Inside Ultraviolette Ep.1: dentro l'R&D dell'ambiziosa start up elettrica indiana

Siamo stati in India per conoscere da vicino una delle realtà più... elettriche della mobilità indiana: Ultraviolette. Ecco il primo episodio del viaggio dentro il costruttore che ha mire globali e che fa della innovazione tecnologica la propria bandiera
30 ottobre 2026

Bengaluru, India. Metà ottobre, EICMA è alle porte. E io sono al caldo, in un taxi che - per la seconda volta in pochi mesi - dall'aeroporto in bambù mi porta dentro la città più tecnologica dell'India. La città che una volta, nemmeno troppi anni fa, era un paradiso verde, luogo dove il compromesso tra umidità e caldo era - ed è ancora - accettabile per via della sua quota, ma anche la metropoli dove da oltre un decennio tutte - o perlomeno molte - start up tecnologiche e automotive indiane hanno iniziato la loro avventura. Oggi lo spazio per il verde è ridotto, l'edilizia ha fame di aree dove far nascere edifici altissimi nei quali alloggiare una popolazione in aumento, attratta dalle opportunità che il fermento tecnologico e industriale porta con sè.

C'è un detto, a Bangalore: camminando in centro puoi incontrare un fondatore di una start up ad ogni angolo di strada, e probabilmente non si va tanto lontani dalla realtà. Le condizioni politiche, sociali ed economiche di cui vi abbiamo parlato spesso all'interno dei nostri articoli sui produttori indiani hanno permesso di incubare molte idee, dare spazio alla creatività e ai sogni, alla determinazione e alla visione di chi ha potuto e saputo mettere in campo una proposta ambiziosa ma allo stesso tempo concreta. Metteteci un Governo stabile dalla politica economica chiara, un elevato tasso di specializzazione e di ricerca, con cervelli di alto livello e disponibilità di capitali e sarà più chiaro come mai non soltanto Bengaluru (nome indiano di Bengalore) ma ampie aree dell'India vantano industrie, centri di ricerca e start up. Hosur, per dire, è a pochi chilometri e c'è una delle fabbriche di TVS (terzo produttore mondiale), Chennai è a 4 ore di auto (c'è Royal Enfield). Più lontano, ci sono Hero Motocorp e Bajaj. Ah, a Bengaluru c'è anche Ather Mobility, se non sapete cosa fa e perché è importante nello scacchiere mondiale della mobilità elettrica è soltanto perché qui in Europa forse soffriamo talvolta di una certa latenza nel percepire le prospettive che cambiano. Chi, 10 anni fa, avrebbe mai detto che i Marchi indiani sarebbero entrati nel nostro mercato motociclistico occidentale? Eppure non credo di dover elencare le partnership, le relazioni societarie, i brand che sono ormai profondamente innervati nel tessuto del mercato motociclistico (o automotive in senso più ampio) "evoluto". L'ultimo segno in ordine di tempo è l'accordo tra Pirelli e BKT in campo auto, che segna un'altra pietra miliare nell'evoluzione del complessivo mercato automotive. 

Il taxi si ferma al mio albergo, scendo, lascio lo zaino e la valigia che passeranno al metal detector e troverò in stanza. Io vado direttamente all'Ultraviolette Hangar, il flagship store del Marchio indiano qui a Bengaluru.

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La strategia Ultraviolette

Scusate, introduzione lunga ma forse necessaria per inquadrare meglio cosa è l'India sotto il profilo industriale, mentre sul profilo del mercato penso ormai non ci sia molto da spiegare a chi ci segue da un po'. 

