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Dani Pedrosa oggi ha quarant’anni, collabora con KTM per lo sviluppo delle MotoGP ed è stato certamente uno dei più grandi talenti che il motociclismo spagnolo ha saputo produrre. Con cinquantaquattro vittorie e tre titoli mondiali - due in 250 e uno in 125 - ha moltissimi fan anche in Italia, tanti appassionati che hanno saputo apprezzare un pilota veloce e soprattutto una persona modesta, educata, capace di bellissimi gesti. Con un solo piccolo neo: Pedrosa è un grande ma non è riuscito a conquistare il titolo nella MotoGP pur avendo corso con le Honda ben tredici stagioni, dal 2006 fino al 2018. Nel podcast "Fast and Curious" Dani ha analizzato con sincerità anche quell'ultimo traguardo che gli è sfuggito.
Pedrosa era un talento ed era lanciatissimo dopo tre stagioni da campione: il titolo della 125 del 2003 subito seguito dalla doppietta in 250. Il pilota catalano è partito da lì, impegnandosi per spiegare come ha vissuto il contrasto tra il successo nelle classi minori e poi le delusioni.
“Quando ho vinto nella 125 e poi nella 250, c'è stato un momento a metà del 2005 in cui mi sono fermato a pensare: perché mi stanno succedendo tutte queste cose belle? Non capivo perché stessi vincendo così tanto e perché tutto andasse così bene per me. Persino io ero sorpreso".
In una prima fase, il pilota ha dato per scontato che da questa situazione non sarebbe uscito…
"Poi, proprio quando ho accettato che sarebbe dovuto essere così per sempre, mi sono reso conto che non lo era. E’ iniziata allora una nuova fase della mia vita, ho dovuto imparare molte cose che consapevolmente non volevo imparare. Perché volevo vincere, volevo il risultato".
Pedrosa ha confessato che si sentiva addosso molta pressione.
“In quel periodo tutta la pressione e l'attenzione erano concentrate su di me, perché Rossi era quello che dominava e io ero quello che si stava affermando. Poi sono arrivati Stoner e Lorenzo, ma in quel primo momento tutta la pressione è caduta su di me. Facevo anche parte del team Repsol Honda, quindi questo era un fattore aggiuntivo”.
Anche il campionato cambiò, la Honda ebbe qualche inciampo nel progredire e c’era il problema delle gomme…
E poi c’erano problemi con le gomme. C'è stato un periodo in cui persino Rossi riuscì a montare le gomme giuste (che erano le Bridgestone ndr); ma noi della Honda no. Lui vinse altri due campionati, mentre noi cercavamo di montare le gomme più veloci del momento”.“Entrammo nell'era delle 800 e la Honda di quei primi tre o quattro anni non era la Honda con cui avevo debuttato".
Pedrosa ha anche ricordato la serie di infortuni che ha ostacolato le sue possibilità negli anni in cui aveva una moto in grado di vincere.
"Quando finalmente ci siamo sistemati alla Honda, quando abbiamo avuto una buona moto nel 2011, 2012, 2013... Nel 2011 ho avuto problemi alla clavicola, nel 2012 Jorge era fortissimo e ho avuto il problema a Misano. Mi è successo di nuovo nel 2013, ma sono caduto in Germania e poi c'è stata la caduta con Márquez in Aragona. Dettagli, dettagli…".
Dettagli che si sono messi di traverso, tuttavia Dani non ha rimpianti: è stato un bel periodo. E come farebbero tutti i piloti aggiunge: so di essere stato il migliore.
“È vero che se avessi avuto un po' di risorse in più avrei potuto sistemare quelle questioni che mi hanno impedito di realizzare il mio grande sogno. Ma alla fine, tutto considerato, lo vedo come un periodo in cui ho imparato moltissimo. Inoltre, ho avuto la sfortuna, nel bene e nel male, di vivere in un'epoca d'oro. Non mi biasimo affatto, perché so di essere stato il migliore in quel periodo".