l'INCHIESTA

Acquistare oggi una moto nuova? Difficile... Vi spieghiamo il perché - Ep.1

- La pandemia ha scatenato tutta una serie di effetti collaterali a scoppio ritardato che oggi rappresentano un ostacolo all'acquisto di una moto nuova. Ma anche dei suoi accessori, e dall'abbigliamento. In questa prima puntata esploriamo l'argomento, lasciando poi la voce ai concessionari, alle Case e ai produttori
Acquistare oggi una moto nuova? Difficile... Vi spieghiamo il perché - Ep.1

2021 odissea in concessionaria. Se fosse un film potrebbe intitolarsi così, ma è tutto vero e la fantascienza non c’entra niente, perché se c’è una cosa veramente difficile in questo 2021, è mettersi in garage una moto nuova. Non si trovano, è pressochè impossibile farle arrivare e, quelle che ci sono, vengono consegnate spesso senza ulteriori optional che magari avrebbero dovuto essere installati su preferenza del cliente in fase di ordinativo.

La colpa, lo diciamo subito e a scanso di equivoci, non è dei rivenditori né delle Case o dei produttori, che, anzi, sono le prime vittime di questa situazione e che si trovano, loro malgrado, ad essere anche la prima interfaccia con clienti spesso arrabbiatissimi.

Sono continue, infatti, le segnalazioni di motociclisti che hanno acquistato la loro due ruote in vista della bella stagione e che, ad oggi, stanno ancora aspettando la consegna. Con i rivenditori che, sempre più spesso, sono costretti a mettere in standby i contratti davanti alle insistenti proteste dei clienti. Le ragioni di una situazione assurda sono molteplici e, contrariamente a quanto si poteva pensare fino a qualche settimana fa, il Covid-19 ha innestato un processo che poi si è propagato in varie direzione. E, comunque, non c’entra nella misura in cui si era creduto.

Il Covid-19

Il lockdown durato in tutto quasi un anno ha fatto nascere una forte voglia di libertà e ha, in qualche modo, costretto gli italiani a risparmiare. Risultato? In tanti si sono trovati in tasca i risparmi necessari a rendere più fluida la decisione di comprare una moto, magari dopo averla sognata per una vita e aver dovuto ripiegare su situazioni più contingenti.

La domanda è cresciuta a dismisura e, avendo già previsto questo, le case hanno aumentato la produzione dopo essere state costrette a rimanese ferme per mesi. Vale per i marchi italiani e anche per quelli d’Oltreoceano e non è vero, quindi, che le case si sono fatte trovare impreparate e incapaci di rispondere con una offerta adeguata all’incredibile domanda di prodotto. Il Covid-19, ammesso che abbia influito in maniera determinante allo stallo attuale, lo ha fatto solo relativamente ai vari focolai di contagi, soprattutto in Oriente, che possono in alcuni casi aver rallentato le spedizioni, ma non in misura significativa

Le spedizioni

Le principali aziende di spedizioni internazionali, come è noto, hanno fatto cartello, consorziandosi e determinando nuove regole a cui, di fatto, nessuno è disposto a disubbidire. Se per far arrivare in Europa i materiali dall’Oriente si impiegavano prima meno di tre settimane, adesso ce ne vogliono almeno quattro. Quasi un raddoppio dei tempi, quindi, tra la spedizione e la consegna che si sta riflettendo in maniera negativa non solo sul mercato delle motociclette, ma anche su altri settori economici. L’uso di navi sempre più grandi in nome dell’abbattimento dei consumi a salvaguardia dell’ambiente, inoltre, ha fatto sì che i tempi di carico dei cargo siano sempre più lunghi e anche i costi sono lievitati di almeno il 20%. A questo si aggiunge, poi, la crisi delle materie prime e, non ultimo, s’è aggiunto anche il blocco del Canale di Suez dovuto all’incidente della Ever Given.

Container fermi nei porti

Nei principali porti commerciali, non solo quelli in Oriente, l’accatastamento dei container ha raggiunto dimensioni non più sostenibili e molte aziende che si occupano di spedizioni hanno preferito smaltire il pregresso - magari rimasto bloccato nei periodi di lockdown - piuttosto che garantire i nuovi approvvigionamenti. Una situazione, questa, che riguarda in particolare la parte relativa alla componentistica - a sua volta ritardata dalla difficoltà di controllare la pandemia in molti Paesi che detengono il monopolio della produzione di componentistica hi-tech - con le case motociclistiche che, anche volendo, non avrebbero materiale per proseguire nei flussi produttivi.

