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La transizione ecologica sulle strade italiane sta portando i suoi frutti, ma la mappa dell'inquinamento nel nostro Paese continua a delineare una penisola nettamente spaccata in due. Stando agli ultimi rilevamenti dell'Istat, a livello nazionale si registra un incoraggiante e progressivo calo delle emissioni inquinanti prodotte dalle automobili, segno che il lento ma inesorabile rinnovo del parco auto sta sortendo gli effetti sperati.
Eppure, questa tendenza virtuosa fa molta fatica a superare i confini del Centro-Nord. Nel Mezzogiorno l'aria che si respira racconta una storia diversa, l'inquinamento legato ai gas di scarico delle auto non accenna a diminuire con la stessa rapidità, bloccando di fatto la corsa del Sud verso una mobilità più sostenibile.
Le cause di questa discrepanza sono da ricercarsi in un mix di fattori strutturali e abitudini radicate. Al Sud, il tasso di sostituzione delle vecchie vetture (più inquinanti) con veicoli a basse o zero emissioni è sensibilmente inferiore. A questo si aggiunge una storica dipendenza dal mezzo privato, spesso dettata da carenze croniche nelle reti del trasporto pubblico locale, che costringe i cittadini a utilizzare la propria automobile per i normali spostamenti quotidiani.
L'emblema di questa difficoltà si trova in Sicilia, e più precisamente a Catania. Il capoluogo etneo si prende infatti il poco invidiabile primato della città con il più alto numero di motorizzazioni in Italia con dati che parlano di ben 824 vetture ogni mille abitanti. Un numero impressionante che evidenzia quanto l'automobile sia ancora il fulcro insostituibile della mobilità cittadina, con ricadute inevitabili sulla qualità dell'aria e sulla congestione del traffico urbano.