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GP di Catalogna

Nico Cereghini: “Barcellona delle battaglie”

- Sul Montmelò lo spettacolo non è mai mancato, e lo show del Mugello ancora fa rumore. Rossi da battere, nel GP di Catalogna ha vinto più di tutti. E la Ducati ha qui dei gran bei ricordi
Nico Cereghini: “Barcellona delle battaglie”

Neanche il tempo di vivere fino in fondo la meravigliosa giornata del Mugello e riprendere le forze, e tutti sono a Barcellona per il GP di Catalogna. La pista è un po’ meno veloce di quella toscana, ma altrettanto impegnativa: la scheda tecnica parla di 4.652 metri, nove curve a destra e sette a sinistra, dodici metri di larghezza e un bel rettilineo di 1.047 metri. Va detto che il layout del tracciato è stato modificato dopo la tragedia di Luis Salom, il pilota della Moto2 che come ricorderete ha perso purtroppo la vita l’anno scorso nelle libere del venerdì. Per garantire la sicurezza necessaria è stata creata una nuova chicane dopo la curva 13; inoltre sono aumentati gli spazi di fuga in ghiaia ed è quasi sparita l’erba sintetica. Dopo una pista immutata da quarant’anni, il Mugello, eccone una da scoprire in parte.


Sul circuito del Montmelò si corre con le moto dal ’92, prima come GP d’Europa e poi, dal ’96, con la titolazione definitiva. A Barcellona c’era una prova del campionato mondiale anche negli anni Settanta, fino al ’76 per essere precisi; ma non esisteva un autodromo, si girava nelle stradine del parco del Montjuich, attualmente una delle principali attrattive turistiche della città catalana, su una “pista” di quasi quattro chilometri.


Era bello e caliente correre da quelle parti, ma del tutto folle. Immaginatevi saliscendi, tre tornanti tipo strada di montagna e un paio di curvoni veloci tra gli alberi e i palazzi storici. Una specie di piccolo TT. Personalmente ci disputai una 24 Ore nel giugno 1975, con una Laverda 1000 tre cilindri da 210 chili; vinse la coppia locale Canellas-Grau, due gran belle manette, manco a dirlo con una Ducati, una bicilindrica speciale 903, leggera e potente. Il nostro motore cedette provvidenzialmente durante la notte, più o meno a metà gara quando eravamo quinti.


Il Gran Premio al Montjuich fu abolito per l’eccessiva pericolosità, le 500 e i sidecar già da anni non ci correvano, e tristemente famosa è rimasta l’edizione del 1974: il giapponese Takazumi Katayama, a metà gara della 250, investì un pompiere che tentava di attraversare la strada per rimuovere i detriti di una caduta precedente. Con gli spazi così ridotti, le ambulanze non potevano raggiungere il luogo dell’incidente senza occupare la pista e creare maggiori pericoli, e così il pilota e il pompiere rimasero venti minuti senza assistenza medica. Quando la gara fu finalmente interrotta, per l’investito era già tardi mentre il pilota giapponese sopravvisse per miracolo, con gravissime fatture.


Ma parliamo di cose più belle. Per la Ducati, appena tornata alla vittoria con Andrea Dovizioso al Mugello, Barcellona suona a festa, anche se l’ultima vittoria risale al lontano 2007 con Casey Stoner, quarto successo degli undici che significarono quell’anno il titolo mondiale della MotoGP. Il fatto è che qui è ancora vivissimo il ricordo della prima stagione. Il nuovo impegno della Ducati, annunciato a Jerez de la Frontera nel maggio 2001, cominciò veramente col botto. Difficile immaginare che l’inedita quattro cilindri a L di Filippo Preziosi, scesa in pista per la prima volta nell’agosto 2002 con il collaudatore Vittoriano Guareschi, avrebbe conquistato il podio già nella prima gara del 2003: Loris Capirossi fu terzo a Suzuka e poi, meglio ancora, secondo al Mugello. E alla fine vinse proprio qui a Barcellona la settimana dopo, davanti a Rossi. Primo successo in MotoGP di una rossa. Che botto: Capirex, alla fine di quella fantastica prima stagione 2003 della Ducati in MotoGP, fu quarto assoluto.


L’anno scorso vinse Valentino dopo una bella battaglia con Marquez e un capolavoro nel finale. Rossi tra l’altro è quello che qui ha vinto di più: sette volte contro le quattro di Jorge Lorenzo, e famoso è il sorpasso nell’ultimo giro della gara 2009, quando il Dottore trovò uno spiraglio impossibile nell’ultimo curvone per superare l’allora compagno di squadra. Un sorpasso da antologia. Clamoroso fu invece nel 2016 il tamponamento di Andrea Iannone su un Lorenzo in difficoltà, in lotta per la quinta posizione, e opaca fu la gara del Dovi senza grip. Ma in questo 2017 le cose sono molto diverse: nei due giorni di test, a fine maggio, i piloti di Ducati Corse hanno trovato un buon setting e un passo soddisfacente su una pista che negli ultimi anni non è stata amica della Desmosedici. Le aspettative sono alte, lo straordinario equilibrio visto al Mugello domenica scorsa potrebbe dare vita a gare straordinarie anche tra i curvoni del Montmelò. Rossi avrà recuperato la forma fisica, le Honda saranno assetate di rivincita, Vinales resta il favorito, le Ducati ci sono. Che vinca il migliore!

 

Per tutti i fan Ducati potete seguire le gare sui profili social corporate di UnipolSai, Twitter e Facebook, seguendo l’hashtag #forzaducati.

  • max66665, Gallarate (VA)

    Ho appena finito di vedere il GP del 2007, mi vengono ancora i brividi: grande duello, immenso Casey!!!!
  • VTR46, Pescantina (VR)

    In realtà il condizionamento della Michelin nei vari GP è e dovuto al limitato range di utilizzo ottimale che hanno queste gomme, come per altro già ribadito più volte dall'Ing. Bernardelle. Se il team riesce a trovare il setting giusto per sfruttare quel range di utilizzo, tra venerdì e sabato, poila domenica ti giochi il podio, altrimenti fai presto a ritrovarti in terza-quarta fila.... Finchè la Michelin non riuscirà ad allargare quella forbice di utilizzo delle gomme, purtroppo (o forse per fortuna....chissà...)vedremo dei GP condizionati dai pneumatici.
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