Arai Quantum
I caschi Arai sono famosi nel mondo per la loro qualità e sicurezza. L’azienda giapponese che ha la propria sede a Ohmiya, venne fondata nel 1937 da Hirotake Arai ed è ancora oggi gestita dalla famiglia Arai, con i padri che lasciano il posto ai figli proseguendo così la dinastia. Oltre alla sede originaria, Arai dispone di una base a Daytona negli USA, aperta nel 1975, e di una sede europea a Hoevelaken in Olanda, operativa dal 1983.
Non possiamo iniziare il nostro report relativo alla prova del casco Arai Quantum senza prima parlarvi della filosofia costruttiva di Arai, quel “Global Safety Concept” che estende gli standard di sicurezza oltre i requisiti di legge.
Sicurezza senza compromessi . Questo è in poche parole il credo dell’azienda di Ohmiya che contrariamente alla grande maggioranza degli altri produttori, progetta e produce i propri caschi senza tener conto delle vigenti omologazioni, che considera invece come il punto di partenza per i propri test di laboratorio. Arai non si limita a testare i propri prodotti solo nei punti del casco previsti dall’omologazione ECE 22-05, ma estende le proprie prove su quasi tutta la superficie superiore e laterale della calotta e con valori limite superiori a quelli richiesti dalla normativa europea. La vigente normativa ECE 22-05 prevede un singolo test di impatto su cinque zone del casco, mentre nei laboratori Arai il test viene eseguito su sette zone differenti e su ognuna di esse l’impatto viene ripetuto per ben tre volte. Inoltre, anche se non richiesto, Arai sottopone i suoi caschi ad un ulteriore verifica di sicurezza: il test di penetrazione. Un impatto di un cono metallico di 3 Kg che colpisce la calotta esterna da un’altezza di 3 metri e che non deve venire a contatto con la falsa testa sul quale il casco è posizionato. Infine non va sottovalutato che gli impatti avvengono su tutti i tipi di incudine: piatta, a spigolo mussato, semisferica e a spigolo vivo (marciapiede), mentre la 22-05 richiede solo prove su incudine piatta e ad angolo smussato. In altre parole Arai cerca di simulare in laboratorio tutte le possibili condizioni di impatto ed in tutte le diverse aree del casco.
Sono prove molto difficili da superare, ma come vedremo in seguito quando valuteremo i singoli componenti del Quantum, le lavorazioni, gli impianti ed i materiali impiegati consentono il superamento di questi probanti test.
Siamo andati a prelevare il nostro Arai Quantum direttamente alla BER Racing per aver modo di incontrare il proprietario e fondatore di questa azienda, Maurizio Bombarda che importa Arai in Italia dal 1982. Durante la nostra visita, oltre a porgli alcune domande, abbiamo avuto la possibilità di vedere più da vicino come sia fatto un casco Arai, con spaccati del casco e delle calotte che riportiamo nella nostra galleria fotografica.
La scatola che contiene il nostro Quantum è la classica scatola singola Arai bianca e blu con una maniglia ed una doppia apertura. Al suo interno il casco è protetto da un sacchetto in tessuto sintetico blu chiuso da due cordini. L’etichetta omologativa ci informa che il nostro casco è stato omologato come integrale (vale a dire con mentoniera protettiva) in un laboratorio olandese ed in conformità con la vigente normativa ECE 22-05. All’interno della scatola troviamo una dotazione composta da una visiera antiappannamento, che potremo fissare all’interno della visiera montata sul casco, sfruttando il sistema a due perni denominato pin lock, ed un tubetto di silicone liquido che serve per lubrificare la parte finale della visiera (il meccanismo visiera) prima di utilizzarla. Completa la dotazione dei libretti di istruzione che sono due. Il primo riguarda le istruzioni per il corretto utilizzo del Quantum ed è in nove lingue. Il secondo invece fornisce notizie generali circa il casco (come calzarlo, come scegliere la taglia giusta, come comportarsi in caso di urto anche accidentale ecc) ed è in diciotto lingue. Attaccato al nastro del cinturino troviamo poi una targhetta stampata su entrambe le facciate con due utili istruzioni che riguardano il sistema di ritenzione (Arai ci invita a chiudere correttamente il nastro del cinturino assicurando al meglio il casco alla nostra testa) e la verniciatura (che si potrebbe danneggiare in caso di cadute o abrasioni accidentali).
A completare la dotazione di serie troviamo anche un foglio adesivo con i loghi Arai.
Diamo un'occhiata alla linea affusolata del Quantum che ci sembra quasi schiacciata sui lati verso l’alto. Le due placche laterali che nascondono il meccanismo di movimento della visiera sono molto sottili ed incassate nella calotta. La grafica del casco che ci è stato gentilmente inviato dalla BER Racing è la DNA Black base ed ha una verniciatura davvero ben eseguita. Ci è piaciuto molto soprattutto il nero metal con una puntinatura argentata che risalta nelle giornate di sole. Perfettamente applicate sia la guarnizione del bordo visiera che quella del bordo inferiore della calotta. Esaminando la calotta esterna verifichiamo il sistema di ventilazione che è uno dei punti di forza di questo casco. I fori di aerazione sono nove. L’aria può entrare dalla presa d’aria posizionata sulla mentoniera e regolabile su tre posizioni, oppure dalle due prese d’aria fissate alla sommità della calotta e che si possono chiudere con un pulsante. Ma nelle calde giornate estive verranno apprezzate soprattutto le due ventilazioni regolabili presenti sulla visiera (uno dei tanti brevetti Arai) che indirizzano nel casco una grande quantità d’aria. Nella parte posteriore della calotta troviamo invece i fori di estrazione. Due sono posizionati all’interno dello spoiler e sono regolabili azionando la leva che troviamo al centro dello spoiler, mentre altre due si trovano sui lati della calotta.
Visto che abbiamo già citato la visiera passiamo ad esaminarla più attentamente. Per aprirla dobbiamo agire innanzitutto sul bottone che blocca la visiera ed è posizionato sul lato sinistro della visiera stessa. Un dispositivo coperto da brevetto Arai, semplice, funzionale ed importantissimo soprattutto nell’uso in pista in quanto evita che la visiera, in caso di caduta, si stacchi dal casco lasciando il viso del pilota privo di protezione durante la caduta nella ghiaia o nella sabbia della via di fuga. L’apertura frontale permettere un adeguata visione periferica e non limita il campo visivo del conducente.
Una volta aperta la visiera dobbiamo agire sulle due leve che escono dai due lati delle placche e spingendole verso l’interno della placca di copertura potremo rimuovere la visiera. Per staccare le due placche invece bisogna spingere con il palmo verso il basso e contemporaneamente tirare verso l’esterno con le dita. Più facile a farsi che a dirsi. Una manovra che richiede un poco di forza e la convinzione che non si romperà nulla. Dopo alcune prove l’operazione risulta più facile di quanto non sembri all’inizio. Abbiamo chiesto a Maurizio Bombarda se questo sistema di placche esterne, ormai abbandonato da quasi tutti gli altri produttori, non sia ormai obsoleto. Il fondatore di BER Racing, ci ha dichiarato che nello spirito e nella filosofia Arai, votata alla massima sicurezza, le due placche laterali, assieme al bottone di sicurezza della visiera, vengono considerati il miglior dispositivo esistente per evitare che, in caso di urto, la visiera si possa staccare dalla calotta lasciando l’utilizzatore sprovvisto di protezione al viso ed agli occhi. “Arai prima di modificare un casco o prima di introdurre un nuovo meccanismo o un nuovo prodotto – ci ha detto Bombarda - si accerta che il rinnovamento apporti dei benefici in termini di sicurezza. Per quanto riguarda i caschi un nuovo modello deve essere più sicuro del precedente. In caso contrario non potrà entrare in produzione”.
