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MotoGP. La Top 10 del 2015

- Ecco dieci motivi per ricordare in modo positivo il campionato, per sognare un 2016 ricco di sola adrenalina sportiva
MotoGP. La Top 10 del 2015

Pochi giorni e il 2015 finirà. Che anno è stato per il motomondiale? Controverso: spettacolare, bellissimo, imprevedibile, di altissimo livello fino al GP d’Australia; inimmaginabile, stracolmo di polemiche e tensioni, con tanti errori in pista e fuori di piloti, team manager, “race direction”, vertici della Dorna, in un finale che, comunque la si veda, è stato piuttosto triste per l’intero campionato. Ma da innamorati di questo sport, ecco dieci motivi per ricordare in modo positivo il campionato, per sognare un 2016 ricco di sola adrenalina sportiva.

 

1) LA COMPETITIVITA’ DI VALENTINO ROSSI

Anche gli “antivalentiniani” più incalliti ammetteranno che quella di Valentino Rossi è stata una stagione straordinaria, secondo alcuni addirittura la migliore della sua incredibile carriera. A 36 anni e – soprattutto – a sei stagioni dall’ultimo titolo iridato (2009), Valentino è stato capace di essere in testa dal primo all’ultimo GP, di lottare costantemente con piloti di altissimo livello come Marquez e Lorenzo, più veloce di lui, ma comunque costretti a rincorrere per tutto il 2015. Nonostante un passato da pelle d’oca, Rossi è stato capace di rimettersi in discussione, di modificare il suo stile di guida – difficilissimo farlo all’inizio della carriera, figurarsi dopo 20 stagioni iridate e, soprattutto, dopo aver vinto tutto e di più – di migliorare i punti deboli, come la velocità nei primi giri, fino ad arrivare addirittura a essere (quasi) competitivo in prova. Un campione inarrivabile, che ha perso il titolo, ma non la dignità, come successo ad altri.

 

2) LA DETERMINAZIONE DI JORGE LORENZO

Alcune sue dichiarazioni, alcuni suoi atteggiamenti, lasciano perplessi, ma dentro la pista Lorenzo è un pilota straordinario, e quello che ha fatto quest’anno ha dell’incredibile: dopo i primi tre GP sembrava in crisi, e molti vi sarebbero sprofondati, mentre Jorge ha reagito vincendo 4 gare consecutive, dominate, tra l’altro, dal primo all’ultimo giro. Poi, quando era riuscito a ricucire lo strappo con il compagno di squadra, ecco i problemi di Silverstone e Misano, con lo spagnolo costretto nuovamente a inseguire. Il mondiale sembrava perso, ma lui ha continuato a crederci. Sicuramente un grande pilota.
 


3) LA VELOCITA’ DELLA DUCATI

Da italiani, i primi GP sono stati a dir poco esaltanti, con la Ducati di Andrea Dovizioso sempre a giocarsi la vittoria e quella di Andrea Iannone poco lontana. Nel 2014 la GP14 aveva stupito per quanto fosse migliorata, ma era sempre lontanissima da Honda e Yamaha, mentre nel 2015 la rossa ha fatto sognare, perlomeno fino al Mugello. Poi sono sorti prevedibili problemi, ma il finale è stato nuovamente positivo: e che bello vedere la GP15 sverniciare tutti in rettilineo. E’ vero, aveva due litri di benzina in più rispetto agli avversari, ma in Ducati sono stati bravissimi a sfruttare questo vantaggio.

 

4) UN PEDROSA RITROVATO

Rossi a parte, a mio modo di vedere, Dani Pedrosa è stato il personaggio emblematico del 2015. Nonostante un compagno di squadra imbattibile per due anni (quindi molto scomodo), nonostante lo spettro del ritiro dopo la prima gara, nonostante l’ennesima operazione al braccio destro, nonostante le polemiche per il suo mancato ritorno in sella a Jerez per il GP di Spagna, nonostante una moto più problematica che competitiva, lo spagnolo è stato capace di tornare ai massimi livelli, di vincere due gare, di combattere all’ultimo giro come non aveva mai fatto in MotoGP, di essere nuovamente protagonista. E anche fuori dalla pista ha dimostrato di avere più sale in zucca di molti suoi rivali. Grande Dani.
 

5) IL GIRO DI MARQUEZ AD AUSTIN

Il giro fatto da Marquez per conquistare la pole position ad Austin nel GP delle Americhe è qualcosa che rimarrà nella storia del 2015 e, più in generale, del motociclismo. Riviviamolo con il commento a “caldo” pubblicato su moto.it.

“Per conquistare la sua 23esima pole in MotoGP, terza consecutiva ad Austin,Marquez ha dovuto compiere qualcosa di speciale, per quella che verrà ricordata come una delle sue più belle dimostrazioni di forza, coraggio, controllo della moto, determinazione, velocità. Si potrebbe andare avanti all’infinito.

Perché per conquistare il primo posto, Marquez non ha dovuto battere tutti gli avversari – soprattutto un Dovizioso particolarmente veloce - ma anche un problema tecnico che lo ha costretto a rientrare ai box di corsa.

