Il casco. Ultima parte: l'omologazione Europea 22-05

Quali prove deve superare un casco per essere omologato, e quali le differenze tra le varie omologazioni internazionali. I segreti dell'etichetta
3 luglio 2008


Tutto quello che c'è da sapere sulle omologazioni
Terminiamo questa nostra rubrica sul casco protettivo per motociclisti, parlando della vigente omologazione 22-05. Naturalmente non intendiamo scendere troppo negli aspetti tecnici di questa omologazione, ma solo tracciarne i punti principali, sempre con l'intento di fornire all'utilizzatore finale una maggiore conoscenza del proprio casco.

Quando un'azienda ha progettato e costruito un nuovo casco, oltre ad averlo preventivamente testato presso il proprio laboratorio o averlo fatto testare da laboratori certificati alle prove della normativa 22-05, prima di poterlo mettere in commercio deve ottenere l'omologazione del casco stesso.  Per farlo si deve rivolgere ad un ente omologativo italiano o estero, purché abbia la propria sede in Europa . In Italia sono quattro o cinque gli enti che hanno ottenuto l'autorizzazione dal Ministero dei Trasporti di testare e rilasciare omologazioni per caschi ad uso motociclistico. Solitamente l'azienda invia all'ente prescelto cinque caschi per ognuna delle taglie con le quali il casco verrà commercializzato.  Una volta testato il casco - naturalmente facciamo l'esempio di un casco che abbia superato l'omologazione -  l'ente omologativo fornirà al produttore il numero di omologazione e manterrà presso di se un casco come campione di riferimento, utilizzabile in caso di controlli alla produzione dei quali parleremo più avanti in questo stesso articolo. Questo numero di omologazione è quello che troveremo stampato a sinistra sull'etichetta omologativa e sarà composto da 6 cifre e da una o due lettere. Le prime due cifre saranno 05, e stanno ad indicare che il casco ha ottenuto l'omologazione 05 (la più recente ed attualmente in vigore in Europa) mentre le quattro cifre seguenti indicheranno il numero di omologazione di quello specifico casco. Come abbiamo visto in un precedente articolo, le lettere in fondo al numero potranno essere una J se il casco è stato omologato come jet (senza alcuna protezione al mento), una P se il casco dispone di una mentoniera testata come protettiva oppure le due lettere NP se il casco, pur disponendo di una protezione al mento, è stato omologato con una mentoniera ritenuta non protettiva (NP sta per non protettiva). 

Una volta ottenuta l'omologazione,  l'azienda produttrice richiederà all'ANCMA (Associazione Nazionale Costruttori Motocicli ed Accessori) l'invio del primo lotto di etichette, comunicando che il casco ha precedentemente ottenuto l'omologazione (e fornendone il numero). Ogni lotto è composto da 3200 etichette numerate singolarmente da 0 a 3200. Questo numero progressivo è quello che troveremo stampato sulla parte destra dell'etichetta. Ad esempio se il numero sarà 003000 sta a significare che il nostro casco ha l'etichetta  n.3000 del primo lotto. I lotti seguenti avranno numeri progressivi ed il secondo lotto ad esempio sarà dal numero 3201 al numero 6400. Una volta ricevute le etichette, l'azienda metterà in produzione i primi 3200 caschi.

Terminata la produzione di questo primo lotto, per poter mettere in commercio i caschi, il produttore dovrà far pervenire all'ente omologativo :
40 caschi nella taglia maggiore e 10 caschi nella taglia minore, se si tratta di casco jet; oppure 50 caschi nella taglia maggiore e 10 caschi nella taglia minore se si tratta di casco integrale o apribile con mentoniera protettiva. 
L'ente omologatore sottoporrà anche questi caschi alle prove omologative richieste e nel caso di esito positivo, comunicherà all'azienda il benestare alla commercializzazione del primo lotto di caschi. Chiaramente se l'esito dei test fosse negativo, il produttore dovrà modificare i caschi prodotti secondo le indicazioni fornite dai test stessi ed inviare altri caschi all'ente omologatore, per ripetere il test.
A questo punto il casco è stato omologato, e per richiedere ulteriori etichette, l'azienda, se dispone di un laboratorio qualificato (vedremo in seguito cosa significhi) potrà effettuare nel proprio laboratorio i test chiamati di routine, inviando all'ANCMA un verbale di richiesta etichette.

