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Elena Bagnasco, signora genovese appassionata di storia e cultura, è la discendente di quei Parodi che come è noto fondarono la Moto Guzzi nel marzo del 1921 insieme a Carlo Guzzi e Ravelli. Per l’esattezza, Giorgio Parodi - consigliere nell’atto fondativo come Carlo Guzzi e figlio del presidente Emanuele Vittorio Parodi - era il nonno materno di Elena. Giustamente orgogliosa della sua famiglia - imprenditori, armatori, industriali conservieri di grande successo fin dall’Ottocento - Bagnasco vuole riparare a una ingiustizia. Nella sua prospettiva, la storia ufficiale del marchio ha tolto ai Parodi il ruolo adeguato.
Nel primo suo libro, “Giorgio Parodi, le ali dell’aquila”, quattro anni fa Bagnasco metteva in ordine le cose e sottolineava soprattutto l’aspetto economico della faccenda: i Parodi e soltanto loro avevano le risorse, investirono nella Moto Guzzi e la fecero grande con la collaborazione dei fratelli Guzzi. Ora va più a fondo e dopo tre anni di ricerche in vari archivi, documenti alla mano, ricostruisce tanti aspetti. Racconta perché alla fine fu scelto il nome di Guzzi e non quello di Parodi per il nuovo marchio, perché per la sede della fabbrica si scelse Mandello del Lario e non Genova. In particolare tiene a sostenere che il prototipo della prima moto, motore compreso, nacque prima che Carlo Guzzi comparisse sulla scena.
Su questo tema, Bagnasco non ha prove inoppugnabili, si avvale di testimonianze di famiglia e procede per deduzione scavando tra i pochi documenti e incrociando le date. Il prototipo, nella sua tesi, si chiamava GP dalle iniziali di Giorgio Parodi e non, come si è sempre creduto, per Guzzi e Parodi. Il motore sarebbe derivato da un De Giorgi fuoribordo costruito a Varazze. E forse della prima moto fu realizzato più di un esemplare.
Il nuovo libro è titolato “La mia GP, storia e racconti a quattro tempi”. L’autrice presenta testimonianze orali, lettere, documenti, foto e brevetti che supportano la sua tesi e la rendono credibile. Nel racconto, il prototipo (che è esposto nel museo di Mandello) nasce già nel 1919 a Varazze nella fabbrica della CIVES, che nella prima guerra mondiale costruiva gli idrovolanti motorizzati Isotta Fraschini. Fu un “esperimento” che poteva anche finire lì e invece si trasformò nella Normale, la prima Guzzi di serie, un esperimento finanziato dal padre di Giorgio. Chi lo realizzò? Un gruppo di giovani amici appassionati di aerei, di moto e motori: Giorgio Parodi, Stefano Baglietto degli omonini cantieri, Ravelli e altri.
Non è una notizia da poco anche perché ridimensiona il ruolo dei due fratelli Guzzi, Giuseppe (il maggiore, ingegnere) e Carlo, quest’ultimo co-fondatore ma senza capitali. Intendiamoci, Carlo doveva avere una bella mente: “eccellente telaista, era anche la persona giusta per la gestione tecnica e produttiva dell’azienda”. Bagnasco cita due brevetti depositati da lui. Il primo del 1919 relativo a una particolare “struttura dei motocicli”, il secondo del ‘27 per “una forcella elastica anteriore per motocicli e biciclette a motore, con molle di compensazione”.
L’apporto di Carlo Guzzi, il libro lo riconosce, fu molteplice: suggerì il posizionamento orizzontale del motore monocilindrico nel telaio, introdusse la soluzione del parafango posteriore portante (che però fu abbandonato nel ’24 perché costoso da produrre), definì e mise a punto i telai, disegnò le linee delle moto. E animò e diresse la fabbrica, naturalmente.
Invece Giuseppe, che era ingegnere civile, si sarebbe limitato a progettare per la Moto Guzzi “il quartiere della case per i dipendenti, la prima versione della galleria del vento, la ristrutturazione della Canottieri, la centrale elettrica dello Zerbo ed altro”.
Carlo Guzzi “sapeva disegnare benissimo, è merito suo se le moto Guzzi furono le più belle dell’epoca, e aveva una bella calligrafia”, tuttavia dal libro esce con qualche ombra. Già si sapeva che la sua era una famiglia della buona borghesia milanese, il padre era un professore universitario e un inventore che morì presto nel 1906. La vedova, con quattro figli, si trasferì allora nella casa di vacanza a Mandello. Lì Carlo, che non aveva finito gli studi tecnici, fu prima apprendista in varie officine poi creò un’officina meccanica con il fratello: adattavano motori già esistenti agli svariati utilizzi, poi si mise in società con una ditta di Milano (la Forloni & Muggiani) che però fallì insieme a lui. Il fallimento, secondo le fonti della signora Bagnasco, fu nascosto ai Parodi e per questa ragione Carlo evitò per anni di firmare i vari documenti ufficiali.
Insomma, non tutto è filato liscio, nel racconto della storia della Moto Guzzi così come la conosciamo noi. Sapevamo che tre appassionati di volo si misero insieme fin dal 1919 per realizzare il sogno comune, che il terzo (Ravelli) morì quasi subito e per celebrarlo fu scelta la “sua” aquila per il marchio quando nacque la Guzzi nel ‘21. Par di capire invece che tra Carlo Guzzi e i Parodi, fin dall’inizio, la sintonia non fosse perfetta.
Colpisce la corrispondenza (allegata al libro) tra Carlo Guzzi e i Parodi. Il centro delle discussioni? Soldi. Nel 1921, alla fondazione della Moto Guzzi, si era deciso che gli utili sarebbero stati suddivisi così: 50% a Parodi, 25% a Guzzi e 25% al terzo socio. Ebbene, Carlo scrive a Giorgio lamentandosi del fatto che per anni ha ricevuto solo il 20% e che soltanto nel ’31 ha visto il 24%. E ancora Carlo nel ’45 sembra irritato quando scrive a Giorgio: “adesso vuoi riportare al 20% la mia interessenza, ma guarda che tuo padre fin dal 1919 mi aveva promesso per iscritto il 30%...”. Ahi ahi.
A Carlo Guzzi spettava anche uno stipendio annuo, che nel 1928 figura di 150.000 lire. Poco, per lui, che quell’anno chiese al presidente una correzione al rialzo. Stupenda la risposta di Emanuele V. Parodi, un vero capolavoro di diplomazia per dire elegantemente: stai sognando, nessun aumento e pedalare.
Carlo Guzzi è morto nel 1964 ed è sepolto a Mandello. Giorgio Parodi è mancato nove anni prima, la nipote Elena non lo ha mai conosciuto e la famiglia genovese è uscita definitivamente dalla Moto Guzzi nel ‘69. La sensazione è che i Parodi si siano sentiti e tuttora si sentano sottovalutati nel loro ruolo storico. La Moto Guzzi è stata per tanti anni la più importante e vittoriosa casa motociclistica italiana, la massima espressione di efficienza, inventiva, fantasia, innovazione tecnologica. Sarà interessante verificare se nel nuovo museo - ormai è imminente l’apertura - il racconto ufficiale darà spazio alle nuove rivelazioni.