Ma Burgess sa quello che dice?

Ma Burgess sa quello che dice?
Il 19 agosto affermava che la Ducati era vicinissima alla competività. "Manca solo l’1 per cento", precisò. Ora spara a zero sulla rossa e dice: "alla Ducati non hanno fatto niente"
12 settembre 2012

Punti chiave

 

Su Motosprint di martedì 11 settembre, l’ultimo numero, spicca la clamorosa intervista che il giornalista australiano Colin Young ha fatto a Jeremy Burgess, il responsabile tecnico del team di Rossi e che lavora con Valentino dal 2000. Il tono del tecnico, che con il suo pilota dalla Ducati tornerà (è ufficiale) alla Yamaha, è molto secco, e alla richiesta di spiegare il fallimento della stagione 2011, a proposito di Ducati dice testualmente e molto duramente: “se non fai niente non ottieni niente”. Più avanti, Burgess arriva addirittura a spiegare che Rossi è costretto a correre con il telaio della prima gara in Qatar, un telaio che non gli è mai piaciuto ma che in Ducati non hanno saputo evolvere. Jeremy precisa persino che Ducati ha evitato di fare un telaio nuovo perché “per loro stessa ammissione non ne sono capaci”. E infine conclude: “Purtroppo non è arrivato dalla Ducati alcun segnale di un cambiamento e dunque Valentino ed io non potevamo restare ancora lì, a fare un 2013 uguale al 2012”.

L’intervista è davvero sorprendente per la schiettezza, che di solito nelle corse non si usa; gli australiani forse sono un po’ così, basta pensare a Stoner. Ma è addirittura incredibile se viene confrontata con quella che la Gazzetta dello Sport pubblicò lo scorso 19 agosto. Era la domenica di Indianapolis, e l’inviato negli Usa Paolo Ianieri riportava tra virgolette la seguente dichiarazione dello stesso Burgess: “Avrei voluto restare in Ducati e finire il lavoro perché non siamo lontani, ci manca forse l’1 per cento”.

Nella stessa intervista della Gazzetta, Jeremy esprimeva per la verità anche molta delusione sull’argomento telaio: precisava che a fine 2011 avevano dovuto mettere un telaio attorno a un motore già disegnato, e questa non era una buona soluzione. Disse esattamente “Ci vorranno anni o comunque molto tempo per trovare la strada giusta, e del resto la Ducati non ha l’esperienza delle giapponesi: nel

Alla Ducati mancava l’1 per cento per essere competitiva oppure manca ancora tutto perché niente si è fatto in tutta la stagione 2012?

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1989 Honda fece ben tredici telai per Lawson”.

Ma la contraddizione appare enorme: quale delle due affermazioni è quella giusta? Alla Ducati mancava l’1 per cento per essere competitiva oppure manca ancora tutto perché niente si è fatto in tutta la stagione 2012? Mentre aspettiamo che Jeremy Burgess –che abbiamo sempre stimato per la sua professionalità e che è certamente accreditato a parlare di tecnica Ducati- faccia ordine nelle sue stesse parole, ai lettori chiediamo cosa pensano di tutta la situazione. Aspettandoci anche un comunicato della Ducati, che dopo aver diramato la notizia del divorzio da Rossi pare essersi chiusa in un mutismo assoluto e difficile da interpretare. A Indianapolis, prima gara dopo la separazione con Valentino, il top management della casa bolognese non c’era, e anche a Brno non è uscita una parola ufficiale sull’argomento.
Che effetto vi fa questa doppia intervista di Burgess con “la contraddizione incorporata”, e che idea vi siete fatti dell’intera situazione?

 

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