I Test di Omologazione
Come avvengono questi test? Il produttore deve testare nel proprio laboratorio, se certificato, o in un laboratorio di un ente omologatore, solitamente 2 caschi per ogni taglia. Ipotizzando che il casco disponga di 5 taglie (XS - S - M - L - XL) verranno testati due caschi per taglia.
Ad esempio :
Taglia XS n.1 casco condizionato a caldo (a +50 gradi)
Taglia XS n.1 casco condizionato a freddo (a  -20 gradi)
Inoltre un casco nella taglia maggiore (nel nostro esempio la XL) ed un casco nella taglia minore (XS) verranno utilizzati per le prove di scalzamento (al casco, posizionato sulla falsatesta, viene applicato un peso che cadendo non deve scalzare il casco dalla falsatesta stessa) e per le prove del sistema di ritenzione (delle quali abbiamo parlato in uno dei precedenti articoli di questa guida).
In tutto quindi 12 caschi.
Vediamo però nel dettaglio come si svolgono questi test.  
Innanzitutto il casco viene posizionato su di una falsatesta. Viene definito tale, un oggetto in lega metallica avente appunto la forma di una testa. Le falseteste sono disponibili in diverse taglie a seconda della taglia del casco che si vuole testare.  In pratica simulano la testa di un motociclista durante un impatto. Una volta calzato il casco sulla falsatesta corrispondente, vengono entrambi posizionati su un tavolo che dispone di un sistema di puntamento con raggio laser, atto a stabilire quali siano i punti dove il casco dovrà essere battuto. Vale a dire i punti nei quali il casco deve subire l'urto.
Questi punti sono così definiti :
B sulla parte frontale
X DX sulla parte laterale destra
X SX sulla parte laterale sinistra
P sulla parte superiore
R sula parte posteriore
S sulla mentoniera (naturalmente se il casco dispone di questa protezione)
Una volta "segnati" i caschi devono essere condizionati, vale a dire che 5 caschi (nel nostro esempio uno per taglia) vengono messi in un frigorifero alla temperatura di meno venti gradi per circa 4-6 ore ed altri cinque  vengono invece inseriti in un forno alla temperatura di più 50 gradi, sempre per lo stesso periodo di tempo. E' chiaro che in questo modo si vogliono simulare tutte le condizioni di utilizzo con varie temperature, oltre a stabilire se i materiali utilizzati resistano al caldo (dilatazione) e al freddo (restringimento). Trascorso questo periodo, i caschi vengono prelevati, posizionati su di una falsatesta (della stessa taglia del casco) e quindi testati o in gergo "battuti". Per effettuare il test serve un macchinario apposito (vedi foto) che  - una volta posizionato il casco in modo che vada a battere proprio su uno dei 6 punti segnati e sopra descritti - solleverà il casco e la falsatesta per 3 metri e li lascerà poi cadere su di un  incudine. Vi sono due tipi di incudine : piatta o kerbstone (dall'inglese : cordolo del marciapiede).
Solitamente, per effettuare un test valido, l'incudine piatta si utilizza con i caschi condizionati a freddo e il kerbstone con i caschi condizionati a caldo. L'apparecchiatura per i test d'impatto è collegata ad un computer che evidenzia su di un monitor il grafico del test appena effettuato (vedi foto).  All'interno della falsatesta sono posizionati tre accelerometri che trasmettono i dati al computer, il quale li elabora e mostra sul monitor il grafico conseguente (vedi foto). Per spiegare in parole semplici e senza entrare troppo nei particolari tecnici, il computer ci mostra questi dati :
- velocità di caduta : deve essere compresa tra 7,50 e 7,68 millisecondi
- picco di decelerazione  : è espresso in g ed evidenzia la decelerazione subita dal casco all'impatto con l'incudine. Non deve superrare il valore di 275 g.
- valore HIC  (Head Injury Criterion) : è il valore più importante e viene stabilito da una formula inserita nel computer. Per esprimermi in termini comprensibili, si potrebbe definire  come la dissipazione dell'energia causata dall'impatto nel tempo. Ossia : per quanto tempo la falsatesta ha subito l'effetto dell'energia sprigionata dall'impatto con l'incudine. Non deve superare la misura di 2400. E' un valore determinante per stabilire la validità di un casco ed è stato introdotto dalla normativa 05. Infatti non basta conoscere quanta energia la falsatesta abbia assorbito, ma è soprattutto importante sapere per quanto tempo l'energia ha gravato sulla falsatesta. Per fare un esempio banale, ma calzante : se premo un dito contro la vostra fronte per pochi secondi non vi procurerò alcun dolore, ma se la mia pressione dovesse perdurare nel tempo con la stessa intensità, vi procurerei un dolore molto forte.  Questo è il concetto di base del valore HIC.
Se i valori del test sono positivi (rientrano cioè in quelli stabiliti dall'omologazione) il casco avrà superato il test. In caso contrario occorrerà stabilire come modificare la calotta esterna o la calotta interna (o entrambi) affinché il casco aumenti le sue capacità protettive.
Abbiamo già visto negli articoli precedenti le prove omologative richieste per il cinturino e per la visiera e quindi ci occuperemo brevemente delle altre omologazioni.
Deve essere ben chiaro per tutti che in Europa si possono utilizzare esclusivamente caschi conformi all'omologazione Europea 22-05 e non ad altre omologazioni, quali ad esempio la DOT o la Snell americane.
Attenzione quindi : prima di acquistare un casco, accertiamoci che sia omologato 22-05. Si ritiene inoltre erroneamente che queste omologazioni estere siano migliori rispetto a quella Europea. A mio parere è proprio il contrario. Come ho già avuto modo di scrivere rispondendo ad un lettore che ha acquistato un casco omologato in America, ritengo che la nostra sia la migliore omologazione al mondo. Vi basti sapere che che abbiamo appena visto quanto sia importante per stabilire la sicurezza di un casco la DOT e la Snell non hanno tra i propri valori quel HIC.

