Si chiama Tris e lo farà la FIAT: il ritorno dell'Ape in versione elettrica che però non è Piaggio

Si chiama Tris e lo farà la FIAT: il ritorno dell'Ape in versione elettrica che però non è Piaggio
Motore elettrico, 90 km di autonomia e 540 kg di carico utile ma a far notizia tra gli estimatori nostrani è forse più il fatto che a produrlo sia Fiat Professional negli stabilimenti Stellantis in Marocco che la Piaggio a Pontedera
19 gennaio 2026

Cinquecento, Vespa e Apecar. Il termine icona ultimamente si usa spesso a sproposito, ma per questi tre veicoli orgogliosamente tricolore possiamo dire che non sia così. Tutti e tre hanno rappresentato - e in fondo rappresentano ancora - un'immagine dell'Italia che molti versi non c'è più ma che conserviamo non solo nei nostri ricordi collettivi ma anche molto in come siamo ricordati all'estero. Fiat e Piaggio, le due grandi aziende che hanno motorizzato l'Italia e i loro prodotti più simbolici.

Negli ultimi giorni, però, è avvenuta una cosa strana, inaspettata. C'è stato un passaggio, una sovrapposizione che ha spiazzato soprattutto chi è appassionato di mezzi a motore. Forse chi non lo è non ha subito lo stesso spaesamento, ma chi ha sempre seguito auto e moto per interesse personale si è stropicciato gli occhi davanti al prototipo del Fiat Tris presentato a Bruxelles (anche se, a dire il vero, ne parlammo già lo scorso maggio). Davanti a noi un nuovo Apecar a spinta elettrica, ma a farlo non è Piaggio ma Fiat in un passaggio spazio temporale inatteso.

Un erede ma solo spirituale

D'altronde sappiamo che il piccolo compagno di artigiani e commercianti ha dovuto gettare la spugna nel 2024 dopo 76 anni di onoratissima carriera. Le normative Euro 5+ ne hanno sancito il pensionamento, perlomeno qui da noi. Più di qualcuno, a dire il vero, si è chiesto se non si potesse riproporlo elettrico ed ecco che in Fiat Professional hanno avuto la stessa idea potendo sfruttare piattaforme del Gruppo Stellantis. Nasce così il Tris, una sorta di erede spirituale se vogliamo anche se di legami con Piaggio e con il suo tre ruote non ce ne sono. Al di là del concetto di base e dello scopo per cui viene creato, non c'è correlazione alcuna, ma è chiara che in assenza dell'uno l'altro ne raccoglie subito il testimone. Andiamo perciò a conoscerlo meglio.

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Sotto sotto c'è una Topolino

I richiami all'Italia che fu non sono finiti. Il Tris infatti nasce sfruttando alcuni elementi importanti della Fiat Topolino, il ritorno elettrico della minicar italiana. La batteria agli ioni di litio è da 6,9 kWh e promette 90 km di autonomia nel ciclo urbano. Il motore elettrico da 9 kW (circa 12 CV) spinge il Tris fino a 45 km/h come previsto dal Codice della Strada. La ricarica domestica non richiede infrastrutture dedicate: con una normale presa di corrente si passa dallo 0 all'80% in 3 ore e mezza, raggiungendo il pieno in 4 ore e 40 minuti. Numeri che permettono di ricaricare durante la notte o la pausa pranzo senza stravolgere i ritmi lavorativi.

Tre allestimenti per ogni professionista

Lungo tre metri e diciassette centimetri, il Tris si declina in tre configurazioni: cabinato, con pianale e con cassone. Tutti e tre condividono una capacità di carico di 540 kg, cifra che copre la stragrande maggioranza delle necessità dei professionisti che operano in ambito urbano. Il raggio di sterzata di 3,05 metri dovrebbe renderlo manovrabile anche nei vicoli più angusti, dove le dimensioni contano più della potenza bruta. A bordo, l'equipaggiamento strizza l'occhio alla modernità: quadro strumenti digitale da 5,7 pollici, presa USB-C e presa 12V, oltre a un vano portaoggetti chiuso da 3 litri sul cruscotto. Non mancano servizi di connettività avanzata per il monitoraggio della flotta e il tracciamento GPS, funzioni sempre più richieste dalle aziende per ottimizzare le consegne. Insomma, niente nostalgia, si tratta di un veicolo commerciale dei giorni nostri.

Prima l'Africa e poi l'Europa

La produzione è affidata allo stabilimento marocchino di Fiat Professional, scelta che anticipa la strategia commerciale: il debutto avverrà nei mercati di Africa e Medio Oriente, dove la domanda di mezzi commerciali economici ed efficienti è in forte crescita. Ma Olivier François, responsabile del marchio Fiat, non nasconde l'ambizione europea: «Tris risponde alla necessità di offrire ai lavoratori indipendenti e alle piccole imprese uno strumento conveniente e a zero emissioni».

L'arrivo nel Vecchio Continente dipenderà dall'accoglienza iniziale e dalle normative locali, ma il Tris sembra avere tutte le carte in regola per ritagliarsi uno spazio nell'urban delivery europeo, soprattutto nelle città italiane dove non solo il ricordo dell'Ape è ancora vivo e fa scendere qualche lacrimuccia, ma dove furono proprio le condizioni di spazi stretti a decretarne il successo. Nel frattempo sono aumentate le auto per numero e dimensione ma non ci risulta che nei nostri centri storici e nei nostri borghi le vie siano diventate più larghe...

Riuscirà a sostituire l'Ape nei nostri cuori?

Beh, quasi sicuramente no. Perché la storia è storia e il primo amor non si scorda mai, dicono. Al di là delle memorie e del sentimentalismo, però, saranno gli aspetti tecnici a decretarne - ci auguriamo - il successo. Se l'Apecar è stato per tre quarti di secolo una scelta così tanto condivisa lo è stato grazie a semplicità meccanica, costi contenuti e una rete capillare di assistenza. Facile, pratico, efficiente. Il Tris elettrico offre zero emissioni e costi operativi ridotti, ma sarà allo stesso modo facile, pratico, efficiente? Dovrà esserlo per forza. I 90 km di autonomia coprono le esigenze urbane giornaliere, ma potrebbero limitare chi opera su distanze extraurbane. La velocità massima di 45 km/h, d'altra parte, lo confina nel codice della strada come quadriciclo leggero, con tutti i vantaggi (e i limiti) che questo comporta. Il verdetto spetterà agli artigiani, ai fruttivendoli, ai piccoli imprenditori che per decenni hanno costruito le loro attività sullo scoppiettio del due tempi e ora vedremo passare in mirabile silenzio.