“Anni fa Arai aveva progettato e realizzato un casco con mentoniera removibile – continua Bombarda – ed ero stato in Giappone per poterlo visionare. Era molto bello e sicuro, ma le prove di laboratorio non hanno riscontrato una sicurezza superiore a quella dei modelli già in produzione. I vertici Arai hanno quindi preferito non immetterlo sul mercato, Abbiamo certamente rinunciato ad un buon guadagno, ma questa è la filosofia che da sempre garantisce la massima sicurezza a chi utilizza Arai”.
Sicurezza innanzitutto. Senza compromessi.
Torniamo alla nostra prova, per vedere da vicino la placca che regola il movimento della visiera e la visiera stessa. Quest’ultima ha uno spessore di mm.2 e viene ottenuta da una lastra tranciata e termoformata ed è ovviamente trattata antigraffio mentre una visierina interna, in dotazione ed applicabile con il sistema pin lock, evita gli appannamenti. Per favorire l’inserimento della visiera nelle placche e nel meccanismo, i bordi vengono smussati con una lavorazione che ci sembra avvenga manualmente. Per rimontare il tutto dobbiamo innanzitutto fissare nuovamente le due placche alla calotta e lo faremo incastrando il dentino superiore posizionato all’interno delle placche nel foro presente sulla piastra bianca del movimento visiera. Una volta incastrato il dente occorre premere verso il basso la parte finale della piastra che si andrà a bloccare sul meccanismo. A questo punto possiamo inserire la visiera nel meccanismo.
Tenendo la visiera in posizione aperta, inseriamo sotto la parte alta della placca il gancio presente sulla parte alta della visiera e successivamente inseriamo anche la parte inferiore della stessa che andrà ad incastrarsi nella parte inferiore del meccanismo. Difficile da spiegare e non facile da eseguire in quanto la placca nasconde alla nostra visione l’aggancio della visiera al meccanismo. Fatte alcune prove e compreso il funzionamento dell’incastro tra visiera e meccanismo, l’operazione si rivela sempre più facile da eseguire. Resta la certezza che non tutti siano in grado di compiere le operazioni che abbiamo descritto per smuovere e fissare mentoniera e placche e siamo certi che siano molti i possessori di caschi Arai che si facciano cambiare la visiera direttamente dal negoziante che glielo ha venduto. Prendiamo però atto della sicurezza del sistema e speriamo però che i tecnici Arai trovino presto un altro sistema maggiormente sicuro, ma anche più semplice.
Come accessori optional Arai commercializza anche molti tipi di visiere : fumè chiara, fumè scura, mirror blue, gold, special e silver.
Passiamo ora a alla rimozione delle imbottiture interne di comfort. Anche qui troviamo un sistema introdotto dall’azienda giapponese e denominato “Emergency Release”.
Utilizzato da Arai dal 2007, in caso di incidente questo sistema permette la rimozione delle imbottiture interne, creando quindi uno spazio all’interno del casco che consente un agevole rimozione del casco stesso dalla testa dell’utilizzatore. Agisce su apposite linguette di colore rosso che se tirate staccano dalla calotta prima il paranuca e quindi le imbottiture delle guancie. A dimostrazione del proprio orientamento alla sicurezza, va rilevato che Arai ha scelto di non legare questa innovazione tecnologica ad alcun brevetto esclusivo, al fine di consentire anche ad altre aziende di trarne spunto per sfruttare soluzioni analoghe a tutto vantaggio della sicurezza dei motociclisti. La cuffia e le imbottiture interne sono cucite a scheletri in plastica che assicurano il mantenimento della forma delle spugne e dei tessuti. Questi ultimi sono naturalmente lavabili, traspiranti ed anallergici.
Rimossi paranuca e guanciali, stacchiamo i quattro bottoni gialli che bloccano la cuffia mettendo a nudo la parte interna della calotta in polistirolo. Non è però esatto parlare di calotta in polistirolo in quanto la calotta interna dei caschi Arai è molto più elastica e gommosa delle calotte che sino ad ora abbiamo avuto modo di visionare. Evidentemente assieme al polistirolo vengono utilizzati speciali polimeri o materiali che non ci è dato di conoscere, ma che rendono la calotta di Arai in grado di assorbire molta dell’energia derivata da un impatto. Se a questo aggiungiamo che Arai riesce a stampare le sue calotte interne con cinque diverse densità (ognuna delle quali è studiata per proteggere i vari spessori ossei del cranio) in un unico pezzo (senza quindi sezionare la calotta in diverse parti ma mantenendo un corpo unico e solidale) ecco scoperta una delle principali cause per le quali i caschi dell’azienda giapponese possono superare i probanti test ai quali vengono sottoposti e che come abbiamo visto esulano dalle prove molto più blande richieste dalle omologazioni attualmente vigenti.
Per rimanere nell’ambito della sicurezza non ci resta che analizzare ora la calotta esterna in fibre composite. Anche in questo caso parlare di sole fibre composite è riduttivo in quanto la calotta è composta da molti strati. Durante la nostra visita alla BER Racing abbiamo visto alcune calotte sezionate che sono state più chiare di mille parole e che potete vedere nella galleria fotografica a corredo di questo nostro test. Gli strati che formano una calotta Arai sono molteplici e oltre, ad esempio, ad una rete in plastica che ne aumenta l’elasticità, Arai utilizza la “Super Fibra”. La Super fibra deriva dall’ennesimo procedimento utilizzato in esclusiva da Arai e che permette la creazione di una prima calotta in vetroresina (che sarà la base sulla quale verranno poi applicati gli altri innumerevoli strati) che non presenta il minimo spazio tra una fibra e l’altra. Grazie ad un apparecchiatura che agisce in sottovuoto, le fibre vere e proprie (i fili) vengono saldate tra di loro creando un tessuto che non presenta nemmeno il minimo spazio tra le fibre stesse e che quindi non denota punti di debolezza nella sua struttura.
Lo stampaggio delle calotte in fibra avviene con il sistema bag moulding mentre il taglio sfrutta un macchinario a raggio laser. Il Quantum dispone di tre diverse misure di calotte esterne per garantire a tutti gli utilizzatori dimensioni e spessori consoni alla loro taglia. Ricordiamo che Arai è stata la prima azienda a produrre diverse misure di calotte esterne e che in alcuni modelli arriva a produrre anche sei misure diverse, consentendo così la realizzazione di caschi le cui taglie vanno dalla XXXS alla XXXL.
Le calotte di Arai non sono tra le più leggere perché sono quelle che hanno uno spessore maggiore rispetto a quelle di molti altri produttori. Come potete vedere però il peso è dato dalla presenza di molti strati e di vari materiali che garantiscono una grande sicurezza.
Parlando di peso dobbiamo rilevare come quello del casco completo dichiarato dal produttore, gr.1500 + - 50, sia esattamente quello che abbiamo riscontrato anche noi : gr.1506. Una volta calzato però il Quantum si è rivelato molto ben bilanciato ed il peso non si è mai fatto avvertire ne ha mai indolenzito il nostro collo.
Terminiamo la nostra analisi con il sistema di ritenzione, che è composto da un nastro tubolare nero e da una chiusura a doppio anello. Anche in questo caso un sistema di chiusura forse meno pratico di quella a scatto, ma più sicuro e meno soggetto a rotture.
La scheda tecnica
Il Quantum di Arai ha la calotta esterna in tre diverse misure, stampata in fibre composite con il sistema bag moulding. La calotta interna è in polistirolo a densità differenziata. Il sistema di ventilazione dispone di 5 prese d’aria regolabili e 4 estrattori. La visiera, il cui montaggio e smontaggio non richiede l’ausilio di attrezzi, è dotata di bottone di sicurezza (brevetto Arai) ha uno spessore di mm.2 ed è trattata antigraffio. Viene inoltre fornita una visierina interna antifog da fissare tramite il sistema pin lock. L’interno è completamente smontabile (sistema Emergency Release ideato da Arai) e lavabile. Il sistema di ritenzione utilizza un nastro tubolare ad alta resistenza alla trazione ed una chiusura a doppio anello. E’ disponibile nella taglie che vanno dalla XS alla XXL in due versioni monocolore ed in sette varianti grafiche. Alle sei grafiche prodotte in precedenza, Arai ha da poco aggiunto una grafica che riprende la bandiera giapponese denominata Quantum Flag Japan. Una casco per portare aiuto alla popolazione giapponese colpita, come sappiamo, dalla tragedia del terremoto e dello tsunami. Per ogni casco venduto infatti Arai donerà 100 euro alla Croce Rossa giapponese. Il prezzo di listino, al pubblico iva inclusa, del Quantum varia da € 599 a € 719.