Ne sanno qualcosa in Germania, con il Gruppo Volkswagen che ha addirittura chiuso provvisoriamente alcuni stabilimenti, mandando i dipendenti in cassa integrazione, a causa della cosiddetta “crisi dei chip”. Non è la richiesta di veicoli a mancare, ma la possibilità di costruirne non potendo contare su tutta la componentistica necessaria, in particolare per quanto riguarda parti elettroniche e centraline.

Chi ci guadagna?

Tralasciando tutte le teorie complottiste e le analisi di mercato che, francamente, non attengono ad una redazione che si occupa di moto e motorsport, relativamente al mondo delle due ruote a guadagnarci è, almeno per il momento e almeno in parte, il mercato dell’usato. Ma è chiaro che si tratta di una bolla e di una situazione positiva destinata a sgonfiarsi. Perché se è impossibile acquistare una moto nuova, diventa anche più difficile il ricircolo dell’usato. Chi venderebbe la sua vecchia moto adesso sapendo che quella nuova non arriverebbe prima di ottobre?

Nella prossima puntata, partiremo proprio da qui, dando voce ai concessionari per osservare la situazione con i loro occhi.

  • bikelink725, Pastrengo (VR)

    quando si lascia indietro un intero settore strategico come l'elettronica si è folli.
    il problema non è l'approvvigionamento di moto.. ma la completa dipendenza del settore automotive da fornitori che noi europei e statunitensi abbiamo delocalizzato.
    (compresa bosch..)
    prima i danni li hanno subiti i lavoratori... ora si ritorcono anche con le aziendone che pensavano di essere furbe...e immuni.

    I prezzi per l'export cinesi stanno crescendo giustamente. io li faccio e se li vuoi ora li paghi..
    Ho un collega che lavora x una importante azienda olandese nel settore idraulico molti pezzi fatti in cina..Costo di un container triplicato in 12 mesi. per altri pare che i costi siano costanti. io ho visto fatture alla mano il contrario.lo avranno fregato. boh.
    Non sarebbe meglio poter pagare 500 / 1000 euro in piu' e fare in modo che il sistema lavoro italia giri ?
    ok...si rimanda l'acquisto di un anno... ma se le famiglie lavorano si crea un circolo virtuso. componenti,ricambi, moto, assistenza, abbigliamento, turismo... tutto collegato.
  • MaxRenzi, Lucca (LU)

    Mi permetto di contestare una parte dell'articolo di E.Pieroni, quello delle "Spedizioni", perchè, da agente del settore, lo trovo quasi per intero sbagliato.
    1 - Le agenzie di spedizione internazionale non hanno fatto affatto "cartello" perchè nessun cartello esiste e non hanno cambiato in corsa nessuna regola preesistente.
    2 - Se variazioni di tariffe nelle spedizioni ci sono state state, è principalmente derivante da due fattori: le variazioni "last minute" che sono legate a situazioni geopolitiche presenti o nascenti (es. la situazione nello Yemen, la crisi Usa/Iran, Ucraina, crisi frontaliere etc) e di cui le agenzie devono coprire i rischi ... e la pura legge di mercato in cui la maggiore domanda di tonnellaggio "da trasportare" si scontra con l'offerta stabile di tonnellaggio "trasportabile", a cui segue un aumento dei prezzi.
    3 - Negli ultimi anni non si è assistito a significativi aumenti del tonnellaggio navale nè alla costruzioni di "enormi" porta-container dotate di tecnologie salva-ambiente. Ogni compagnia segue una sua logica, progressivamente sostituendo il vecchio materiale con uno nuovo e certamente più moderno ma con tempi che, causa le varie crisi che periodicamente avvengono, sono sempre più lunghi dei preventivati.
    4 - I tempi di carico delle porta-container non sono affatto più lunghi rispetto ad un periodo precedente in quanto tutti i principali porti mondiali sono inseriti in una bolla di protezione dal covid in cui tutte le maestranze a terra e a bordo operano in sicurezza. Le criticità sono piuttosto i punti di uscita e di entrata da queste bolle che determinano ovviamente una certa cautela nelle operazioni ed un conseguente dispendio di tempo. Ma, ne converrete, è tutta la filiera del prodotto che verrà spedito che subisce questi rallentamenti ed è in questo che si deve ricercare la causa dei tempi più lunghi.
    5 - Il caso della Ever Given che ha bloccato il Canale si Suez, nella sua eclatanza, non è che, diciamo così, "un moscerino in un occhio" ovvero la perdita commerciale che ne è derivata, seppure un pò rilevante per i paesi mediterranei che utilizzano in maniera assidua il canale, non è altro che uno zero virgola zero e qualcosa sul bilancio mondiale annuale del trasporto marittimo e non ha comportato pressochè nessun problema alla grande maggioranza delle nazioni mondiali, Usa e Cina in testa.
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