"Il mio temperamento è elettrico" - Beethoven

"Il mio temperamento è elettrico" - Beethoven
Marco Berti Quattrini
Beethoven e l'elettricità. La musica e la scienza. Il genio e la bellezza
5 novembre 2018

La prima lampadina della storia si accese negli anni in cui Beethoven stava perdendo l’udito. Nel 1819 ultimò l’Hammerklavier, un’opera così difficile da suonare che gli interpreti la definirono ineseguibile. Dissero che la sordità non gli permettesse più di valutare le reali possibilità sonore dello strumento.


L’anno successivo Beethoven diventò completamente sordo e quattro anni dopo, venerdì 7 maggio, per la prima volta risuonarono nel Theater am Kärntnertor di Vienna le note della Nona sinfonia in Re minore. Uno dei momenti più sublimi della storia dell’uomo. Nonostante la sordità stava in piedi davanti all’orchestra, insieme a Michael Umlauf, diresse sentendo le vibrazioni delle assi, assorbendo dall’aria elettricità della musica.

 

Un'altra elettricità in quei decenni a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento era diventata argomento di studio prediletto della scienza. Tanto da essere identificata come simbolo del progresso scientifico e progresso dell'umanità più in generale. Un'elettricità che nella sua verità sperimentale diventava - secondo Beethoven - incarnazione della bellezza al pari del suo lavoro. Lui come compositore aveva il compito di mettere in contatto il mondo e l’uomo attraverso la musica, attraverso “quell’elemento elettrico che eccita lo spirito a fluide effuse creazioni musicali”.

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