Conclusioni
La nostra visita alla BER Racing risale al novembre 2010. Abbiamo atteso tutto questo tempo per preparare il nostro report perché volevamo utilizzare il Quantum in tutte le diverse condizioni meteo, con diversi tipi di moto ed in tragitti cittadini, a medio raggio e a lungo raggio.
Una prova completa insomma, per mettere alla prova quello che da molti viene considerato come uno dei migliori caschi attualmente disponibili sul mercato. Sia le prove dinamiche che quelle statiche hanno confermato quella che è la filosofia Arai. Prodotti realizzati per garantire la maggior sicurezza possibile. L’interno è senza dubbio molto comodo e lo spazio per le orecchie è sufficiente. Anche utilizzando il casco per molto tempo, non abbiamo mai avvertito fastidi alla testa o alle orecchie. La calzata del Quantum è di tipo racing, ma è comoda anche per il moto turista e questo grazie alla forma interna della calotta in polistirolo ed alle imbottiture di comfort. Per scrupolo vi informiamo di aver avvertito una leggera pressione sulle guancie le prime volte che lo abbiamo utilizzato.
Una pressione che non ci ha mai procurato fastidio e che con una misura più piccola di imbottiture laterali (disponibili presso la BER Racing come optional) avremmo certamente potuto eliminare. Ottima la chiusura della visiera che non consente infiltrazioni d’aria. Abbiamo apprezzato molto il sistema di ventilazione. Con le alte temperature esterne è bastato aprire le cinque prese d’aria frontali e l’aria fresca ha fatto subito sentire il suo benefico effetto, anche perché l’aria calda che si era creata all’interno della calotta poteva uscire attraverso gli estrattori posteriori. Al contrario quando le temperature erano più basse, la chiusura ermetica delle prese d’aria ha evitato che l’aria fredda entrasse nel casco. Solitamente quando le prese d’aria sono chiuse la visiera del casco tende ad appannarsi, ma è bastato applicare il visierino con il sistema pin lock per scongiurare questo pericolo. La visiera non si è mai appannata nemmeno in caso di pioggia. Alle alte velocità il casco mantiene un ottima stabilità grazie ad una forma aerodinamica, allo spoiler stabilizzatore posteriore ed all’assenza sulla calotta di sporgenze che potrebbero creare turbolenze. Come abbiamo già scritto il peso del casco (gr.1506 effettivi) non procura nessun disturbo al collo, in quanto il Quantum è molto ben bilanciato. La rumorosità veniva da molti indicata come fastidiosa, ma non abbiamo invece avvertito una rumorosità superiore a quella di altri caschi integrali.
Certo il prezzo di questo casco non è accessibile a tutti, ma come abbiamo scritto in precedenza, Arai pensa innanzitutto alla sicurezza e stampare una calotta come quella di Arai con tanti tipi di fibre e con sistemi unici ed elaborati, ha certamente un costo elevato. Così come ha un costo la continua ricerca e lo studio che l’azienda giapponese compie ai fini di migliorare la sicurezza dei propri prodotti, come stanno a dimostrare i numerosi brevetti che Arai ha depositato nel corso degli anni e che in molti hanno cercato di copiare. Produrre un casco con 3 misure di calotte diverse costa senza dubbio di più che non un casco con due calotte o con una sola. Arai in alcuni modelli propone addirittura sei misure di calotta. Questo consente i giusti ingombri esterni, il giusto peso e soprattutto il giusto spessore della calotta interna per ogni taglia. E tutto questo equivale ad una maggior sicurezza. Ci siamo più volti posti la domanda se i caschi prodotti da Arai e venduti a cifre molto elevate valessero davvero i soldi che ci vengono richiesti e ne abbiamo parlato anche con il sig. Bombarda durante la nostra visita alla sede BER Racing di Modena. Non possiamo valutare esattamente quanto valga un casco come il Quantum, ma possiamo affermare che si tratta certamente di uno dei caschi più sicuri attualmente disponibili sul mercato. Nella sede Arai in Olanda vi sono circa 2.000 caschi che sono stati oggetto di incidenti e di urti e che sono stati studiati dal centro ricerca e sviluppo di Arai nel tentativo di migliorare i loro prodotti, di rendere i motociclisti più sicuri e di conseguenza salvare più vite umane e la vita non ha un prezzo. Arai è un casco per chi da un casco esige le massime prestazioni, in tutti i sensi.
In questo casco Arai che abbiamo avuto la possibilità di provare tutto funziona al meglio, secondo sistemi che privilegiano la sicurezza all’estetica ed a volte anche alla praticità.
E da qui nasce l’unico appunto che possiamo rivolgere ai tecnici giapponesi e che riguarda il sistema attualmente utilizzato per il meccanismo del movimento visiera. Come abbiamo visto è un meccanismo certamente sicuro, ma non sempre semplice ed intuitivo da utilizzare. Siamo sicuri che si possa progettare un sistema altrettanto sicuro e più “friendly” e, viste le capacità dimostrate negli anni dai tecnici Arai, pensiamo sia solo una questione di tempo.
Carlo Baldi
28/04/2011
Sono stati inseriti 43 COMMENTI. Commenta »
1. Ho sempre
Adoperato ARAI fi dai tempi di Spencer lo considero uno dei migliori, se non il miglior casco in commercio, adopero il Quantum modello precedente a questo ed è ottimo, sia come durata e qualita dei materiali , perfino il mio Spencer del 1987 è ancora perfetto per l'uso perciò ARAI è una garanzia saluti e un lamps Aquila della notte
valerio.ricci - 28/04/2011 09:47
2. Arai forever....
Arai fa dei caschi fantastici sotto tutti i punti di vista !! Ho Arai dal 1997 e non cambierò mai marca ...
Mik7701 - 28/04/2011 09:49
3. Mah..
scusate, ma è lo stesso quantum che nei test sharp ha solo 3 stelle su 5 e ha una protezione laterlae che minore non si può?
skeggia9 - 28/04/2011 10:28
4. Arai.... però..........
Arai fa dei gran caschi, su questo non si discute, anche se il meccanismo di sgancio/aggancio poteva pensarlo meglio....ma l assistenza al prodotto potrebbe fare di più....
Ho un arai condor, si è rotto lo switch per l apertura e chiusura della presa d aria superiore, ho atteso 5 mesi senza che ci fosse possibilità di avere il ricambio!!! 5 MESI, non 5 settimane!!! risolto con della colla/silicone. E' un vero peccato per un marchio simile cadere su dettagli piccoli piccoli...
lamps!
volo660 - 28/04/2011 10:40
5.
Su S.H.A.R.P. (UK test helmets) ha appena 3 stelle... http://sharp.direct.gov.uk/testhelmetlist?sharp-make=99&sharp-model=Quantum&sharp-type=All&sharp-rating=1&sharp-price-from=0&sharp-price-to=9999&discontinued=1
Premetto che anche io ho un' ARAI... rx7 GP! dopo 5 anni si è scollata la mentoniera e ho perso il bottone cinghiolo doppia D e in pista ho perso il copri meccanismo SX della visiera... (dopo 5 anni ci può anche stare) :-)
Però non mi capacito di come caschi che costano 3 volte meno hanno ben 5 stelle di sicurezza rispetto ad un casco "top di gamma"...
