MotoGP 2026, Piero Taramasso (Michelin) ha liquidato come “caxxate” tesi che abbiamo illustrato anche noi in DopoGP. Ecco dove sbaglia

MotoGP 2026, Piero Taramasso (Michelin) ha liquidato come “caxxate” tesi che abbiamo illustrato anche noi in DopoGP. Ecco dove sbaglia
In Austria le Ducati hanno sofferto molto, questo è un fatto. E Taramasso fa il suo lavoro, allontanando da Michelin l’ombra di una responsabilità su quel fallimento. Ma, interpellato da Sky a Motegi stamattina, ha affermato anche cose non corrette
2 ottobre 2026

Piero Taramasso è il responsabile dell’attività Motorsport Moto di Michelin. Questa mattina, in diretta dal Giappone, ha fatto su Sky alcune dichiarazioni polemiche, definendo “caxxate” le tesi di chi, come noi, ha addebitato anche alla gomma posteriore “a carcassa rigida” le prestazioni negative dei piloti Ducati in Austria.

Taramasso ha detto cose corrette e altre cose invece non corrette. Partiamo dalle prime. Siamo d'accordo con lui quando dice che Michelin non porta delle gomme per favorire un pilota rispetto all'altro, e che le gomme sono uguali per tutti. Naturalmente è proprio così: siamo in regime di monogomma, le gomme sono uguali per tutti e chi ancora non lo considera commette un grande errore, dimostra di non sapere come funziona oggi la moto GP. Fino a qui ok.

Non sono invece d'accordo con lui quando afferma che “le gomme vanno bene a tutti e vanno uguale su tutte le moto, per tutti i piloti”.

Questo non è assolutamente vero: è il lavoro che viene fatto da ogni pilota col suo team, ciò che permette poi di far rendere la gomma al meglio e quindi di ottenere il risultato. Diciamo che tutto il lavoro tecnico che viene fatto sulla moto passa attraverso le gomme e quindi chiaramente la resa delle gomme, la capacità di farle rendere e di farle lavorare al meglio, è in assoluto l'obiettivo che si pone ogni team durante il weekend di gara. E che si pone anche il costruttore, nel momento in cui realizza il progetto e poi gli sviluppi della sua moto.

Non è assolutamente vero, quindi, che le gomme abbiano la stessa resa su tutte le moto. In regime di monogomma prevale chi ha la capacità di adattare la moto. Una volta, quando c’erano vari fornitori dei pneumatici, veniva adattata la gomma; oggi invece deve essere il costruttore della moto e poi il team ad adattare la moto e a far lavorare la gomma al meglio. Gomme che, ripetiamo, sono uguali per tutti.

E poi, ultima cosa: Piero Taramasso ha detto che per la Ducati ci sono stati, in Austria, problemi “diversi”. Questo l'abbiamo detto durante la puntata del nostro Dopo GP, dopo la gara vinta da Acosta in Austria. È chiaro - anche alla luce delle dichiarazioni dei suoi piloti nel dopogara - che Ducati ha avuto dei problemi soprattutto di frenata. Ma anche questo è sembrato una conseguenza di un fatto: i piloti Ducati hanno avuto meno sostegno dalla gomma posteriore in frenata e quindi, molto probabilmente, hanno portato un eccesso di carico sull'avantreno proprio durante la manovra di frenata. E questo -come era già successo altre volte, anche con altre moto di altri costruttori - ha portato l'impianto frenante a non lavorare al meglio per via del surriscaldamento.

Anche questa cosa, quindi, è legata al setting, alla capacità di settare le Ducati, che in quel frangente non erano a posto come le Aprilia e soprattutto come una KTM.

Poi è anche vero che Bagnaia, in passato, ha fatto dei record utilizzando la Michelin posteriore con la carcassa più dura in varie occasioni; ma è anche vero che, dalla metà dell'anno scorso, Aprilia, in particolare con Bezzecchi, è riuscita a trovare una messa a punto della moto che permette al pilota di sfruttare la gomma posteriore meglio degli altri, soprattutto nella seconda parte di gara.

Nel momento in cui vengono utilizzate le gomme posteriori più dure, o quelle con la carcassa più dura, questa differenza tra Aprilia e Ducati si è vista più volte ed emerge in maniera più netta.

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