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SBK 2016. Le pagelle del GP di Thailandia

- Otto e mezzo per i due alfieri Kawasaki. Meglio di loro ha fatto solo Davies (9) che, in sella a una Ducati, ha fatto due gare straordinarie. A Nicky Hayden 6,5, stesso voto per De Angelis. Un buon 8 per Michael VdMark
SBK 2016. Le pagelle del GP di Thailandia

Anche il secondo appuntamento con il mondiale Superbike non ha deluso gli appassionati che hanno assistito in televisione alle due gare disputate al Chang International Circuit di Buriram, in Thailandia. Non sono certamente rimasti delusi gli 82.000 festanti spettatori che in questi tre giorni hanno invaso il circuito tailandese, anche se l’idolo locale Ratthapark Wilairot è caduto nei primi giri della gara della Supersport.

La gara di sabato ci aveva consegnato un Rea imbattibile che, come in Australia, aveva  giocato come il gatto con il topo sino a pochi giri dalla fine, quando aveva deciso di andare a vincere la sua terza gara consecutiva. La corsa di domenica invece, come spesso accade in Superbike, ha subito smentito chi stava parlando di campionato finito e già nelle mani del nordirlandese della Kawasaki. C’è voluto un Sykes molto determinato (forse troppo?) per non vedere Johnny sul gradino più alto del podio, e subito dopo la gara è scoppiata la polemica tra chi ritiene che Tom sia stato duro ma corretto, e chi invece pensa che le manovre dell’inglese siano andate oltre il regolamento.


Ma che sia il numero 1 o il numero 66, sino ad ora a tagliare per prima il traguardo è stata comunque una Kawasaki. La Ducati su questa pista è fortemente penalizzata dai lunghi rettilinei, e se l’anno scorso era stato Davies a tornare a casa con soli sei punti, questa volta lo stesso magro bottino è toccato a Giugliano. Chaz in gara due è stato monumentale, e pensiamo che prima delle gare nemmeno in Ducati pensassero di poter salire sul podio di Buriram.


Erano in molti a ritenere che la datata CBR avrebbe penalizzato Hayden, ma visti i risultati di VdMark e quelli dell’americano, verrebbe da pensare il contrario. Di fatto la Honda è ancora competitiva e questo non può che far bene allo spettacolo.


La nuova Yamaha R1 cresce più velocemente del previsto e in prova fa scintille, ma poi in gara non può ancora tenere il passo dei primi, nonostante un Guintoli in gran spolvero.  Se l’obiettivo della BMW era quello di stare subito dietro a Kawasaki e Ducati e a ridosso di Honda e Yamaha, in questo round tailandese il target è stato raggiunto, anche grazie alla sorpresa Reiterberger. Sorpresa per molti ma non per tutti, visto che Moto.it in un articolo del 4 Dicembre 2015 aveva parlato di un Markus che avrebbe stupito.


La MV e Camier veleggiano costantemente a metà classifica, e per il momento non si vede come la situazione possa migliorare. Ovviamente ci auguriamo di essere smentiti al più presto. Infine meritano un discorso a parte il team Iodaracing e l’Aprilia (tema che approfondiremo la prossima settimana). Dopo aver visto per la prima volta le RSV4 in Australia, qui a Buriram i due piloti hanno finalmente potuto iniziare a guidarle davvero, e non a farsi portare in giro per la pista. Merito dei tecnici di Sacchi, che però, per far tornare ai vertici le quattro cilindri italiane, avrebbero bisogno di un aiuto dalla casa madre. Arriverà?


In attesa di sciogliere l’enigma, leggete i nostri voti ai protagonisti del weekend tailandese.     
 


Le pagelle

Jonathan Rea – voto 8,5 - Sabato fa quello che vuole e dimostra una classe ed un acume tattico che giustificano alla grande il suo titolo di campione del mondo. Domenica inciampa in un Sykes assatanato, che gli resiste come non mai e lo innervosisce sino a fargli commettere un errore. Pur facendo di tutto per nasconderlo, Johnny accusa il colpo e forse proprio la difficilissima convivenza con Sykes potrebbe essere il suo tallone d’Achille.   

 

Tom Sykes – voto 8,5  – Nonostante tutte le bastonate che ha preso in questi ultimi anni, Tom si ostina nella tattica di andare in testa e fare da lepre. Novantanove volte su cento viene raggiunto e superato nel finale, ma non domenica scorsa. In gara 1 è molto bravo a non commettere errori e a dimostrare che (forse) ha imparato a gestire le gomme. In gara 2, pur di non far passare Rea si fa raggiungere da Davies. Quando tutti si aspettano di vederlo calare, lui si ribella allo strapotere del suo compagno di squadra, e in “qualche modo” (così ha detto Rea), lo tiene dietro. Al limite della correttezza od oltre?
 


Chaz Davies – voto 9 – Su un tracciato decisamente difficile per i bicilindrici Ducati, Mr.Ice disputa due grandi gare. Nella prima viene limitato dalle gomme (o per meglio dire da un assetto che gliele deteriora), mentre nella seconda corre con il cuore e conclude a soli tre decimi da Sykes, dopo una rimonta da stropicciarsi gli occhi. Verranno piste  meno penalizzanti per la Panigale, e Davies sarà ancora l’avversario più tosto per Rea nella corsa al  titolo. Speriamo non debba maledire la scivolata australiana.

