Prova classic

Triumph Classics

L'allegra compagnia

Una bellissima giornata trascorsa in sella alle Triumph Bonneville, Scrambler e Thruxton, a goderci le strade, i panorami e i sapori delle magnifiche Langhe cuneesi

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Prova Triumph Classics
Bella idea, quella di trovarci a Bossolasco, piccolo e graziosissimo comune arroccato sulle Langhe, poco lontano da Dogliani ed Alba. Insomma, nella terra del Dolcetto, delle nocciole, del cioccolato, del bollito misto, del buon cibo in genere. E perché no, anche degli scarichi per moto.
L’idea è venuta ai ragazzi di Triumph Italia, che hanno organizzato questo rilassante evento con lo scopo di rinfrescarci la memoria sulle Classics, ovvero le bicilindriche di famiglia, con esclusione delle America e Speedmaster, in quanto appartenenti a gamma Cruiser.
Fortunatamente abbiamo azzeccato una magnifica giornata, incastonata in una settimana meteorologicamente pessima, sicché ce la siamo spassata davvero lungo quelle bellissime strade con il panorama mozzafiato delle Alpi Marittime innevate e la cima del Monviso che svettavano contro il cielo azzurro. Insomma, la situazione che tutti sogniamo sempre, quando usciamo in moto, e che noi ci siamo goduti andando a spasso con moto sostanzialmente tranquille, come sono le bicilindriche Triumph, ma che tuttavia riescono a divertire anche quando si vogliano tenere andature che magari tanto tranquille non sono.

A nostra disposizione avevamo un paio di Bonneville – standard ed SE – una Scrambler, una Thruxton e un paio di Bonneville T100, e una guida come Mario Sanino, appassionatissimo concessionario Triumph di Dogliani, che con una Tiger 1200 ci avrebbe mostrato quel territorio che lui ovviamente conosce a menadito. Mancava la Bonnie Steve McQueen SE, mentre ad accoglierci nel grazioso salotto de Le Due Matote, a Bossolasco (bel posto, lo cito volentieri, perché merita davvero di trascorrerci un bel weekend) campeggiava elegantemente l’esemplare N°1 delle mille T100 costruiti per celebrare il 110° anniversario del marchio britannico, che com’è noto ricorre quest’anno.
La simpatica iniziativa mi è servita molto, visto che mi sono trovato a rivedere alcune mie valutazioni su queste moto, che in effetti solo provandole nello stesso contesto, saltando da una sella all’altra, è possibile fare con maggiore obiettività.
Chiaramente l’intendimento di Triumph era anche quello di chiarire le idee a chi fosse interessato a scegliere una di queste moto, leggendo appunto le successive note e impressioni di noi “giornalai”. Cosa che comunque sarà possibile effettuare di persona da chiunque anche il 4 e 5 maggio, quando tutti i concessionari Triumph rimarranno aperti appositamente fino alle 22.

Bonnie T100, la mamma delle Classics
Tutto nacque... solo undici anni fa, ovvero quando John Bloor - coraggioso quanto benemerito imprenditore che nel 1990 aveva iniziato pian piano a rimettere in piedi la nuova Triumph ad Hinckley, nel Leicestershire - decise che era ora di rifare la leggendaria Bonneville, la Triumph più famosa in assoluto, nata alla fine del 1958 con la sigla T120.

L’avvento della nuova Bonneville, nel 2001, coincideva dunque con la nascita della gamma Classics che, con un’oculata economia di scala, è arrivata oggi ai quattro modelli del nostro test e relative varie configurazioni

