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Il concetto è semplice ma potentissimo: un "museo in movimento". Non è una gara, non ci sono tempi sul giro o podi, ma la tensione emotiva è la stessa di un Gran Premio. Vedere una "sottocanna" del 1910 o una 125 degli anni ’90 affrontare la curva del Ferro di Cavallo è una lezione di storia che nessuna enciclopedia può trasmettere.
Il piatto forte di quest'anno è il tributo ai 100 anni di Ducati. Direttamente dal Museo di Borgo Panigale arriveranno pezzi che hanno scritto la storia del motociclismo. Vedere quelle Rosse nel loro habitat naturale, la pista, è il miglior regalo che l'ASI potesse fare ai ducatisti e non. Ma non c'è solo l'Italia: Honda e Yamaha scendono in campo ufficialmente, a dimostrazione che il valore del passato è fondamentale anche per chi oggi domina il mercato mondiale.
Il programma è una cavalcata nel tempo. Le moto scenderanno in pista divise per categorie, dalle Antique Veteran (pre-1918) che sembrano biciclette a motore, fino alle Modern (fino al 2005).
Ma l'ASI MotoShow è soprattutto la gente. Qui puoi trovare il collezionista giapponese o americano di fianco al meccanico di provincia, tutti uniti dallo stesso "morbo". E poi ci sono loro, i piloti.
La "vecchia guardia": leggende come Lazzarini, Bianchi, Lavado e Roche.
I campioni più recenti: Marco Melandri e Alvaro Bautista.
Il punto di vista tecnico: È affascinante osservare l'evoluzione ciclistica "dal vivo". Passare in pochi minuti dalla forcella a parallelogramma agli steli rovesciati delle SBK degli anni '90 ti fa capire quanto ingegno e quanta fatica siano serviti per arrivare dove siamo oggi.
Vederli sfilare nelle parate di sabato (ore 17.00) e domenica (ore 13.30) non è solo uno spettacolo, è un tributo a chi ha rischiato tutto su mezzi che, confrontati con le MotoGP odierne, sembrano navicelle spaziali fatte di spago e coraggio.
È un evento gratuito per il pubblico, una scelta dell'ASI che condividiamo in pieno: la passione deve essere accessibile.