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Lo studio, promosso da Brembo per una mobilità più sicura, ha coinvolto 6.157 persone in dieci Paesi: Brasile, Cina, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito e Stati Uniti. Paesi che rappresentano circa il 75% della produzione mondiale di veicoli.
Alla ricerca hanno partecipato 5.135 cittadini e 1.022 professionisti del settore automotive, dei trasporti, delle infrastrutture e delle politiche pubbliche, affiancati da un advisory board composto da esperti internazionali di sicurezza stradale e mobilità. Il progetto rappresenta un contributo concreto di Brembo alla diffusione di una cultura della sicurezza.
Le automobili sono sempre più sicure e ricche di sistemi di assistenza alla guida, ma gli incidenti rappresentano una delle principali cause di morte nel mondo: ogni anno 1,2 milioni di persone perdono la vita sulle strade. Il problema non è soltanto tecnologico: riguarda soprattutto il rapporto tra uomo e macchina. È questa la conclusione del report internazionale, che analizza come utenti, industria e istituzioni percepiscono la sicurezza della mobilità moderna.
C‘è un forte divario tra la percezione degli utenti e quella degli addetti ai lavori. Il 90% delle persone comuni che dichiara di sentirsi sicuro quando si sposta quotidianamente, ma questo valore scende al 45% tra i professionisti della mobilità. Questa differenza rischia di tradursi in un eccesso di fiducia: verso sistemi di assistenza alla guida che sono sempre più sofisticati, ma ancora non in grado di sostituire il conducente.
Lo studio evidenzia una situazione paradossale: i livelli più elevati di fiducia si registrano nei Paesi dove la sicurezza stradale presenta le maggiori criticità. In Brasile, Cina e India, il 94% degli utenti dichiara di sentirsi sicuro, mentre solo il 18% dei professionisti condivide questa opinione. La rapida modernizzazione di infrastrutture e veicoli ha alimentato un livello di fiducia superiore ai risultati effettivamente raggiunti sul fronte della sicurezza e poi ci sono differenze significative tra le diverse fasce della popolazione. I cittadini con redditi più bassi manifestano una fiducia decisamente inferiore rispetto a quelli con redditi medio-alti, mentre sul piano generazionale i Millennial risultano i più ottimisti, con il 94% che dichiara elevata fiducia nei propri spostamenti. Più prudenti, invece, Generazione Z e Baby Boomer, tra i quali cresce la quota di chi esprime dubbi sulla sicurezza della mobilità quotidiana.
Fino a pochi anni fa il dibattito sulla sicurezza era concentrato prevalentemente sull'affidabilità meccanica dei veicoli, ma oggi lo scenario è cambiato: solo il 3% dei professionisti individua nei guasti tecnici una delle principali cause di incidente. Ben più rilevante è invece il rapporto tra conducente e sistemi elettronici di bordo: il 30% degli esperti considera come principale fattore di rischio la scarsa comprensione o l'utilizzo improprio dei sistemi di assistenza alla guida; mentre il 24% segnala come elemento critico le funzionalità che possono distrarre il conducente durante la guida. Gli stessi utenti riconoscono che il comportamento umano continua a rappresentare la maggiore fonte di rischio.
Anche la comunicazione commerciale può contribuire ad alimentare aspettative troppo alte. Il 65% dei professionisti ritiene che la pubblicità enfatizzi le capacità dei sistemi di assistenza, il 62% ritiene che lasci intendere una minore necessità di attenzione da parte del conducente e il 60% sostiene che vengano messi in evidenza soprattutto i benefici, senza spiegare con sufficiente chiarezza i limiti delle tecnologie disponibili. Una situazione che può generare un utilizzo improprio dei sistemi di assistenza e ridurre il livello di attenzione alla guida.
Lo studio Brembo evidenzia anche il diverso rapporto con la sicurezza nei vari contesti geografici, individuando quattro modelli di comportamento. Gli "ottimisti" (Brasile, Cina e India) mostrano un entusiasmo che supera i risultati reali in termini di sicurezza; i "custodi" (Corea del Sud e Giappone) fondano la propria fiducia su istituzioni solide e risultati consolidati; i "pragmatici" (Francia, Germania e Italia) combinano bassi tassi di mortalità con un atteggiamento critico verso tecnologie percepite come poco trasparenti; infine i "negoziatori" (Regno Unito e Stati Uniti) ripongono grande fiducia nelle istituzioni, ma risultano particolarmente sensibili a eventuali carenze regolatorie o di trasparenza.
Tuttavia, nonostante le criticità evidenziate, emerge un segnale incoraggiante: l’88% degli utenti si dichiara favorevole a misure più incisive per migliorare la sicurezza stradale, come limiti di velocità più severi, maggiori controlli e investimenti nelle infrastrutture, dichiarandosi persino disposto a sostenere costi aggiuntivi pur di viaggiare in condizioni più sicure. Allo stesso tempo, però, il 68% dei professionisti individua nello scarso coordinamento tra industria e regolatori uno dei principali ostacoli al miglioramento della sicurezza.
Nel commentare i risultati dello studio, Matteo Tiraboschi, Presidente Esecutivo di Brembo, sottolinea come il superamento di questo "divario di fiducia" richieda un impegno condiviso: “L'industria deve continuare a innovare in modo responsabile, i decisori pubblici devono creare quadri regolatori efficaci e, insieme, devono aiutare le persone a comprendere sia le capacità sia i limiti delle nuove tecnologie”. È un messaggio che sintetizza perfettamente il ruolo svolto da Brembo nella ricerca: non limitarsi allo sviluppo di sistemi frenanti sempre più evoluti, ma contribuire a costruire una cultura della sicurezza basata su conoscenza, trasparenza e consapevolezza.
Il report si chiude con una considerazione: la fiducia degli utenti è un elemento indispensabile per favorire l'innovazione, ma deve poggiare su basi solide. Solo riducendo la distanza tra ciò che le tecnologie possono realmente fare e ciò che gli automobilisti credono possano fare sarà possibile trasformare il progresso tecnologico in una concreta diminuzione degli incidenti e delle vittime sulle strade.