regolarita' d'epoca: gruppo 5

Montepulciano non è così…Nobile 

Avvio incerto e tra le critiche per la prima dell'Italiano: freddo pungente, speciali in linea un po' troppo corte e niente fettucciato. Tra i big vittorie di classe per Gritti, Rubin e Caccia

 
Ivan Pagani, primo nella B2 175 4t


Montepulciano (SI) – Adesso non puoi neppure dire “bastano due ammortizzatori e via”. Per essere dei nostri, nel gruppo 5, s’intende. Già, perché passano gli anni, e con la Open spuntano i primi freni a disco e i mono. Pochi ma buoni. Come le splendide Aim “brutto anatroccolo” viste domenica a Montepulciano, in occasione dell‘apertura di campionato 2010. Il resto, il grosso della truppa, è sempre lo stesso, disseminato nelle diverse cilindrate. Le facce pure, solcate dagli anni, inossidabili per la voglia di correre ancora, di “fare il tempo”, di mettersi alla prova, anche se il medico magari storce il naso all’idea che passati i 60 è ora di stare quieti. Moto belle, meno belle, abbastanza consuete - quelle al top per rarità stanno sempre al calduccio del garage – ma sicuramente a punto, pronte a una nuova stagione di gare. E ci si accontenta, quando non si riesce a trovare percorsi di gara da favola, basta stare in compagnia e dare del gas. Certo,ci sono anche le cavalcate, ma se ami le vecchiette, vuoi dar la paga ai tuoi soci, figurare in classifica e fare il bauscia una settimana intera con gli amici, allora il Gruppo 5 fa per te.

La regolarità d’epoca unisce le generazioni, dagli over 60 fino ai trentenni che avevano ancora il ciuccio in bocca quando il Sachs a sei marce imperava in catena di montaggio.
Un bell'ambiente che cementa le amicizie, conferma le rivalità e le sfide storiche per chi guarda il cronometro. Come quella tra veneti e bergamaschi. A corollario non manca un paddock nostrano, dove il rito della punzonatura si accompagna al controllo della carburazione, mentre chi ti segue si improvvisa meccanico, benzinaio, gommista e  consigliere. Umanità varia e ansiosa di godere a bordo fettuccia o con un manubrio in mano,  di moto che, se solo non le ami, potrebbero essere solo rottami da schiacciare o dimenticare nel sottoscala.

Non sempre però le ciambelle riescono col buco. Tocca dirlo, questa volta, introducendo la prima prova del Campionato italiano di regolarità d’epoca (Gruppo 5), che ha avuto come teatro di gara le splendide colline toscane. Non molto differente dalla gara di due anni fa, funestata da pioggia e fango: quest’anno, complice il maltempo che ha imperversato nei giorni precedenti l’evento riducendo ad acquitrini i prati, l’organizzazione del moto club locale non ha potuto fare altro che mettere a disposizione due prove in linea – peraltro abbastanza corte, una più dell’altra – senza poter preparare una prova speciale fettucciata degna delle contropendenze da sogno che da queste parti si possono ricavare in veri e propri anfiteatri naturali.  La speciale c’era, quasi pronta con metà fettucce tirate, ma in condizioni impraticabili per l’acqua che ti faceva sprofondare nel prato. E dopo l’ultima ricognizione la sentenza: niente da fare. Il freddo pungente ha poi giocato brutti scherzi visti i numerosi grippaggi, soprattutto tra le piccole cilindrate e chi aveva la carburazione decisamente troppo magra. E se la gara poteva essere anche annullata – tante le critiche da chi si è sciroppato centinaia di chilometri per pochi muniti di speciali c’è stato anche chi, facendo due conti con la somma dei tempi delle prove discriminanti, ha ipoteticamente messo in discussione la validità stessa della prova, come da regolamento.

Esagerazioni o verità? Lasciamo stare, che già questo è un ambiente dove criticare è un’arte. Allora meglio fare che restare a guardare, tenendo ben saldo il famoso bicchiere ”mezzo pieno”. Già l’ambiente dell’enduro rischia la desertificazione, e chi lo pratica l’iscrizione nella lista specie protette e rare. Piuttosto che niente, meglio piuttosto.  E’ così è andata anche questa volta: chiuso un occhio sulle speciali, chiuso anche l’altro per le caratteristiche del giro – asfalto e sterrato a go go – resta sempre lo spirito del gruppo 5 a tener alta la bandiera di questo campionato. Tre i giri in totale per una quarantina di chilometri, corsi insieme ai più giovani del Trofeo Testori, in realtà quattro gatti che ancora non hanno le pretese di fare almeno un regionale. Tra i vecchi qualcuno mancava all’appello – Murer, Brissoni e Uslenghi, tanto per citare quelli che vanno forte forte.

Nel Rotary dell’enduro, dove tutti si conoscono e  lo spirito cameratesco impera sia che fai l’operaio o hai i miliardi,  la classifica conta fino a un certo punto... Grossa bugia, quando poi trovi una massa di teste bianche con il naso all’insù a cercare il proprio nome nella lista dei tempi delle speciali in attesa delle classifiche finali. O ritrovi personaggi dell’enduro moderno di qualche anno fa, come l’ex campione del mondo della 250 4tempi del 2000, Matteo Rubin, infilato in squadra – La Marca Trevigiana -  per contrastare i soliti grandi nomi della specialità targati Bergamo.  Quelli che, per inciso, passati i 60 anni di appendere il casco al chiodo non ne vogliono proprio sapere (beati loro…).

Potere della regolarità, che unisce mani con storie diverse, con più o meno calli a raccontare da dove vieni. Se arrivi col tuo moto club hai lo stesso blasone di chi è più vecchio di te. Salvo poi finire nel calderone degli sfottò nel più classico stile da camerata.  Insieme a parvenue e aficionados dell’ultim’ora anche l'ultima "leggenda" rimasta (il Gritti, classe 1947), eterna icona nell'immaginario collettivo fuoristradistico, mentre si balocca con il casco prima di partire questa volta con un Ktm, il “suo” marchio per eccellenza. Moto rimesse a puntino, con motori che girano precisi come un Omega Speedmaster, a volte brutte fuori ma "belle" dentro, che fanno girare la testa in senso letterale, perchè ognuna di loro aveva un rumore diverso, caratteristico, originale. Niente a che vedere con l’egualitarismo acustico di tradizione nipponica a cui siamo abituati oggi.
Insomma, altro che Akrapovic dei tempi nostri. Aim, Gori, Beta e Ancillotti (tanto per onorare la storia motociclistica della regione ospitante) insieme alla pattuglia dei quattro tempi.
Gilera, Morini in testa, assieme ai tanti 2 tempi Ktm, Swm, Fantic, Zundapp, Maico, Puch.
Senza dimenticare le spagnole, Ossa e Montesa.


09/03/2010

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