La Bonnie degli anni duemila riapparve dunque in veste piuttosto fedele alla progenitrice, ma contraddistinta dalla iconica sigla T100 - che peraltro dal 1949 all’83 contraddistinse oltre una trentina di modelli Triumph, Tiger e Daytona in particolare, ma mai una Bonneville - e naturalmente col suo bravo bicilindrico parallelo raffreddato ad aria: da 790 cc anziché 650, ma sempre alimentato tramite una coppia di carburatori. Da allora la T100 è rimasta sempre la stessa, salvo salire di cilindrata fino ad 865 cc e di potenza da 62 a 67 cv, nel 2008, quando i carburatori vennero sostituiti (ahimè, starà già sospirando qualcuno...) da un sistema a iniezione elettronica, i cui due corpi farfallati erano però astutamente “camuffati” da carburatori, con tanto di pomello dello starter laterale, giusto per appagare almeno l’occhio e nel contempo rispettare le sempre più severe normative anti-inquinamento, causa principale di questa trasformazione.
L’avvento della nuova Bonneville, nel 2001, coincideva dunque con la nascita della gamma Classics che, con un’oculata economia di scala, è arrivata oggi ai quattro modelli del nostro test e relative varie configurazioni.
A creare infinite altre varianti di queste belle moto ci pensano poi gli ormai numerosissimi preparatori e specialisti che realizzano esemplari da far venire la classica bava alla bocca. Anche per motivi di prezzo, of course... In ogni caso, qui c’è davvero da sbizzarrirsi nella personalizzazione, e anche questo aspetto ha il suo giusto peso in questa bella passione che intriga tutti noi.

Le Classics, nei particolari
Ma vediamo cos’hanno in comunque le nostre inglesine, a livello tecnico e generale.
E partiamo dal motore. Il bicilindrico inglese ha un rapporto tra alesaggio e corsa di 90x68 mm, e sulle Bonneville eroga 67 cv (49,3 kW) a 7.500 giri, con una coppia di 6,93 kgm (68 Nm) a 5.800 giri, mentre la Thruxton beneficia di un paio di cavalli in più, a 7.400 giri, a parità di coppia. La distribuzione è DOHC, quindi con una coppia di alberi a camme in testa che azionano 8 valvole, mentre l’iniezione elettronica utilizza due corpi farfallati da 36,6 mm di diametro. Il cambio è a 5 marce. Stiamo parlando di due cilindri verticali paralleli con albero motore fasato a 360°, quindi con i pistoni che salgono e scendono affiancati: configurazione che, oltre a generare un bel suono rotondo e corposo agli scarichi, favorisce una coppia più robusta ai bassi e medi regimi, anche se a scapito di un po’ di allungo, del quale in effetti si sente ben poco la mancanza nell’uso comune. Ricordiamo anche che qui non ci sono contralberi di bilanciamento, perciò andando su di giri le vibrazioni iniziano a farsi sentire. Anche se, a dire il vero, si è provato di molto peggio in questo senso.
Quanto detto vale per tre delle nostre quattro moto. Alla Scrambler (ma anche alle due cruiser, e francamente non ho mai capito il perché) si è infatti voluto dare un’altro carattere, fasandone l’albero motore a 270°. La potenza scende quindi a 59 cv (43 kW) a 6.800 giri, mentre la coppia mantiene il medesimo valore massimo, ma a 4.750 giri. Risultato: il motore vibra meno, ma perde personalità e un po’ di spunto nella prima apertura dell’acceleratore; inoltre mostra un accenno di cut-off (cioè il ritardo nel rispondere al gas) che, nell’eventuale utilizzo su sterrato, dove magari si gioca con un filo di gas, riesce anche a dar fastidio, specie con gomme solo moderatamente tassellate come queste. Il tutto con l’illusoria propensione propensione ad allungare un po’ di più tirando le marce, e, soprattutto con un suono allo scarico meno corposo e piacevole.

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Triumph Classics 2012


La ciclistica di queste Triumph
si basa su un “classico” telaio in tubi d’acciaio a doppia culla inferiore, che però differisce nelle quote caratteristiche sui vari modelli. Il cannotto di sterzo della T100 - che monta una ruota anteriore da 19” e gomme Metzeler, Lasertec da 100/90 ed Me Z2 da 130/80x17” - è infatti inclinato 28° con 110 mm di avancorsa e 1.500 di interasse. Anche la Scrambler monta ruote e gomme - Bridgestone Trail Wing - della medesima misura, ma per la sua destinazione d’uso più polivalente è stato scelto un cannotto meno inclinato e minor avancorsa: 27,8° e 105 mm, a parità d’interasse.
Veniamo alla mitica Thruxton: la café racer di famiglia ha la ruota anteriore da 18”, e quote di sterzo ancora più ridotte: cannotto a 27° e avancorsa a 97 mm, con interasse a 1.490 e gomme Metzeler da 100/90x18” e da 130/80x17” identiche a quelle della T100.
Quanto alla nuova arrivata, la Bonneville con le ruote in lega da 17” che ai puristi magari non piaceranno, ma che - non mancherò mai di sottolinearne l’importanza in termini di sicurezza - hanno l’enorme pregio di essere tubeless, qui abbiamo cannotto a 27°, avancorsa di 106 mm, interasse di 1.490 e gomme Metzeler ME Z4, da 110/70 e 130/80 (con cerchio anteriore da largo 3,0” anziché 2,5”): il tutto rende questa moto non solo di gran lunga la più facile e divertente da guidare del gruppetto, ma anche una delle più equilibrate e facili che io mi ricordi di aver mai usato.

