa, qualcuno dice una frase, una parola, oppure io penso a qualcosa e boh, una volta all'anno il pianto me lo faccio e mi dico: a 13 anni dopo si può stare ancora così? Quei pianti incontrollati. Pensavo di averlo sistemato col tempo e invece ogni tanto arriva e non si controlla"

Come un'ondata, che poi passa? Allerta rossa e passa?

"Esatto, viste le giornate che sono queste qua. Se ti riferisci a questo, sì (durante l'intervista stava piovendo fortissimo, ndr). Se invece mi capita di pensarlo come adesso che lo sto raccontando a te, capita magari che tra amici ci diciamo delle cose che sono successe, tipo andiamo in un posto e diciamo: ti ricordi quando era successo così? Quello non mi fa niente, se non piacere"

Capisco. L'altra cosa che hai detto prima è molto nel profondo, molto personale, qualcosa che magari ti vivi anche da sola.

"Sì, sì"

C'è qualcuno, nel periodo subito dopo, il 2011, 2012, 2013, a cui devi dire grazie perché ti ha supportato?

"Sono stata molto fortunata. Nell'anno successivo mi sono resa conto di avere degli amici stupendi che mi sono stati tanto vicini. Una per esempio, stava finendo l'università, aveva iniziato a lavorare, non mi ricordo, comunque faceva medicina, mi ha detto: adesso per un anno mi puoi chiedere tutto quello che vuoi, lo facciamo. E siamo andati 25 giorni a Livigno, dove lei ha la casa, perché a me Livigno faceva star bene, c'era un po' come un'evasione dalla realtà. Sotto Natale siamo stati 25 giorni là. Non so quanta gente lo può fare. Io lavoravo per il Marco, quindi potevo, era una situazione particolare, diciamo. Però quante altre persone lo farebbero? Poi tutti gli altri mi sono sempre stati vicini. C'era Michele Masini, che era amico di Marco ed è quello che adesso lavora qui: anche lui mi è stato un sacco vicino. Oppure la Rossella è stata fantastica, e la loro famiglia in generale: non so quante famiglie riuscirebbero a comportarsi come si sono comportati loro. E poi chi c'è stato, tipo Pasini, per assurdo. Ancora adesso glielo dico ogni tanto e ci chiamiamo amico di merda e amica di merda, perché spesso non ci vediamo, e poi magari è con la sua amorosa e lui le dice: passami la mia amica di merda, perché per mesi magari non ci sentiamo. Nel 2012 - un anno dopo la morte di Marco - io non ci volevo uscire con Pasini, non lo volevo vedere perché mi ricordava un po' troppo il mondo di Marco. Pasini, a differenza degli altri suoi amici, era molto coinvolto, oppure magari mi chiedeva di fare cose che avremmo fatto con Marco, e io dicevo: sì sì sì, andremo a mangiare una pizza, adesso ci vediamo. Ma era un andremo, mai. Sì, quando sarò pronta, ma fra un bel po'. Alla fine invece lui non ha mai mollato e a mangiare la pizza siamo andati, e poi siamo diventati amici, perché quella volta lui era mio amico di riflesso, non era veramente mio amico"

Stare con lui voleva dire stare anche con Marco, a quel momento non ce la facevi?

"Sì, no, esatto. Non c'eravamo mai parlati, se non di cazzate o di gruppo, non era un rapporto come con Masini, che era un po' più amica e parlavamo anche di altre cose che esulavano dal mondo corse. Con Pasini non avevo mai parlato e quindi ho detto: vado a mangiare la pizza, di cosa parliamo, di come si smonta un motore? Alla fine invece adesso parliamo anche di cose"

Qual è il tuo rapporto con Paolo Simoncelli?

"Gli dico sempre: anche se ammazzassi qualcuno, tu mi difenderesti a spada tratta, tipo 'se l'è cercata hai fatto bene'. Lui è proprio bravo con me, mi ha sempre trattato come un'altra figlia. E devo dire che anche la Marti mi ha sempre amata, da subito"

Che storia tenera con la sorella di Marco...

"Suo fratello non c'era più e lei, dopo 7-8 mesi, mi stava cercando un fidanzato. Aveva 12-13 anni e io vengo a sapere che aveva scritto a un ragazzo dicendogli di chiedermi di uscire, perché a lei dispiaceva che io stessi così. Chi è un'altra bambina che a 12 anni riesce a fare un ragionamento del genere? Perché poi non so se aveva sentito, aveva colto che per un ragazzo riprovarci con me era un po' difficile. Infatti i primi due anni questa cosa ha fatto terra bruciata, giustamente. Però lei era arrivata a pensare a una roba del genere, a me aveva stupito. Poi a me quel ragazzo in realtà non piaceva. Però anche lei è stata fantastica. Per dire che la Martina, Paolo e la Rossella sono una famiglia, e Paolo mi ha sempre trattato come un'altra figlia"

Poi, dopo quei due anni, sei riuscita a rifarti una vita normale?