C'è un'India, infatti, che conosciamo per le sue strade congestionate, per milioni di motociclette di piccola cilindrata che ogni giorno si muovono nel traffico e per un mercato nel quale il prezzo rimane un fattore determinante. E poi, come abbiamo visto, c'è un'altra India, quella che investe nella tecnologia, sviluppa nuove competenze industriali e ambisce a diventare protagonista anche nell'industria motociclistica internazionale e che ha dato vita nel 2016, qui a Bangalore, a Ultraviolette Automotive, fondata da Narayan Subramaniam e Niraj Rajmohan con un obiettivo preciso: sviluppare motociclette elettriche dal design ricercato, capaci di competere non soltanto sul piano dell'efficienza, ma anche su quello delle prestazioni, della tecnologia e del piacere di guida nel mercato globale. Nel video trovate un'intervista ai due manager/fondatori, che spiega quanto sia chiara la loro visione ma anche quanto lucida sia la scelta controcorrente, soprattutto in un mercato come quello indiano, dove la mobilità elettrica si è sviluppata principalmente attraverso scooter e veicoli urbani.

Ultraviolette decide infatti di partire da una vera motocicletta sportiva, la F77, lavorando per anni su motore, batterie, elettronica e gestione dell'energia, con un approccio ingegneristico che guarda anche al mondo aeronautico, perlomeno sul piano delle suggestioni. Il suo flaship store, come detto, si chiama Hangar, le sue concessionarie "Space Station", la colonnina "Super Nova" e così via. Su Moto.it ve l'abbiamo raccontata fin dalla sua nascita, con la curiosità verso un mondo che anche noi, nel 2019 conoscevamo appena.

Ma la vera sfida comincia proprio adesso. Perché un conto è progettare una motocicletta interessante, un altro è riuscire a produrla in quantità crescenti, renderla competitiva sul prezzo e costruire una rete commerciale e di assistenza capace di sostenere la crescita.

Nel frattempo, Ultraviolette ha iniziato a espandersi fuori dall'India, portando le proprie motociclette in diversi mercati europei e attirando nuovi investitori. Nel settembre 2026 ha annunciato un nuovo finanziamento da 85 milioni di dollari, destinato anche a sostenere l'espansione produttiva e lo sviluppo dei prossimi modelli, un segnale importante per un'azienda che vuole crescere senza rinunciare alla propria identità tecnologica e che ha mire che vanno anche al di là del puro mercato automotive. La tecnologia è neutra: può essere applicata in ambiti trasversali e diversi l'uno dall'altro.

E c'è un aspetto che rende questa storia particolarmente interessante: Ultraviolette si muove in un mercato gigantesco, quello indiano, dove i grandi costruttori tradizionali stanno investendo pesantemente nell'elettrico, ma prova a ritagliarsi uno spazio partendo da un approccio differente, con una forte attenzione all'ingegneria, al design, alle prestazioni e all'elettronica. La domanda è se questa identità possa diventare un vantaggio anche sui mercati internazionali, dove i motociclisti chiedono qualità costruttiva, affidabilità, autonomia reale e un'esperienza di guida all'altezza delle aspettative e noi, con questi video "Inside Ultraviolette" cerchiamo di capirlo, o quantomeno di mostrarvi quello che possiamo e di raccontarvi quello che vediamo.

 

un momento della nostra intervista
un momento della nostra intervista

Per capire Ultraviolette dobbiamo quindi capire un po' anche l'India, perché qui la mobilità elettrica non è soltanto una questione di sostenibilità ambientale, ma rappresenta una partita industriale ed economica che coinvolge alcuni dei più importanti costruttori di motociclette al mondo. TVS e Bajaj, appunto. L'India è uno dei maggiori mercati motociclistici del pianeta e in questo contesto, l'elettrificazione rappresenta un'opportunità enorme. Ma non tutti i veicoli elettrici sono uguali e, soprattutto, non tutti rispondono alle stesse esigenze. Il segmento che si è sviluppato maggiormente è quello degli scooter, grazie alla loro praticità, ai costi di utilizzo contenuti e alla possibilità di ricaricarli a casa. Ah, per capirci: mi dicono che il problema della ricarica qui in India sia molto meno sentito che non da noi: tutti i palazzi hanno due o tre piani di parcheggi per ogni unità abitativa e tutti possono essere dotati di colonnina privata. Questo non toglie che però le motociclette elettriche vere e proprie, soprattutto quelle con prestazioni relativamente elevate, costituiscono invece una nicchia molto più piccola.

