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Cari smanettoni, macinatori di chilometri e cultori della sinfonia meccanica, c’è una novità che potrebbe farvi venire voglia di spegnere l'interfono del casco. Noi motociclisti siamo abituati a leggere l'asfalto: cerchiamo il grip, evitiamo le buche come fossero campi minati e malediciamo le bande sonore che ci fanno vibrare i polsi.
Ma da Los Angeles arriva una provocazione che fa sorridere e sognare: un produttore musicale locale ha avuto la folle e geniale idea di sfruttare la tecnologia delle autostrade musicali per far suonare all'asfalto... i Depeche Mode. Sì, avete capito bene. Niente più noiose vibrazioni quando cambiate corsia, ma i riff magnetici della band di Basildon.
Per chi non lo sapesse, le autostrade musicali esistono già. In California, in Giappone e in Danimarca ci sono tratti in cui speciali scanalature nell'asfalto, calcolate con precisione matematica, emettono note musicali quando vengono percorse dagli pneumatici a una determinata velocità. Finora si sono limitati a motivetti allegri o all'Ouverture del Guglielmo Tell. Ma i Depeche Mode? È qui che la faccenda si fa interessante.
Se c'è una band che si presta alla perfezione al concetto di viaggio e di pulsazione meccanica, sono proprio loro. I Depeche Mode non sono solo i profeti del synth-pop e della dark wave da ballare nei club: tutta la loro discografia è un inno al movimento.
Pensateci, il loro capolavoro live, nonché storico documentario del 1989 diretto da D.A. Pennebaker, si intitola 101. Il nome non fu scelto a caso: era il 101esimo concerto del tour Music for the Masses, culminato al Rose Bowl di Pasadena, a due passi da Los Angeles, e qui il cerchio del nostro produttore si chiude, ma la 101 è soprattutto la celebre US Route 101, la leggendaria autostrada che taglia la California.
E vogliamo parlare di Behind the Wheel? «My little girl, drive anywhere, do what you want, I don't care». È il manifesto della resa al viaggio, del lasciarsi trasportare. Non a caso, il lato B di quel singolo era una cover magistrale, oscura e metallica, del classico del rock on the road: Route 66.
Ma come funziona esattamente questa stregoneria? Il progetto, battezzato The 101 Plays Itself (la 101 suona se stessa), sfrutta i feed video in diretta delle telecamere del Dipartimento dei Trasporti della California. Le cinque corsie della Freeway sono state trasformate dal software nelle cinque righe di un pentagramma virtuale. Ogni volta che un veicolo attraversa una linea immaginaria sovrapposta all'immagine, il sistema genera una nota musicale. In pratica, noi e i nostri compagni di viaggio diventiamo, a nostra totale insaputa, gli strumenti di un'orchestra di lamiere e marmitte.
Il risultato finale? È una questione di traffico. Nelle infernali ore di punta l'ingorgo produce sequenze elettroniche martellanti, meccaniche e industriali. Sembra di stare dritti dentro a un campionatore anni '80: l'autostrada suona letteralmente come la migliore base synth-pop dei Depeche Mode. Quando invece scende la notte, i pendolari spariscono e la carreggiata si svuota. A quel punto, i rari passaggi dilatano il tempo, le note rallentano e la frenesia di Dave Gahan lascia il posto a una composizione ambient dilatata e spaziale.
Insomma, di giorno si viaggia a tutto gas con i Depeche Mode, di notte ci si gode l'aria fresca con Brian Eno.
Ora, caliamo questa meravigliosa visione artistica nella nostra cruda realtà a due ruote. Immaginate di percorrere questo tratto di strada in sella alla vostra moto. C'è un piccolo dettaglio: l'acustica.
Se viaggiate su una turistica elettrica o su una granturismo ovattata, potreste effettivamente godervi un'esperienza mistica, sentendo Enjoy the Silence emergere dolcemente dal manto stradale. Ma se, come molti di noi, cavalcate una Ducati con frizione a secco e scarichi Termignoni, o un'Harley-Davidson che sputa fiamme e decibel, della melodia dei Depeche Mode sentirete ben poco, il vostro bicilindrico coprirebbe impietosamente la voce di Dave Gahan.
Si scherza, ovviamente, le melodie sono udibili sul sito dedicato, prive di qualsivoglia disturbo extra.
E poi c'è il problema della velocità. Le autostrade musicali funzionano solo se si rispetta il limite. Se andate troppo piano, incastrati nel traffico, Just Can't Get Enough si trasformerà in lentone. Se invece vi fate prendere la mano e aprite il gas, Personal Jesus diventerà una traccia hardcore-techno a 200 bpm.
«Le giuro, Agente, non stavo facendo una gara di velocità, stavo solo cercando di riprodurre il remix di Kevorkian del 1990!», potrebbe diventare la nuova scusa ufficiale per contestare l'autovelox.
Viene da chiedersi cosa succederebbe se importassimo l'idea in Italia. Immaginate la BreBeMi, già di per sé vuota e metafisica, che vi suona Never Let Me Down Again verso il tramonto. Sarebbe epico. Oppure il Grande Raccordo Anulare di Roma all'ora di punta, bloccato, che riproduce un loop infinito e disperato di Wrong. O la Salerno-Reggio Calabria che intona Walking in My Shoes.
L'esito? Ehm, non lo so, ditemelo voi!