"Normalmente, sì. E adesso sto pensando a quegli anni lì, perché andare a scavare soprattutto cose del primo anno è quasi fastidioso, non fastidioso, è chiedere uno sforzo mentale al cervello di tornare lì e ricordarmi come ero. Per come sto vivendo adesso e come sono arrivata qui, io mi darei una pacca sulla spalla e mi direi: cazzo, brava. Poteva andare meglio, poteva anche andare peggio. Chiaro che all'inizio riaprirsi con qualcuno è stato difficile. Adesso vado da una psicologa, a distanza di anni, non perché penso veramente di averne bisogno, non perché penso di non aver superato qualcosa, ma perché ci sono delle cose, com'è che le chiama lei, che non mi permettono di aprirmi fino in fondo, oppure ci sono delle dinamiche. Lei dice che non è solo per colpa di quello che mi è successo, viene già dalla mia famiglia, viene da me: quando ero piccola ero già una persona un po' così, un po' chiusa, che ho un muro, e quindi ti faccio avvicinare, però da lì in avanti ci vogliono altre cose. Ci tengo a dirlo qui, e dovrei parlarne di più sui social, ma sui social tendo a dire cazzate, faccio delle cose divertenti, stupide, che fanno molto ridere"

Ti seguo, è molto divertente...

"Però in realtà, ora che ci penso, dovrei parlarne di più di questa cosa. Secondo me a tutti è abbastanza utile fare un lavoro di introspezione, e quelli che dicono: a me non serve, è perché non hanno voglia di lavorarci, perché è faticoso. Dire io sono così, punto, è venuto da dirlo anche a me in questi anni, a un ragazzo con cui stavo: io sono così. Però è una forma di egoismo"

Sono d'accordo al 110%. E non bisogna andarci solo perché si sta male.

"Sì, sì, bisogna andare per vivere meglio, perché ci sono loro che ti danno degli strumenti per permetterti di uscire dal loop, se ci sei entrato"

Il sogno: voglio tornare a correre

Sono d'accordo al 100%. Pensa un po', che personaggio sarebbe stato Marco sui social, se li avesse avuti? Se avesse continuato a vivere, sarebbe stato uno che spaccava?

"Eh, non lo so, perché sai che gli sportivi sono un po'... Guarda per esempio il profilo di Mattia, mi viene da dire, o di Vale: pubblicano solo cose di moto. Secondo me sarebbe stato così, però non lo so. Magari qualche cazzata in più gli sarebbe venuta, ma non so se l'avrebbe messa sui social"

All'inizio Facebook glielo gestivi tu, avevo visto.

"Sì, sì, lo facevamo un po' insieme, magari io gli smaltivo la posta. Quella delle ragazze rispondeva lui, no, scherzo. Infatti lui ha detto: comunque questa è una cosa di cui dobbiamo parlare, perché sennò i messaggi delle belle ragazze io non li vedo mai"

Era appena nato Facebook?

"No, non era appena nato, però comunque lui aveva la pagina da non tantissimo, se la gestiva abbastanza, in realtà lo divertiva pure. Però sì, in quanto sportivo non so quanto sarebbe diventato influencer o rimasto sullo sport"

Va bene, le cose che mi ero segnato le ho finite...

"Devo aggiungere una cosa. L'anno scorso avevo fatto un sogno, che poi avevo raccontato a Paolo e alla Rossella, in cui lui era tornato, ovviamente nel sogno. E ci eravamo detti, dopo quel sogno, che se lui tornasse adesso, nonostante venisse a conoscenza di quanto siamo stati male, di tutto quello che è successo dopo, vorrebbe correre ancora, direbbe: vabbè, adesso non mi succede una seconda volta, vado. Secondo noi, perché lui voleva emozionare, e quale trampolino di lancio migliore del suo ritorno dall'aldilà, per dire: vabbè, la seconda volta non mi succede più. Mi sa che l'avevamo scritto in un articolo: Beltramo aveva fatto 'il Sic 10 anni dopo' e aveva raccontato la sua vita immaginaria, di come sarebbe stato 10 anni dopo. Non so se perché avevo letto quell'articolo lì, così avevo segnato questa cosa. Comunque per noi ovviamente sarebbe a combattere, a giocarsela con Marquez, Pecco... Oddio, adesso comunque sarebbe un po' vecchiarello, avrebbe 37 anni, forse no, però dai, fino a un paio d'anni fa sì"

Secondo me un finale migliore di quello che mi hai raccontato, quel sogno che hai fatto e lui che ritorna, non ci poteva essere. Per cui ti ringrazio di cuore, perché mi sono anche commosso a un certo punto quando mi raccontavi delle cose. Quindi grazie per questo racconto stupendo che hai fatto...

"Grazie a te"