DEA8378 - 28/04/2011 10:41
6. Arai per sempre
Ho avuto la sfortuna di testare sulla mia pelle la sicurezza di un Aria.....e la fortuna di aver avuto in testa un Arai!!! Non lo cambierei mai.......nemmeno se mi regalassero altri caschi di altre marche!!!
Vins21 - 28/04/2011 10:45
7. imbattibili....
Ne ho avuti 2, nulla da dire...fantastici, prima avevo avuto altri 2 shoei , anche quelli molto buoni, ma Arai secondo me, ha qualcosa in piu, e non solo le grafiche....
danzx6r01 - 28/04/2011 11:30
8. E' uno scherzo...
Cioè un casco da 600-700€ SUPERSICURO con 3 (dico TRE) stelle SHARP?? E' uno scherzo!!!
Sarà anche confortevole, silenzioso, con una visiera supertop, ecc ecc ma le prove di impatto laterali del GOVERNO inglese parlano chiaro...
A 300€ e meno si possono trovare i vari BELL (fabbricati in ITALIA) M4, M5 versioni standard e a 400-500 prezzo le versioni in carboonio TOP di gamma... stesse caratteristiche del quantum e 2 visiere (normale+fumè) da 3,2 mm (ripeto 3,2 mm non 2). Non li ho mai provati (nè bell nè arai, io ho un M1 del quale sono contentissimo) ma sulla carta le cose stanno così.
Ribadisco: gli ARAI saranno caschi top per vario motivo, ma sicuramente sul fronte sicurezza (tema ripreso + volte nell'articolo) c'è di meglio, anche a prezzi molto inferiori.
Infine un consiglio alla redazione: in internet ci vogliono 2 secondi per "sentire altre campane" ed essere sputtanati.
Ciao!
Caro Luigi,
non crediamo affatto che le "altre campane" siano per forza migliori delle nostre. Crediamo invece nella serietà del lavoro fatto dal nostro Carlo Baldi, che da tanti anni lavora nel mondo dei caschi e vanta una vasta esperienza.
Noi quindi diciamo la nostra. E non vediamo perché dovremmo essere "sputtanati" come dici tu da quanto si trova in Rete.
Tanto più che definire i caschi Arai poco sicuri ci pare quanto meno opinabile. Tu sei invece così sicuro dell'efficacia e della completezza dei test Sharp?
Un saluto,
Andrea Perfetti (redazione Moto.it)
potx83 - 28/04/2011 11:33
9. Arai per sempre
e ho provato e sto provando anche altri caschi da anni.
Se sul fronte resistenza e sicurezza ormai non sono i soli e ci sono anche altre buonissime marche, sul fronte confort, tessuti speciali interni antisudore, ventilazione e visiere sono al momento imbattibili.
I caschi devono proteggere potx83, ma devono essere anche confortevoli, freschi , con visuale ottima etc..
piega996 - 28/04/2011 12:00
10. potx83
I caschi Arai sono talmente insicuri che il 90% (forse anche di più) dei piloti del TT di man (regno britannico)....notrh west 200.....Macao.....SBK.....GP......ecc........usa solo caschi Arai......o sono tutti dei dementi o forse i caschi Arai sono anche i più sicuri??? Inoltre il confort è strepitoso, ventilazione eccellente, visuale al top, visiera da 2 mm perchè farla più grossa distorce troppo la visuale (una vecchia visiera ho provato a prenderla a martellate e non si nemmeno rotta).......ed in fine è l'unica che fornisce anche sui caschi più "scadenti" la chiusura con anelli a doppia D
Vins21 - 28/04/2011 12:31
11. paragone altre marche
Vorrei sapere da chii ha un Arai se ha mai provato caschi di altre marche e ovviamente i loro giudizi. Ho un Suomy Vandal e non mi trovo male, mai un problema, ma sopra i 200 entra l'aria e il rumore è un po fastidioso...
jackdirio - 28/04/2011 12:32
12. Alla redazione
Caro Andrea,
nel mio commento non volevo mettere in discussione l'esperienza del tester nè la sua professionalità e "buona fede". Avrò anche esagerato usando il termine "sputtanati", e di ciò mi scuso.
Fatto sta che la prova del tester si basa sulle cose che ha visto e provato (come potrebbe essere diversamente), ma non sui "numeri" come quelli forniti dalla SHARP, che SECONDO ME in quanto struttura governativa e non produttore di caschi è "super partes".
Magari l'esperienza e l'opinione del vostro tester vale molto più, per voi ed altri utenti, del giudizio e dei numeri della SHARP, ma io sono abituato (anche per il lavoro che faccio) a guardare i numeri, e non le sensazioni personali di tizio o caio, che per quanto affidabili restano sempre giudizi personali che cambiano da soggetto a soggetto, mentre i numeri quelli sono e quelli restano.
Infine dato che ormai dei test SHARP se ne parla in quasi tutti i forum di moto e sono presi in considerazione da molti motociclisti che si accingono a comprare un casco, potreste provare a fare un articolo in cui esponete le vostre opinioni e perplessità (accompagnate da dati) riguardo i suddetti test, o ancor meglio sarebbe avere a disposizione nelle prove oltre alle opinioni del tester anche qualche numero commissionando la prova a qualche ente/organizzazione attrezzata per svolgere test di questo tipo; così facendo la prova sarebbe sicuramente più completa e fareste contento sia chi ritiene più importante l'opinione del tester, sia chi (come me) cerca i numeri. In alternativa potreste semplicemente indicare nella recensione qual'è il punteggio Sharp ottenuto dal casco e commentarlo sulla base delle vostre opinioni registrate in prova al fine di rendere la prova più completa.
Per me la prova di un casco in quanto 1° strumento "salva vita" per noi motociclisti deve essere più dettagliata possibile.... qui non si sta valutando un tostapane o un frullatore.
Lamps.
Luigi Portella
potx83 - 28/04/2011 12:35
13. Sicuri che siano sicuri?
Mi devo accodare al commento di Luigi, apprezzo sempre le vostre prove ma perdonatemi un appunto com'è che i test SHARP bacchetta molto spesso ARAI?
Voi mettete in dubbio efficacia e completezza di questo test, però questo viene effettuato su qualsiasi marca e qualsiasi marca ha il proprio risultato, quindi è sicuramente imparziale..
Mentre per un test interno ARAI concedetemi almeno il dubbio che sia imparziale..
A pensar male sembra una buona pubblicità...
val3l3 - 28/04/2011 12:46
14. Caro Vins 21
Innanzitutto i piloti non usano solo Arai: Es. Rossi Lorenzo Stoner usano altro.
inoltre riprendo un articolo della redazione di qualche mese fa in cui si afferma che per quanto "simili" i caschi dei PRO (moto GP) non sono uguali a quelli di serie, bensì "simili". http://www.moto.it/sport/i-nostri-caschi-sono-uguali-a-quelli-dei-piloti.html
P.S. Anche la succitata bell fornisce calotta in fibra e DD per tutti i suoi caschi (anche l'M1 da 150€).
P.P.S. qui puoi trovare una spiegazione (di parte) sull'utilità/importanza della visiera da 3,2 mm http://www.bell-helmets.it/azienda/la-sicurezza-secondo-bell/ ovviamente sei libero di crederci o meno.
Ciao!
potx83 - 28/04/2011 12:52
15. quindi
un casco della Laser da 80 euro è meglio del mio Arai RX 7 Corsair...
non credo proprio... ho avuto nolan, xlite, agv, suomy, e shoei...
poi ho provato ARAI e non l'ho più lasciati, la mia opinione conterà poco ma i migliori in assoluto sono loro(sicurezza confort e qunt'altro).. e anche gli Shoei..
dai ragazzi siamo onesti ma chi ci crede che un maruschin o altri caschi simili siano meglio di un Arai...
mi viene da ridere..
A me sto s.h.a.r.p. non mi convince...
Ok saranno diversi i caschi dei top raider e quello è vero ma in anni di competizioni nazionali non ho mai visto nessuno correre con caschi da 90 euro... nessuno...
