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Ci sono appuntamenti che, per chi ama l’Adventure, finiscono inevitabilmente cerchiati in rosso sul calendario. La HAT è uno di questi. Centinaia di chilometri, sterrati, montagne, ore e ore in sella e quel sapore da grande avventura che negli anni ha trasformato la manifestazione in uno dei riferimenti italiani per chi ama viaggiare con le ruote tassellate.
Alla HAT 2026 Nicola Dutto è ormai di casa. Pilota, atleta e veterano della manifestazione, questa volta ha però deciso di condividere l’esperienza con un compagno particolare: Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum ma, quando giacca e cravatta vengono lasciate nell’armadio, grande appassionato di moto e soprattutto di fuoristrada.
Un incontro tra due mondi che sulla carta potrebbero sembrare lontanissimi. Da una parte la finanza, dall’altra le competizioni off-road. In realtà, basta parlare con loro per capire che il terreno comune è molto più ampio di quanto possa sembrare.
"Probabilmente è proprio quello che ci ha unito", racconta Dutto. "Ognuno di noi vive in un mondo particolare: il suo è quello della finanza, il mio quello dell'enduro. Ci siamo guardati negli occhi, ognuno ha visto i meriti dell'altro e siamo diventati amici".
La passione motociclistica di Massimo Doris parte da lontano. A 16 anni arriva una Honda 125 quattro tempi da enduro, una moto che lui stesso ricorda scherzosamente come tutt'altro che prestazionale, ma sufficiente per cominciare a percorrere le sterrate insieme agli amici.
Poi arrivano l'auto, gli impegni e una lunga pausa dalle moto. Al loro posto entra la mountain bike, capace almeno in parte di restituire quelle sensazioni e quell'adrenalina cercate da ragazzo.
A riportarlo definitivamente sulle due ruote tassellate sarà proprio Nicola Dutto. Doris aveva già ricominciato ad andare in moto e possedeva una KTM utilizzata prevalentemente su strada. Poi l'invito dell'amico per un'uscita in Piemonte cambia tutto: una moto prestata, un giro in fuoristrada e, una volta tornato a casa, la decisione di rimontare immediatamente le gomme tassellate. Da lì, racconta, "è partita" definitivamente la passione per l'enduro.
Una passione che oggi trova spazio in un'agenda inevitabilmente molto piena. Doris ama lo sport in generale, dalla bicicletta allo sci, ma quando si parla di moto non nasconde una preferenza precisa: il fuoristrada.
Per Nicola Dutto, invece, parlare di moto significa inevitabilmente parlare anche di libertà.
Il grave incidente che ha segnato la sua vita non ha cambiato il rapporto con le due ruote. Se possibile, gli ha attribuito un significato ancora più profondo.
"L'emozione c'è sempre", racconta. "Ogni volta che devo partire per una gara c'è quel mix di adrenalina e paura che alla fine è quello che cerchi. Poi, nel momento in cui sali sulla moto e parti, si cancella tutto".
Ma soprattutto c'è una frase che racconta meglio di qualsiasi altra che cosa rappresentino oggi per lui le due ruote: "Per me la moto è libertà. Quando sono in moto mi sento veramente libero".
Dutto spiega anche come sia cambiato il proprio rapporto con la prestazione. Oggi, dice, vive la moto con maggiore serenità: meno pressione sul risultato e più attenzione alle sensazioni, all'esperienza e al piacere stesso di guidare.
Poi arrivano i fatti. Circa 600 chilometri separano Sanremo da Sestriere lungo il percorso della Classic, attraversando sterrati in quota e alcuni degli scenari alpini più spettacolari.
Alla vigilia Doris non cerca risultati né cronometri. L'obiettivo è molto più semplice: "Divertirmi". Sa già che saranno tante ore in sella, che la fatica arriverà e che le vibrazioni delle specialistiche presenteranno inevitabilmente il conto.
La previsione è quasi profetica: "Arrivare stanco, ma col sorriso".
Dutto, invece, conosce bene ciò che lo aspetta. Era presente già alla prima edizione, nel 2009 e ha visto la manifestazione crescere anno dopo anno fino a diventare quello che considera un vero punto di riferimento.
Il fascino, spiega, sta proprio nella possibilità di assaporare qualcosa che ricorda un rally: viaggio, navigazione, lunghe ore in sella, giorno e notte, senza però la pressione della competizione. Una sorta di piccola Dakar vissuta con uno spirito completamente diverso.
La partenza da Sanremo segna l'inizio della parte più attesa. Davanti ci sono polvere, montagne, strade sterrate in quota e quasi un giorno intero da vivere sulle due ruote.
Poco più di 24 ore dopo, il traguardo è a Sestriere.
E la prima parola che viene fuori parlando con i due protagonisti è inevitabilmente “fatica”.
"Non ho un muscolo che non mi faccia male, compresi quelli del sorriso", scherza Dutto quando gli viene chiesto se si siano divertiti.
Una frase che sintetizza perfettamente l'esperienza: stanchezza enorme, ma compensata da panorami spettacolari, condizioni meteorologiche perfette e soprattutto dalla sensazione di aver vissuto qualcosa di speciale.
Anche Doris ammette di aver sottovalutato almeno in parte l'impegno fisico. Si aspettava meno fatica, pur sapendo quanti chilometri li attendevano. Ma quando il percorso è così bello, racconta, la voglia di continuare finisce per mettere momentaneamente in secondo piano tutto il resto.
Alla fine, però, ciò che rimane non sono soltanto sterrati e chilometri.
Uno degli aspetti più interessanti raccontati da Doris riguarda l'interfono utilizzato durante tutto il percorso. Non soltanto uno strumento per coordinarsi, ma qualcosa capace di cambiare completamente il modo di vivere l'esperienza.
Battute, commenti, impressioni davanti a un panorama o dopo un passaggio complicato possono essere condivisi esattamente nel momento in cui accadono.
"L'abbiamo fatta veramente insieme", spiega Doris. Perché senza quella comunicazione continua molte sensazioni finirebbero inevitabilmente dimenticate una volta arrivati al successivo ristoro.
Ed è forse questa una delle immagini più belle della loro HAT: non semplicemente due motociclisti che percorrono la stessa strada, uno davanti e uno dietro, ma due amici che condividono praticamente in diretta ogni momento dell'avventura.
Per Nicola Dutto l'appuntamento sembra ormai già fissato per il prossimo anno. La HAT è diventata una presenza stabile nel suo calendario e, scherzando con Doris, il problema sarà semmai riuscire a bloccare con sufficiente anticipo uno spazio anche nella sua agenda.
Tra i ricordi dell'edizione 2026 restano soprattutto due passaggi: una parte più tecnica, tra sassi smossi e pietre, e gli ultimi chilometri verso Sestriere, accompagnati da panorami alpini che Doris, grande amante della montagna, definisce semplicemente incredibili.
Poi, al traguardo, arriva la sintesi forse più efficace di tutte.
"Ci siamo divertiti, siamo tutti interi".
Dutto sorride e completa il concetto: "Quella è la cosa più importante. Missione numero uno: divertirsi e tornare interi".
Ed è difficile trovare una definizione migliore dello spirito con cui vivere un'avventura come questa.