Sospensioni: tutte e quattro le Classics montano forcelle Kayaba con steli da 41 mm di diametro ed escursione di 120 mm; ma solo quella della Thruxton è regolabile in precarico. I forcelloni posteriori sono in acciaio con bracci rettangolari, e lavorano con ammortizzatori Kayaba regolabili in precarico, che sulle nuove Bonneville (standard ed SE) hanno 100 mm di escursione anziché 106.
Freni Nissin: pinze flottanti a 2 pistoncini davanti e dietro e dischi posteriori da 255 mm per tutte; disco anteriore da 320 mm sulla Thruxton e da 300 sulle altre.
Serbatoi: identici, tutti da 16 litri.
Altezza delle selle da terra: Bonneville, 740 mm; Bonneville T100, 775 mm; Thruxton, 820 mm; Scrambler, 825 mm.
Strumentazione: la Bonneville standard, distinguibile immediatamente dalla SE per i carter neri anziché satinati, è anche l’unica ad avere solo il tachimetro, chiaramente analogico: al suo interno c’è il piccolo display digitale che indica i chilometraggi totale e parziali e l’orario, mentre al posto del contagiri sono state piazzate quattro classiche spie di servizio. Le piccole spie inglobate negli strumenti delle altre moto, invece, sono abbastanza difficili da vedere in piena luce.
Da notare che sulla T100 continua a mancare il pulsante di lampeggio dal blocchetto sinistro.
Personalmente chiudo un occhio sui bloccasterzo vintage tipo Neimann sul cannotto, ma non riesco proprio a digerire gli scomodi blocchetti di accensione sistemati sulla sinistra dei fari, con gli eventuali portachiavi che per forza di cose sventolano fastidiosamente durante la guida. 

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Triumph Classics 2012

Un appunto alla Scrambler: il suo innegabile fascino dipende certamente anche – se non principalmente - dal suo doppio scarico laterale che passa alto. Carino, ma davvero troppo invadente, e obiettivamente anche fastidioso, specialmente nel caso si trovi a guidare in piedi su qualche strada bianca.
Pesi dichiarati, in ordine di marcia: 225 kg per le nuove Bonneville, 230 per tutte le altre.
Consumi: la Casa non li dichiara, tuttavia avendo provando precedentemente queste moto (più recentemente la nuova SE, abbastanza a lungo), possiamo affermare con sicurezza che si attestano mediamente tra i 20 ed i 22 km/litro, E di conseguenza si può contare su un’autonomia media di almeno 300 chilometri.

I prezzi
E veniamo alle dolenti note, cioè i prezzi chiavi in mano, anche qui partendo dal più basso. Bonneville: 8.319 euro; Bonneville SE: 8.974 euro, più altri 202 per l’aventuale livrea Two Tone, bicolore; Bonneville T100 Black: 9.065 euro; Bonneville T100, Thruxton e Scrambler: 9.378 euro; Bonneville T100 “110° Anniversary”: 9.650 euro; Bonneville Steve McQueen SE: 9.990 euro.
Cifrette non certo popolari, dunque, pur considerando il carisma di queste moto, che comunque ci risulta reggano molto bene il loro valore sul mercato dell’usato, come del resto si può verificare dando un’occhiata alle numerosissime inserzioni presenti sul nostro sito. Quanto alla voce “ personalizzazioni fai da te”, un’occhiatina al link vi darà un’idea della gamma di accessori disponibile per le Triumph Classics.

La prova. Andiamo a divertirci...
Dopo un buon caffè preparatoci dalla signora Sanino nel moto salone di famiglia, ci siamo messi alle costole del cortesissimo Mario e della sua Tiger Explorer, per gustarci il meglio di quel bellissimo lembo di Piemonte – fortunatamente poco trafficato nei giorni infrasettimanali - e goderci come si deve le “nostre” borbottanti bicilindriche, con la Thruxton e i suoi silenziatori Arrow aftermarket in testa.