Palenzo51 - 28/04/2011 13:04
16. Sharp chi?
Sharp? Chi? Quelli che danno 4 stelle ad un Duchinni D409 e 3 stelle ad un Arai Quantum? No grazie
Ugos231 - 28/04/2011 13:38
17. Se non vuoi comprare Arai...
Non lo devi neanche misurare.
Se lo indossi lo compri; materiali e calzata sono eccezionali; ho provato agv e nolan e mi schiacciano la fronte; considerando che comprare un casco è come comprare gli scarponi da sci (nel senso che lo provi in negozio 10 min e poi lo devi indossare per ore) e considerando che un casco stretto fa venire mal di testa ed uno largo è ancora peggio, non ho mai avuto problemi di sorta.
Arai ne ho posseduti un bel pò; ogni volta che li cambio provo a passare a qualche altra marca; li provo tutti ma poi finisco sempre sul solito che, anche se piuttosto rumoroso.
L'unico incubo sono le placche laterali... mi si rompe sempre la sx e le vendono a coppie; ma non rinuncerò per questo al piacere di questi caschi.
Poi ognuno ha le proprie esperienze: volo660 a me hanno sostituito gratis una presa d'aria e un nasello durante un controllo (di quelli gratuiti) fatti da Ber racing,
pacco999 - 28/04/2011 13:51
18. Secondo me
Secondo me i caschi di buona qualità oramai si equivalevagono con gli altri in sicurezza, poi ci sono dettagli come calzata, tessuti, areazione, visiera, visuale, silenziosità, estetica, materiali ecc che fanno le differenze e qualità di ogni casco, e poi c'è chi vuole il top del top.
Di certo arai non sbaglia ma a partire dai 599 euro non è alla portata di tutti per uso stradale, inoltre ha il solito problema del peso elevato sarà che soffro di cervicale ma se fate touring o una bella scampagnata li sentite tutti i 150-200 gr in più.
crazyscientist - 28/04/2011 13:58
19. per parlare di serietà
se non ricordo male...quando c'è stato il boom dei Suomy, molti piloti sono passati da Arai a Suomy sia nel motomondiale sia in sbk,
Arai aveva dichiarato che, per non diminuire il budget previsto per la ricerca a favore della pubblicità, avrebbe lasciato andare i suoi piloti, anche se di punta, senza proporgli un rilancio sull'ingaggio.
Questa, insieme alla storia dei caschi modulari, mi sembrano gesti di grande serietà.
Chiedo a qualcuno, vecchio come me, se l'episodio che ricordo è corretto.
potx83: forse ti sei un pò lasciato andare ma credo che tutto si possa dire di moto.it meno che non scrivono con serietà.
Come molti seguo il sito da parecchio tempo e non ricordo di aver mai letto (anche se sarà capitato) articoli non corrispondenti alla realtà o particolarmente di parte ma li trovo sempre piuttosto obiettivi e tecnicamente inoppugnabili.
Forse anche tu nell'impeto di voler esprimere un parere via tastiera hai calcato un pò la mano invece di alzare un pò il tono di voce.
Per rafforzare questa bella pennellata di ruffianesimo a moto.it concludo con i miei complimenti per questo sito e propongo un angolo in cui accogliere i suggerimenti degli utenti per renderlo "quasi perfetto".
Caro Roberto,
così ci metti quasi in imbarazzo...
Grazie
AP
pacco999 - 28/04/2011 14:06
20. piccola precisazione sui test SHARP
Ho appena affiancato uno splendido Bell m5x Carbon al mio vecchio X-Lite 602 basandomi su diverse valutazioni, in primis i test Sharp.
Quello che non si è messo per nulla in evidenza in questo forum circa l'attribuzione delle famigerate stelle è che i test Sharp non considerano solamente la resistenza delle calotte.
Infatti la maggior parte dei caschi che non raggiungono le 5 stelle hanno come zona critica quella laterale, all'altezza delle tempie. Ciò NON avviene perché quasi tutte le calotte hanno lì il punto critico, ma bensì perché nei test sharp si misura anche e soprattutto la DECELERAZIONE che la scatola cranica subisce all'interno del casco nel momento dell'impatto.
Nessuno mette in dubbio la resistenza delle calotte Arai (probabilmente le migliori al mondo), tantomeno la fattura delle imbottiture (sicuramente super confortevoli), semplicemente l'accoppiata di questi elementi nei casci Arai non garantisce lo stesso smorzamento delle forze che avviene in altri caschi, anche ben più economici.
Certamente la resistenza a rottura/perforazione di una calotta garantisce più sicurezza ma, gli addetti al soccorso lo possono testimoniare, molte lesioni interne purtroppo avvengono anche con calotte che hanno resistito egregiamente all'urto.
A tal proposito, basta considerare la progettazione delle auto in fatto di sicurezza:
i modelli più sicuri non sono quelli più "duri", ma quelli che garantiscono la maggiore decelerazione dei passeggeri mediante deformazioni del telaio che assorbono gran parte della forza d'urto.... PROVATE A SMENTIRE QUESTA!
guido.brasletti - 28/04/2011 16:41
21. Arai
Posseggo un Arai Corsair V (o RX7-GP per l'Europa), edizione limitata TT 2010 e un paio di Shoei X-12. Li ho acquistati negli Stati Uniti perche' ho la possibilita' di farlo risparmiando dai 200 ai 300 euro, ovviamente per via del cambio Dollaro-Euro estrememente favorevole. L'omologazione DOT americana e' di fatto simile a quella EU e lo posso affermare consicurezza perche' l'Arai TT 2010 e' omologato per tutto il mondo, con la sola esclusione del Giappone. Il casco arriva con un bel volumetto che spiega tutto sui test effettuati (DOT e EU). Adoro l'Arai perche' e' estrememente confortevole e ben areato cosi' come lo Shoei, non cosi' confortevole ma piu' silenzioso. Non ho mai riscontrato problemi di sorta, tranne il noioso meccanismo per sostituirte le visiere di Arai. Non credo che altre marche siano all'altezza di Arai e Shoei ache se e' chiaro che sia i piloti che noi normali utenti si abbia differenti pareri. Credo sia anche chiaro che i caschi utilizzati dai piloti non siano esattamante gli stessi in vendita ai comuni mortali ;-)
Aniki - 28/04/2011 16:41
22. e comunque ....
Per chi nutre ancora dubbi basta andare a vedere ciò che è successo al casco di Nakano al Mugello...
Quello per me è il miglior test e mi fa scordare tutti quelli che volete (anche se i caschi dei piloti sono differenti) ma, ripeto, Arai mi ha dimostrato serietà evitando di seguire i facili successi di mercato e quindi sono convinto che la tecnologia dei casci dei piloti venga applicata anche al mio Arai.
N.b. AP:Non imbarazzatevi; il merito è solo vostro.
pacco999 - 28/04/2011 16:49
23. Nessun numero...
Rispetto tutte le considerazioni di coloro che hanno comprato e che comprano Arai, ognuno è libero di fare le proprie scelte e di valutare l'acquisto come meglio crede.
Quello che non mi va giù è che tutti portano esempi del tipo che "a Nakano al Muggello, la calzata perfetta, zero turbolenze, comodo, se lo indossi lo compri, ecc ecc" cioè tutti riportate VALUTAZIONI PERSONALI anche sulla SICUREZZA del casco, qualità che deve essere misurata con dei TEST che danno dei NUMERI e non con delle PAROLE. Inoltre non è detto che il casco più sicuro, più bello, più silenzioso, più leggero, ecc ecc sia anche il più SICURO.
Piuttosto che le parole datemi un sito in cui sono riportati dei test di caschi IN COMMERCIO (non quello del PILOTA SBK o TT o GP perchè non sono quelli i caschi in commercio) e che possono essere confrontati con quelli SHARP, su quello possiamo discutere.
Per questo ho chiesto alla redazione (senza ricevere risposta) di aggiungere alle prove dei caschi anche il risultato dei test fatti da "pincopallino" che spiega come, dove e con cosa sono stati fatti.