I numeri raccontano comunque una trasformazione significativa. Nell'anno fiscale indiano 2025-2026, conclusosi il 31 marzo, il mercato ha raggiunto circa 1,4 milioni di veicoli elettrici a due ruote venduti, con una crescita importante rispetto all'anno precedente. E il 2026 sta proseguendo su questa traiettoria: nei primi otto mesi dell'anno, le immatricolazioni hanno già superato 1,36 milioni di unità. È un mercato in espansione, ma anche un mercato nel quale la competizione sta cambiando rapidamente.

TVS ha conquistato la leadership del mercato elettrico con oltre 340.000 veicoli elettrici a due ruote, raggiungendo circa il 24% del mercato. Nei primi otto mesi del 2026, le vendite sono ulteriormente cresciute, superando le 350.000 unità. Bajaj ha raggiunto circa 290.000 unità elettriche vendute, conquistando una quota di mercato intorno al 21%. Ather Energy, terzo player indiano, ha venduto circa 240.000 veicoli elettrici a due ruote, con una crescita di oltre l'80% rispetto all'esercizio precedente secondo i dati sulle immatricolazioni. La sua quota di mercato è attorno al 17%. Vida, emanazione di Hero Motocorp, è appena dietro.

Ultraviolette ha invece una strategia diversa e parte da una domanda differente: è possibile sviluppare in India una motocicletta elettrica tecnologicamente avanzata, con prestazioni elevate e ambizioni internazionali? Uno dei punti di forza è certamente la gamma che sta costruendo: con F77 e la crossover X47 che allarga il campo e diventa bestseller, mentre la Shockwave punta su leggerezza e divertimento e il Tesseract porta il marchio nel segmento degli scooter, molto più importante in termini di volumi potenziali. Una diversificazione che potrebbe consentire a Ultraviolette di raggiungere pubblici differenti, ma apre anche una sfida industriale: ampliare la gamma significa aumentare gli investimenti, organizzare la produzione e costruire una rete commerciale adeguata.

C'è poi la questione europea. Un marchio che nasce in India deve confrontarsi con normative, aspettative e abitudini di acquisto differenti, oltre che con concorrenti già affermati. La tecnologia può rappresentare un vantaggio, ma deve essere accompagnata da qualità costruttiva, affidabilità, assistenza e prezzi competitivi. Ecco perché Ultraviolette è interessante anche al di là delle sue vendite attuali che per adesso sono nell'ordine delle migliaia di unità all'anno: non è ancora un gigante industriale come i suoi concorrenti più importanti, ma rappresenta un tentativo di costruire un marchio motociclistico indiano partendo dall'ingegneria e dalla tecnologia, anziché soltanto dai grandi volumi.

La F99, la prima "Superbike" indiana

E c'è una cosa di cui chi scrive non si vergogna affatto: la curiosità con la quale è salito fino al piano superiore dell'Hangar per andare - finalmente - a vedere da vicino la F99, la moto che Ultraviolette ha costruito per battere i record indiani di velocità: 258 km/h di velocità massima, 10.7 secondi sul quarto di miglio, di fatto la moto indiana più veloce di sempre. Bella, bellissima da vedere, ha un motore elettrico da circa - dicono - 120 cavalli ma l'immagine è quella di un prototipo da corsa, in ogni caso un laboratorio per testare anche le novità tecnologiche del Brand.

La visita all'R&D di Ultraviolette, che sta a pochi minuti dall'Hangar, è purtroppo come tutte le visite agli R&D coperta di segreti e non si può filmare nulla. oltre 300 persone lavorano nella palazzina che presto sarà abbandonata per un'altra sede ancora più ampia e chi scrive può soltanto dire di aver visto tanti ragazzi, molta tecnologia (a volte presa in prestito dal settore auto, dal quale proviene Narayan Subramaniam) e una passione feroce. 

Vi lasciamo al video, in attesa del secondo episodio di Inside Ultraviolette!

La piattaforma della F77
La piattaforma della F77