 

Michael VdMark – voto 8 – Cresce assieme alla sua moto, e dimostra una costanza di rendimento inaspettata per un giovane come lui. Si aggiudica la sua prima Superpole, e in gara 1 resta attaccato alle Kawasaki sin quasi alla fine. Nella seconda le perde a metà gara, a causa di un’usura inaspettata della gomma anteriore. Ormai l’olandesino volante è una certezza, ed avendo ancora dei margini di crescita dobbiamo aspettarci di vederlo sempre più spesso sul podio.
 


Nicky Hayden – voto 6,5 – Più bravo in prova che non in gara. Contribuisce tanto alla ritrovata competitività della CBR, ma in gara non tira mai fuori gli attributi. Sabato la sfiga gli si presenta sotto forma di un sensore del cambio che non si rompeva da millenni, ma domenica è lui a non mostrare gli artigli. Che gli ultimi anni passati in MotoGP lo abbiano un poco rammollito? Attendiamo secca smentita.

 

Davide Giugliano – voto 5,5 – Weekend da dimenticare per Davide che, dopo  la scivolata di sabato, la domenica deve fare i conti con un motore che non spinge. Lui non demorde e porta a termine la gara, ma alla fine raccoglie solo sei punti. Una banale scivolata non può rovinare il lavoro di tanti mesi. Davide deve continuare sulla strada imboccata  assieme alla sua squadra, e crederci.

 

Sylvain Guintoli – voto 7,5 – Non si diventa campioni del mondo per caso. C’è tanto di Guintoli nello sviluppo della YZF R1. In prova sta con i primi, ma per bravo che sia non può fare miracoli, e quindi in gara, dove la sua moto non ha ancora il passo delle altre ufficiali, parte forte ma poi cede alla distanza. Ci vuole pazienza, ma lui c’è.


Markus Reiterberger – voto 7 – Quinto e settimo, sempre primo delle BMW e ad un soffio dalle Yamaha. Non male per un debuttante che ha compiuto ventidue anni pochi giorni fa. Il tedesco è untipo freddo e determinato come pochi, e se la S1000RR crescerà assieme a lui ne potremmo vedere delle belle. Quasi uber alles.

 

Jordi Torres – voto 6 – Il simpatico pilota spagnolo ha perso un poco del suo sorriso. Colpa dei risultati che non arrivano o dello scarso feeling con la BMW? Mostra un lampo della sua classe solo in prova, ma poi in gara è due volte ottavo. Rivogliamo il Torres dello scorso anno.
 

 

Alex De Angelis – voto 6,5 – Il suo esordio in Superbike non poteva essere più difficile. L’Aprilia per ora è lontana dalla moto vista lo scorso anno, e non ha più nulla a che vedere con quella che vinse il titolo con Guintoli. Lui deve anche fare i conti con alcuni problemi fisici che gli derivano dal brutto incidente di Motegi, ma ce la sta mettendo tutta (così come la sua squadra) per uscire dal tunnel. In Thailandia ha finalmente visto un po' di luce. Coraggio, ti aspettiamo. 

  • roberto.biagi3807, Genova (GE)

    Sull'Aprilia, che non abbia più niente a che fare con la moto con cui vinse Guintoli può essere, ma che sia lontana da quella dell'anno scorso... perchè? Ritengo piuttosto che la squadra e i piloti non siano ancora riusciti, visti i tempi ristretti, a conoscere abbastanza la moto da tirarne fuori il meglio. Ma la moto in sè non può avere perso competitività dall'anno scorso.
  • Stiducatti, Corsico (MI)

    Ancora a trapanare i maroni con gli ormai triti e ritriti pregiudizi rossisti in merito al concetto tecnico con cui è stata pensata e realizzata la Panigale.
    Perché QUESTO è: siccome il 46 con la Ducati a motore portante è stato ridicolizzato, ha fatto pena, è andato penosamente piano, allora per forza nemmeno semplicemente la moto che guidacchiava, ma addirittura l'idea stessa di quella moto e tutte le moto che con quella idea verranno realizzate, deve essere sbagliata.

    Anche di fronte all'evidenza di dove tecnologicamente stia il problema - perché insomma, ormai è palese la tipologia di piste in cui la Panigale vada in difficoltà, anche un totale ipocapente ci dovrebbe essere arrivato... - loro no, si espongono istess: e se va piano è il monobraccio, e se va forte è merito del pilota, e se cade è l'avantreno che fa c**are, e se tiene la corda più stretta e veloce di una F1 è solo merito del vento di traverso, e se derapa è perché è incontrollabile, e se derapa infilandosi nei venti centimetri tra l'avversario e il cordolo è c*lo, e se arriva decima è la moto più lenta del mondo, e se arriva seconda e terza è la moto più lenta del mondo...

    Quando vedo certi commenti, sola una cosa mi viene da dire: grazie Marquez.
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