C'è chi ha riportato l'esempio delle auto: esiste l'euro NCAP e la sicurezza di un'auto viene valutata (anche qui in stelline) sulla base dei NUMERI che escono fuori dai test... non ho mai sentito nessuno lamentarsi o non fidarsi dell'Euro NCAP perchè la Honda Jazz è più sicura della Citroen C3 picasso (http://www.euroncap.com/supermini.aspx) , nè tanto meno dire "la mia BMW X6 è più sicura della tua Alfa mito perchè è + comoda, più veloce e più figa".
Poi se c'è qualcuno che vuole spiegarmi perchè il GOVERNO INGLESE dovrebbe far vendere i caschi i Duchinni D409 e non un Arai Quantum sarò bel lieto di ascoltarlo.
Lamps
Caro Luigi,
intervengo ancora in un tuo commento (abbi pazienza...) per dirti che abbiamo preso in grande considerazione la tua osservazione. E, spero il prima possibile, pubblicheremo un articolo che approfondisca il tema dei test in laboratorio sui caschi. Con un occhio di riguardo a quelli realizzati in Inghilterra.
Un saluto
Andrea Perfetti
potx83 - 28/04/2011 17:30
24. arai.....
.....quando si muore sulla strada credo che il casco faccia parte marginale,cioè dalla mia esperienza di 26 anni in moto ho potuto vedere che le lesioni sono soprattutto lesioni cervicali ed interne.Ho purtroppo notato che negli incidenti mortali della zona dove vivo ,provincia di brescia la prevalenza di sinistri è con moto sportive e scooter.Le prime per l eccessiva velocita con cui viaggiano(vedi lago d idro alla domenica) gli scooter per lo sconsiderato modo di usarlo in 2 senza abbigliamento tecnico e senza esperienza di guida. A Chi non è mai andato in moto e prende uno scooter 500 cc farei fare un corso di guida.....Parliamo ora dei caschi. Io uso arai non per il fatto che lo considero il piu sicuro,ma per il fatto che con una cifra non di tanto superiore posso comprare un casco estremamente comodo e durevole.Ho provato i vari apribili di plastica dei costruttori italiani e avendone visitato uno all eicma gli ho chiesto se dopo 40 anni ,come mai non hanno ancora imparato a fare i caschi......Arai non costa molto,lasciate perdere le versioni racing,prendetene uno monocolore esempio viper gt o chaser e scoprirete che per almeno 5 anni o addirittura 10 non dovrete cambiarlo....spendere 320 euro di un apribile del menga in policarbonato o spenderne 400 di un arai in fibra credetemi non fa molta differenza. La differenza la trovate se il casco lo usate,potete guidare per ore senza fatica,senza avere il mal di testa e il prurito .......Il mio primo arai l ho preso nel 1991,poi me lo rubarono e nel 92 presi il quantum E,nel 99 il quantum F e nel 2009 il tour x.....adesso ho il modello jet szf e il viper gt.Quanto a sharp anche io l ho consultato ma ripeto un buon casco comodo areato e di qualita ti aiuta a evitare gli incidenti non a farli....è un po come il crash test delle macchine ,è inutile prendere 5 stelle al crash test e poi circolare con le gomme consumate.........andiamo piano e tanta prudenza....................
paola20 - 28/04/2011 17:52
25. Nella sicurezza ci ovrrebbe imparzialità..
un sito o rivista che parla di caschi senza tener conto dei dati importanti forniti da sharp è come una rivista di auto che non tiene conto dei dati forniti da euroncap.. pensate realmente sia un comportamento serio?
Già molta gente compra solo guardando il marchio senza porsi domande sulla sicurezza, se poi voi, sito motociclistico molto seguito, omettete dati come quelli sharp non aiutate certo a sensibilizzare l'argomento.
Imbarazzatevi pure per complimenti di persone che hanno il paraocchi e non un casco.. anche se mi imbarazzerei per altro..
Lele
(utente che vi ha sempre apprezzato.. oggi un po meno)
val3l3 - 28/04/2011 18:00
26. Alla redazione
Caro Andrea,
Ti ringrazio infinitamente, attenderò con ansia il vostro articolo.
Ciao!
potx83 - 28/04/2011 18:02
27. potx83
Sono andato a vedere i link che hai citato e per entrambi devo fare delle osservazioni:
-per quanto riguarda le diversità tra caschi "racing" e caschi da "comuni mortali" nell'articolo di moto.it Max Temporali parla solo dei caschi Nolan e non di altri caschi e non generalizza nemmeno facendo riferimenti ad altri caschi;
-per quanto riguarda lo spessore delle visiere è tutto relativo al materiale che si adopera per farle....più spessore non vuol dire più sicurezza per le visiere.
Come già detto nel mio primo commento inerente l'artico io ho avuto la sfortuna di testare un casco Arai sulla mia pelle picchiando violentemente la testa a terra (peccato che non posso allegare le foto del casco....conseguenze??? nessun trauma cranico per mia fortuna!!! Inoltre ho provato a rompere la visiera graffita nell'incidente....beh non sono riuscito a romperla nemmeno volendo!!!
Un saluto
Vins21 - 28/04/2011 18:32
28. val3l3
Arai e Shoei hanno rivoluzionato la sicurezza dei caschi e mantenuto un livello di coerenza sconosciute agli altri marchi che, pur essendo tutti validissimi, investono più nel prodotto commerciale che di nicchia.
Arai continua a sfornare novità (vedi lo sgancio rapido del rx7gp), per fare questo continuano ad investire (da anni ormai) più in ricerca e meno in pubblicità, non costruiscono a taiwan o in india e forniscono assistenza gratuita più volte sul territorio italiano.
Questa per me è serietà; i valori dei test di omologazione hanno già dimostrato anche le jene se non sbaglio, non sono così esatti come dovrebbero.
Comunque ognuno ha il casco che merita, ma tu che non hai il paraocchi che casco usi che abbia una visibilità laterale così estesa???
pacco999 - 28/04/2011 19:39
29. Arai si "difende"
Girando un po' per il web ho trovato questo:
http://www.whyarai.co.uk/sharp.php
la spiegazione ufficiale di Arai sul perchè della valutazione negativa nei test sharp... per chi è interessato
:)
mak_j_b - 29/04/2011 00:37
30. Dall'Inghilterra sui test SHARP e Arai
Scusate se mi intrometto in questa discussione, ma qui a Londra i test SHARP vengono interpretati cum grano salis, e non presi come oro colato. Anch'io possiedo due Arai, un vecchio SV e un Viper GT, e anch'io ho espresso perplessita' sul fatto che caschi di fascia alta prendono tre stelle mentre altri molto piu' economici ne prendono cinque. Mi e' stato spiegato che le stelle vengono assegnate sulla base di test di impatto su vari punti del casco inclusa la parte laterale inferiore (mascellare). A quanto pare i dati in possesso di Arai dicono che la probabilita' di impatto in quella zona (in situazioni reali) e' quasi nulla per la presenza della spalla del motociclista che copre quell'area. Cosi' i caschi storici Arai sono piu' deboli in quella parte, per alleggerire il casco. Siccome adesso tutti guardiamo ai risultati SHARP, Arai fa buon viso a cattivo gioco e ha cominciato a rinforzare quella zona con un po' piu' di polistirolo per avere piu' stelle, un esempio il nuovo Chaser V. Per me avere un casco con meno stelle ma che mi calza perfettamente, non si muove ed e' ancora comodo dopo molte ore in moto e' meglio che avere un 5 stelle che mi da' fastidio e non mantiene la calzata. Di certo sarebbe meglio avere entrambe le cose.
Un saluto
Londonbiker - 29/04/2011 08:52
31. C'è sempre
qualcuno, che essendo più cima di altri, essendo un fior fior di analista o statista va a cercare il pelo nell'uovo.
C'è sempre qualcuno che la sa più lunga di altri.
Magari nei test c'è anche qualcosa da perfezionare o magari con un altro tipo di test anch'esso severo il casco passa con miglior risultati.