Acquistiamo quindi solo caschi ECE 22-05 non solo perché altrimenti non potremmo utilizzarli, ma sopratutto perché sono garanzia di sicurezza. Va inoltre rimarcato come le maggiori nazioni Europee effettuino periodicamente controlli non solo ai laboratori delle aziende produttrici, ma anche ai caschi giacenti nei loro magazzini e pronti per essere commercializzati. Per quanto riguarda i laboratori, abbiamo sopra citato come molte aziende Italiane dispongano di laboratori certificati. Vale a dire che il Ministero dei Trasporti Italiano, dopo una visita all'azienda e dopo averne controllato le capacità produttive, controlla accuratamente che il laboratorio disponga di tutte le attrezzature necessarie alle prove omologative e soprattutto ne controlla la funzionalità, tramite apposite apparecchiature che verificano la corretta taratura. Solo a quel punto autorizza l'azienda ad effettuare i test in autonomia, fermo restando che semestralmente funzionari del Ministero faranno visita all'azienda stessa per  controllarne il laboratorio, ma anche per prelevare alcuni caschi che verranno poi testati nel laboratorio del Ministero. Nel caso in cui i caschi prelevati non fossero conformi alle prove di omologazione, verrebbero prelevati altri caschi dello stesso modello da un punto vendita e, se il problema persistesse,  si potrebbe arrivare al blocco della produzione o addirittura dal ritiro dal mercato dei caschi del lotto soggetto a controllo (come abbiamo visto con l'etichetta applicata al casco si può effettuare la rintracciabilità dell'omologazione e del lotto produttivo).  Infine in caso di incidente, se il motociclista coinvolto volesse accertarsi che il casco che indossava (nel caso non si fosse rivelato idoneo) era corrispondente a quello che l'azienda produttrice aveva a suo tempo omologato, il Ministero dei Trasporti potrebbe controllarlo con il campione di riferimento che aveva trattenuto al momento dell'omologazione. Queste sono le nostre garanzie di sicurezza. Per questo acquistiamo sempre caschi di aziende conosciute e rintracciabili. Diffidiamo inoltre di quei caschi dal prezzo molto basso. Come abbiamo visto le aziende produttrici più valide dispongono di un proprio laboratorio, con costosi macchinari, e si accollano tutti i costi delle omologazioni e dei controlli successivi (oltre al costo dei caschi testati, che come abbiamo sono molti).

Non limitiamoci a controllare che il casco abbia l'etichetta omologativa, ma leggiamola. Come abbiamo appena scritto, l'etichetta ci può dire molto e soprattutto ci può indicare il paese dove il casco è stato omologato. Ora sappiamo quali controlli vengono effettuati nelle nazioni più avanzate (dal punto di vista della produzione e del controllo sui caschi) vale a dire Italia, Spagna, Francia e Germania.

Questa è la legenda delle nazioni con il numero corrispondente, quello  che troviamo nel cerchio a fianco della lettera E:
1 Germania - 2 Francia - 3 Italia - 4 Paesi Bassi - 5 Svezia - 6 Belgio - 7 Ungheria - 8 Rep. Ceca - 9 Spagna - 10 Jugoslavia - 11 Regno Unito - 12 Austria - 13 Lussemburgo - 14 Svizzera - 16 Norvegia - 17 Finlandia - 18 Danimarca - 19 Romania - 20 Polonia - 21 Portogallo - 22 Russia - 24 Irlanda - 25 Croazia - 26 Slovenia  - 27 Slovacchia - 28 Bielorussia - 29 Estonia - 31 Bosnia Erzegovina  - 37 Turchia - 40 Macedonia.
Se leggiamo ad esempio E14, significa che il nostro casco è stato omologato in Svizzera, indipendentemente dal fatto che il produttore sia ad esempio Spagnolo.

Con questo articolo si conclude la nostra breve rubrica sul casco protettivo per motociclisti. Speriamo che i nostri scritti siano stati comprensibili e che vi aiutino nella scelta e nell'utilizzo del vostro casco.
Restiamo a vostra disposizione per ogni vostra domanda o commento.
Però non ci fermiamo qui.
Abbiamo richiesto alle più importanti aziende Italiane ed estere l'invio di alcuni dei loro prodotti. Li stiamo provando per voi, li stiamo utilizzando con i nostri tester, li smonteremo per valutarne la funzionalità, i pregi ed i difetti.
Continuate quindi a leggerci per proteggervi nel migliore modo possibile.

Carlo Baldi

Prima parte. La nuova sezione dedicata ai caschi. Chi è Carlo Baldi 
Seconda parte. La calotta esterna
Terza parte. La calotta interna
Quarta parte. I componenti del casco
Quinta parte. Uso e manutenzione del casco
Leggi le risposte dell'esperto ai commenti del primo articolo
Leggi le risposte dell'esperto ai commenti del secondo articolo
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Leggi le risposte dell'esperto ai commenti del quinto articolo

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