A quel punto, è iniziata una incredibile sfida contro il cronometro. Marc non ha avuto difficoltà a saltare il muretto, a raggiungere a passo velocissimo i box e salire sulla seconda RC213V che, nel frattempo, i suoi meccanici avevano preparato. Quando è ripartito, mancavano 2’30”, appena sufficienti – forse – per transitare sul traguardo e lanciarsi per un unico giro da qualifica.

«Sono passato al pelo prima della bandiera a scacchi (qualche secondo, NDA) e mi sono lanciato nonostante la seconda moto non fosse a punto come la prima, perché non avevamo fatto le ultime modifiche. Ma dopo quanto successo in Qatar, volevo la pole a tutti i costi».

Il tempo di riferimento era il 2’02”474 di Dovizioso, ma Marc non si è fatto intimorire: ha guidato come solo lui sa fare in certi frangenti, con la moto che si muoveva come una biscia, con frenate al limite e oltre. Ed ecco il capolavoro:2’02”135. Da pelle d’oca”.

 

6) LA CRESCITA DI IANNONE

Considerato pilota di grande talento, ma poco costante e incapace di gestire le situazioni più complicate, Andrea Iannone è invece stato protagonista di un eccellente 2015, sempre in crescita, suggellato dall’incredibile terzo posto nel GP d’Australia. Come in passato, Iannone ha dimostrato di possedere grandi numeri e di non aver alcun timore reverenziale nei confronti di nessuno, riuscendo però a concretizzare anche nei momenti difficili. Non era così scontato che ci riuscisse.
 


7) IL PODIO DI PETRUCCI, SMITH E REDDING

In una MotoGP ormai dominata da anni solo dai piloti ufficiali, è bello vedere che c’è ancora spazio per le belle imprese. D’accordo, sono necessarie situazioni particolari, ma il secondo posto di Danilo Petrucci a Silverstone (partito dalla 18esima posizione), unitamente al secondo posto di Bradley Smith (capace di guidare con le slick per tantissimi giri sul bagnato) e al terzo di Scott Redding a Misano, riempiono il cuore di felicità: anche nella categoria più tecnologica del mondo, il pilota riesce ancora a fare la differenza.

 

8) VIÑALES E LA SUZUKI

Erano in tanti a indicare Maverick Viñales come il giovane più talentuoso del momento, e la prima stagione in MotoGP ha confermato tutte le qualità del giovane pilota spagnolo: è lui il futuro della categoria. Positiva anche la crescita della Suzuki, nonostante gli investimenti ridotti: il primo e il secondo posto in qualifica a Barcellona fa fare ancora i salti di gioia al team manager Davide Brivio e ai tecnici giapponesi.

 

9) ANTONELLI E BASTIANINI FINALMENTE PRIMI

In Moto3, italiani nuovamente protagonisti, grazie al solito Romano Fenati (ma al di sotto della aspettative) e, soprattutto, a Niccolò Antonelli ed Enea Bastianini, saliti finalmente sul gradino più alto del podio. Per Antonelli, la prima vittoria (Brno) è coincisa anche con il primo podio della carriera, e da lì in poi Niccolò è stato quasi sempre protagonista, capace di concretizzare un talento mai in discussione. Bastianini ha trionfato a Misano, dopo tante volate perse per un soffio, ed è stato anche in lotta per il titolo, prima di perdersi in vicende contrattuali. Si è – o è stato – gestito male, ma è uno dei piloti più forti della categoria.

10) IL DOMINIO DI ZARCO E LE SUE CAPRIOLE

In una categoria che piace solo alla Dorna, è comunque giusto ricordare le imprese e la velocità di Johann Zarco, arrivato al titolo dopo una carriera costellate di difficoltà di ogni genere. Il pilota francese ha dominato la stagione, e i suoi festeggiamenti a fine gara, con il salto mortale all’indietro dal muretto a bordo pista, sono spettacolari come le sue vittorie in pista.

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Commenti

  • Andrea.Turconi, Rho (MI)

    ... La cosa piu' infame di tutta questa storia è che Marquez lo puo' fare, se gli va puo' sorpassare e farsi sorpassare quante volte vuole, è lecito, come è lecito prendere per culo tutti quelli che pensano di assistere a una gara straordinaria salvo poi fare 1+1 il gp successivo e capire il suo vero intento ... un ragazzino viziato che se ne frega dello sport e degli appassionati di moto.
  • Mr70a+, Tirano (SO)

    @pacco1198. Credo nella tua buona fede ,anche in quella di Caimano ,meno in quella del mio "nemico " Capiroxi ...aah aah ,ma per me il troppo amore per la GP ,la passione smisurata per il pluricampione italico vi rende poco obbiettivi . Capitava a volte anche a me con Max ,ora vedendo le cose lontano nel tempo ,le rivaluto meglio ,come ho rivalutato in positivo la carriera di Rossi. Ti saluto,e mi sgancio da questo post. Ciao
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