Fatto è che Arai, Shoei , Agv ormai non si discutono e chi li compra può stare tranquillo, poi c'è sempre chi delega la sicurezza a qualsiasi cosa voli e vorrebbe un casco a prova di kalascnikoff o un ABS che freni in totale sicurezza per loro.
Sta di fatto ed è certa una cosa , la perfezione non esiste..ci si tende ma non esiste.
Poi avrei da dire sulle valutazioni Sharp. Prova, testa, misura e calcola e poi partorisce delle stellette e dei gradi di colore?
Adesso non ricordo il nome ma in Italia c'è un laborotatorio che secondo me è molto più severo e attendibile.
Siamo stati noi i primi.
Detto questo nulla toglie che qualche modello sia meno prestante di altri. Dal test di Sharp , Arai sarebbe addirittura da non acquistare...il che mi perplime
piega996 - 29/04/2011 10:38
32. Nel lontano
1980 allora avevo 25 anni! per una caduta abbastanza seria ho dannggiato l'allora mio AGV Kenny Robert replica , che secondo me a quei tempi doveva essere il meglio del meglio,( premetto che io ho un orecchio leggermente a sventola, piccolo difetto che visivamente non si nota, ma con il casco in testa per molte ore si traduceva in un indolenzimento fastidiosissimo all'orecchio),avendo bisogno di un casco nuovo, sono capitato in un negozio che esponeva in primis i caschi ARAI, a vederlo era un casco strano,molto piu alto dei soliti che eravamo abituati e vedere noi sul mercato,e soprattutto costava un botto(a quei tempi spendere piu di duecentomila lire in un casco era una follia)ma attirato dal fatto che lo indossava Spencer (il mio idolo di allora) mi sono messo una mano sul cuore e una nel portafoglio e l'ho aquistato, naturalmente il Freddie replica,......... mi si è aperto un nuovo mondo, primo c'era il posto per le orecchie(non ci aveva pensato nessuno a quei tenpi nei caschi europei e americani) secondo non passava uno spiffero d'aria, terzo lo potevi tenere in testa per ore e non te ne accorgevi quarto era bello e pure figo che non guasta!, da allora ho sempre indossato ARAI con grande goduria del mio orecchio e della mia capoccia saluti e un lamps Aquila della notte
valerio.ricci - 29/04/2011 12:29
33. lo dice la stessa arai:
che fanno appositamente le zone laterali meno sicure perchè nei loro campioni casistici gli impatti laterali vengono anticipati da un impatto della spalla che assorbe una gran quantità dell'energia.
arai quindi fa una calotta anche lateralmente molto dura, ma mette solo un sottilissimo strato di polistirolo per aumentare comfort e possibilità di percepire i suoni.
quindi sono anche loro consapevoli di fare una cosa meno sicura in alcuni punti perchè dicono che è sufficiente.
ognuno quindi può scegliere se gli sta bene o preferisce qualcosa di più. non ci vedo nulla di scandaloso, sarebbe però carino dare un'informazione completa, poi la propria testa uno la mette dove preferisce.
besos
skeggia9 - 29/04/2011 12:30
34. dimenticavo
ecco il link, credo già inviato da qualcuno, purtroppo in inglese dove arai spiega il perchè delle sue scelte:
http://www.whyarai.co.uk/sharp.php
skeggia9 - 29/04/2011 12:31
35. MAgari è utile...
I creatori dello SHARP, il programma istituzionale inglese di valutazione dei caschi da moto, hanno recentemente messo a disposizione dei consumatori maggiori dettagli nel valutare i caschi.
Oltre alle classiche stelline (da 1 a 5, 1 peggiore - 5 migliore) di cui si è tanto discusso poiché caschi da 100 euro uscivano molto meglio che caschi da 300-400 euro, ora abbiamo per ogni casco una descrizione della forza G da esso rilasciata su ogni punto d'impatto, per quanto riguarda gli impatti da 8,5 m/s. Lo SHARP complessivamente prevede 32 impatti a velocità e condizioni varie.
Prendiamo un casco a caso (uno lo dobbiamo prendere), ovvero l'Arai Condor. Esso passa il test con due stelline (sito sharp consultato il 1/7/10).
I dettagli del test sono questi:
Ma cosa vogliono dire i colori? Essi indicano la forza g dopo un impatto a velocità di 8.5m/s di quei punti con una incudine piatta. La forza g è la decelerazione che andrà poi ad agire sul cervello, minore è meglio è. Ecco lo schema - ufficiale e da noi tradotto - dei colori:
Verde - Picco di accelerazione fino a 275 g: il limite della ECE 22.05 (la norma di omologazione valida in Europa e in Italia) per impatti da 7.5 m/s.
Giallo - Picco di accelerazione fino a 300 g: il limite dello British Standard 6658:1985 (standard britannico) a 7.5 m/s - valore massimo di picco permesso nei 5 stelle SHARP.
Arancione - Picco di accelerazione fino a 400 g
Marrone - Picco di accelerazione fino a 420 g
Rosso - Picco di accelerazione fino a 500 g
Nero- Picco di accelerazione oltre i 500 g
Ora cerchiamo di capire il significato dei valori della forza g.
Nel mondo della medicina si usa a volte la scala AIS (Abbreviated Injury Scale, che si può tradurre liberamente in "scala breve delle lesioni"). Eccola:
AIS 1 = Minore
AIS 2 = Moderata
AIS 3 = Seria
AIS 4 = Severa
AIS 5 = Critica
AIS 6 = Non sopavvivibile
Secondo molti studi (alcuni dei quali risalenti a decenni fa), parlando di impatti lineari (non obliqui o di altro tipo), tra i 200 e i 250 g si ha un AIS 4, tra i 250 e i 300g un AIS 5, sopra i 300 g un AIS 6.
Ovviamente questi dati devono essere presi con "moderazione" poiché variano da persona a persona (a seconda di età, costituzione etc.). Due curve riguardanti lesioni alla testa e basate su dati sperimentali (JARI Human Head Impact Tolerance Curve e Wayne State Tolerance Curve) concordano nel dire che una forza superiore a 200 g, se applicata per più di 2 millisecondi, può potenzialmente dar luogo a conseguenze fortemente traumatiche.
L'AIS può essere applicata anche ad altre parti del corpo. Elevando al quadrato i tre AIS "peggiori" e sommando i quadrati si ottiene l'ISS (Injury Severity Score, grado di gravità delle lesioni). Un ISS superiore a 75 vuol dire che siamo passati sicuramente a miglior vita. Ma la probabilità di sopravvivere si abbassa radicalmente, sopra i 30 ISS, se abbiamo sui 45-64 anni. Se abbiamo tra i 15 e i 44 un 40 ISS vuol dire che abbiamo una probabillità del 50% di sopravvivere.
Tornando ai caschi. Con i nuovi dettagli resi pubblici si nota come sia essenziale, se ci si vuol bene, comprare un 5 stelle SHARP (ancor meglio se all green, visto che nei 5 stelle sono tollerati dei valori gialli). Il programma SHARP ha dimostrato come, tra caschi omologati, si possa variare a livello di sicurezza fino al 70%, variazione molto maggiore rispetto a quella esistente, ad esempio, tra i vari livelli del Cambridge Standard.
Lo SHARP è stato criticato poiché favorisce, come la ECE 22.05, caschi morbidi. È bene ricordare come studi recenti (Thom (2006), "Comparison Tests of Motorcycle Helmets Qualified to International Standards", Proceedings of the 2006 International Motorcycle Safety Conference: The Human Element, Motorcycle Safety Foundation) abbiano evidenziato come caschi omologati ECE e perfino DOT (norma di base americana meno restrittiva della ECE) offrano una migliore protezione rispetto alla tanta osannata certificazione SNELL (sembra inoltre che la SNELL abbia recentemente fatto qualche passo indietro rispetto il sostenere la durezza dei caschi).
