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Bruno Scola ci ha lasciato la notte scorsa e avrebbe fatto gli ottant’anni ad aprile. La sua vita è stata la Guzzi. Era in forza al reparto esperienze di Mandello quando Lino Tonti progettava la V7 Sport ed è sempre rimasto legato a quella moto: prima i record sulla sopraelevata di Monza nel ’69 con tanti piloti importanti, poi due Bol d’Or sfiorati a le Mans con gente come Mandracci, Brambilla, Riva. Naturalmente era al fianco di Saarinen quando Jarno provò la V7 Sport, e di Mike Hailwood quando fece la stessa cosa. Bruno conosceva a fondo e sapeva far andar forte le Guzzi, era una sicurezza.
In Moto Guzzi era entrato nel 1962, prima tre anni al reparto assistenza e poi direttamente alla esperienze, specialista soprattutto dei motori. Quando è andato in pensione, dopo 20 anni di fabbrica, ha trasferito la sua esperienza sui motori nell’attività privata. Era concessionario del marchio dell’aquila, prima a Lecco e poi a Carate Brianza, e le sue parti speciali sono state le basi più efficaci di tante preparazioni.
Lo conoscevamo bene, anche se dall’altra parte della barricata. Nei primi anni Settanta c’era una sentita rivalità tra Guzzi e Laverda: Vittorio Brambilla mi guardava storto, in quegli anni, invece Bruno Scola era incapace di fare la faccia seria. Era sempre sorridente, esprimeva una grande calma. Ed era fisicamente fortissimo, pensavamo allora che fosse capace di stringere i dadi con la sola forza delle mani.
Se ne va un protagonista del motociclismo più bello, fantasioso e vivace. Alla famiglia, ai tanti amici, ai clienti che hanno potuto apprezzare e amare le sue realizzazioni arrivi il nostro abbraccio affettuoso.