Alcuni caschi hanno valori di forza g altissimi. Semplicemente non ci andrei mai in moto. A passeggiare sul lungomare magari si. Con una giacca in cotone "da moto" sarebbero l'accoppiata ideale. Non voglio dire che questi caschi non proteggono, sono comunque omologati, ma proteggono molto meno che caschi con 5 stelle SHARP, ovvero c'è probabilità di maggiori lesioni.
per questo articolo abbiamo usato dati tratti da sharp.direct.gov.uk e da www.motorcyclistonline.com - per dettagli riguardanti il significato dei "g" e di "forza g" consiglio di leggere http://en.wikipedia.org/wiki/G_force La "g" è essenzialmente una unità di misura della accelerazione 1 g = c.ca 9.81 m/s2
piega996 - 29/04/2011 13:03
36. Grazie
Grazie a tutti quelli che hanno postato la risposta UFFICIALE di Arai ai test SHARP, non ne ero a conoscenza ed ora mi è tutto pù chiaro.
Da quel che ho capito Arai in quelle zone in cui la maggior parte dei suoi caschi ottiene un punteggio basso nei test sharp, è CONSAPEVOLE che in qui punti il casco PROTEGGE MENO rispetto alla zone (es.) frontale.
Vorrei far notare che Arai stessa non mette in dubbio i NUMERI e la valutazione SHARP, ma l'utilità di valutare la protezione in quei punti, dato che secondo loro sono quelli meno soggetti ad impatto.
Ora che ho capito sarò ancor più libero di scegliere se voler il casco sicuro anche nei punti meno soggetti ad impatto, o star comodo con le orecchie.
Grazie di nuovo.
potx83 - 29/04/2011 14:03
37. secondo mè è uno spreco...
certo che è un ottimo casco...ne ho avuto uno ...ma io mi son trovato meglio con caschi che costano la meta, diciamo che ha un gran nome costruito negli anni, le altre case si sono messe allo stesso livello...anzi.ciao ragazzi!
ivanic - 30/04/2011 11:38
38. Arai o non Arai
Test a parte, io credo che ognuno di noi scelga il casco, si per la sicurezza ma sopratutto perchè gli piaccia, a parte questa premessa, come tanti di voi ho avuto caschi di tutte le marche, Ho acquistato il mio primo casco negli anni 70, un AGV Kenny Roberts 2000, della Agv ne ho acquistati almeno 4 e poi Shoei, Arai, Nolan, Xlite Shark e Bell tutti top di gamma. Fra tutti quello che più mi ha soddisfatto è stato lo Shark replica Fogarty. Non aveva a differenza dell'Arai Kocinsky gli interni estraibili ma in quanto a comodità e silenziosità era di gran lunga superiore, in fatto di sicurezza poi basta dire che mi ha salvato la vita. Pensare che una mia amica titolare di un negozio dove acquistavo gli Arai, quando lo vide mi disse: ma cosa hai comprato, non lo sai che i caschi Shark si spaccano. Ebbene si, aveva ragione, nel mio brutto incidente in pista, catapultato dalla moto intorno ai 200 km orari, ho battuto violentemente la testa per terra e lateralmente, il casco si è aperto ma io sono vivo. Comunque per finire credo che la scelta sia soggettiva e che i caschi a certi livelli siano tutti buoni, differenze di prezzo a parte.
whiteeagle - 01/05/2011 20:54
39. Come ha ragione caro guido.brasletti
"Certamente la resistenza a rottura/perforazione di una calotta garantisce più sicurezza ma, gli addetti al soccorso lo possono testimoniare, molte lesioni interne purtroppo avvengono anche con calotte che hanno resistito egregiamente all'urto."
In realtà è la decelerazione che il cervello subisce in un urto a causare i danni nella maggior parte dei casi ed è questo uno dei motivi del perché oltre un certo limite ha poco senso andare con i test, i danni si producono anche se il casco rimane apparentemente integro. Molto spesso "si da la colpa al casco" che si è aperto quando in realtà, anche se fosse rimasto integro, le conseguenze sarebbero state le stesse. Meritorio da parte di Arai comunque resta il fatto di introdurre il test di perforazione che sarebbe da estendere a tutte le omologazioni.
Riguardo al discorso della macchina, è vero che il principio è lo stesso ma in una autovettura la deformazione avviene su una scala di parecchie decine di cm, in un casco avviene nello spazio di pochissimi cm.
tiziocaio - 02/05/2011 14:35
40. @tiziocaio
naturalmente, convengo che sono poco paragonabili i test di auto e caschi da moto, era solo per rendere l'idea del principio dello smorzamento delle forze interne ai nostri "contenitori", siano essi auto oppure caschi.
La cosa che volevo mettere in evidenza era che i famigerati test Sharp considerano anche la decelerazione subita dalla testa all'interno della calotta, valore non molto pubblicizzato dalle superprove Arai....
Relativamente alla famosa zona critica (laterale sopra alla spalla) che la progettazione Arai considera poco probabilmente sollecitata in caso di caduta perché "protetta" dalla spalla, mi permetto di esprimere solo qualche perplessità:
in caso di caduta, a qualsiasi velocità, molto spesso neanche i piloti professionisti possono decidere come impattare il suolo col casco, figuriamoci noi.
Detto ciò, cadendo perfettamente di schiena, o di pancia, e con il collo girato da un lato.... LA FAMOSA ZONA PROTETTA DALLA SPALLA!?
guido.brasletti - 02/05/2011 17:37
41. gamme alte
certamente il marchio leader del settore. io non l'ho ma posseduto perchè anche l'ultima volta che ho comprato ho scelto Bell, non lo nego essenzialmente per un favorevole rapporto prezzo/prestazioni (e peso...). Non capisco però perchè Arai specie in questo momento non fa un modello entry level diciamo con prezzo di listino intorno ai 200€?
stefanonet - 04/05/2011 09:52
42. test? mah...
Se io fossi un produttore di caschi di fascia medio bassa cosa farei per far credere che i miei caschi sono i più sicuri? Li farei fatti per superare al meglio determinati test, se poi sacrifico dell'altro non sarebbe così importante visto che comunque avrebbe ottenuto le fatidiche stelline.
Il punto è che probabilmente arai (ma spero anche altri) punta a tutta una serie di fattori e non al semplice superamente dei test.
Se ci pensiamo bene il casco ci deve proteggere si in caso di caduta, ma nella storia di un motociclista è un evento (spero per molti) abbastanza raro, quindi tutte quelle "sensazioni" che non si possono misurare sono fondamentali. Avere un casco scomodo con interni non rimovibili non areato correttamente con infiltrazioni di acqua/aria etc etc ma che poi ha 5 stelline nei test numerici a cosa serve???
Chiaro che se poi cado e mi si sfascia non serve nemmeno quello, ma non credo proprio sia il caso di arai, anzi!
(e non dimentichiamoci che il casco è importante, ma l'abbigliamento lo è forse di più)
Giusto la settimana scorsa sono stato con un'amica che doveva prendere un casco... ne ha provati n e nessuno la soddisfava al 100%, poi gli ho chiesto di provare un arai anche se era fuori budget ma volevo mettere un punto 0 ai suoi dubbi. Provato l'arai il commento è stato: Perfetto! Ha comprato dell'altro, ma è lei stessa a dire che è un compromesso.
Un piccolo commento anche sul sistema di rimozione visiera. Io tolgo e metto la visiera tutte le volte che la lavo (decisamente spesso) e non ho mai avuto problemi. in 2 secondi si toglie e in 10 si rimette.
Come dice l'articolo la prima volta bisogna solo avere la convinzione che non si spacca niente. Io consiglio comunque di provare insieme al rivenditore...
Mirko63 - 17/07/2011 18:56
43. ....
...a due caschi di questa marca "devo" il cranio al suo posto - uno non mi bastava, ho voluto la controprova :-( - ...tanto di cappelo, certo è caro, ma tutto dipende dal valore che ritenete abbia ciò che contiene....
doubleg01 - 24/02/2012 19:14