Triumph Scrambler
Son partito con la Scrambler, che in effetti filosoficamente mi ha sempre affascinato più delle altre, ma che tuttavia non ho mai apprezzato più di tanto: fondamentalmente non mi piace il suo assetto di guida, perché trovo il manubrio troppo aperto e le leve basse (che comunque si possono regolare), quindi con i polsi in posizione che guidando in piedi può anche andar bene, ma seduti normalmente è poco ergonomica. Percorrendo un piccolo tratturo, ho visto che tutto sommato, nonostante il peso della moto (che comunque non credo sia così tanto superiore a quello della TR6 Trophy camuffata usata da Bud Ekins per il famoso salto ne “La Grande Fuga”, anche se Triumph per quella dichiarava 165 kg a secco), stando in piedi si riesce a muoversi abbastanza bene anche sullo sterrato un po’ mosso, anche se effettivamente lo scarico disturba, anche perché scalda fastidiosamente.
E poi, quel minimo di cut off nel chiudi/apri del gas di cui ho accennato prima è sufficiente a far balzare fastidiosamente la moto in avanti non appena si tocca la manopola. Detto ciò: quanti possessori di Scrambler la useranno per andare in mulattiera? Bene: una ritoccatina alle sospensioni, scarico Arrow 2-in-1 optional, più stretto e leggero, gomme tassellate vere, tipo le Karoo o similari, per poi potersi muovere dignitosamente anche su asfalto, ed è fatta, a patto di non pretendere la luna. Ai tempi, lo ricordo, con moto simili Ekins, McQueen e compagnia bella ci correvano la mitica Six Days…. 

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Triumph Scrambler


Ma pensiamo alla strada, dove la gamba destra la si può tenere un po’ più aperta, e alla fine ci si abitua anche. E dove - non lo avrei mai detto – con la Scrambler mi sono divertito anche quando abbiamo iniziato a guidare un bel po’ più spigliati, forse anche perché mi sento abbastanza a mio agio con le gomme ibride come queste Bridgestone Trail Wing. Insomma, questo motore è meno coinvolgente rispetto a quello delle altre, e spinge meno all’inizio, però tutto sommato è gradevole, e vibra anche meno agli alti regimi, dove in ogni caso è inutile arrivare, tanto la spinta cala comunque...Quindi via di conserva, con la moto morbida e docile tra le gambe e freni dignitosi per l’utilizzo normale: non serve un mordente esagerato, con gomme così strette davanti, è molto più redditizio giocare col cambio - che assieme alla frizione funziona molto bene, salvo indurirsi leggermente marciando lentamente, nel traffico - far scorrere la moto e non strafare con inutili staccatone, col rischio di perdere l’avantreno. Tant’è che quando si è iniziato a danzare sulle curve con una certa disinvoltura, la Scrambler eseguiva perfettamente le linee impostate senza farmi mai sentire in difficoltà, ma anzi in confidenza, senza mai tentare portarmi fuori, e comunque recuperando senza problemi eventuali piccoli errori di valutazione. Magari muovendosi un pochino, per far capire di non esagerare, ma ci sta. Diavolo, e io che l’avevo giudicata un cancello...

Triumph Bonneville T100

Sosta, per scattare qualche foto e scambiarci le moto, e mi aggiudico la mitica T100: bellina, con il piccolo parabrezza e le eleganti bisacce di cuoio posteriori.

Moto sostanzialmente tranquille, le bicilindriche Triumph, ma che tuttavia riescono a divertire anche quando si vogliano tenere andature che magari tanto tranquille non sono

Bella, ma che certamente non ho mai considerato un mostro di divertimento, al di là dell’innegabile carisma che trasmette. E anche qui ho dovuto rivedere le mie posizioni. Insomma, una moto piacevole per andarci a spasso trotterellando tranquillamente tra colline e declivi... Ma qui, subito dopo essere ripartiti, stavamo già tenendo il ritmo di prima, e mi stavo divertendo più che con la Scrambler! E non solo grazie al rumore più tonico e coinvolgente del suo motore, e per la spinta ai bassi più gagliarda, ma anche per la guida: l’avantreno della T100 non è certo un fulmine nell’impostare le curve, ma anche guidando così spediti (come non avevo mai fatto in precedenza con questa moto) solcava le traiettorie con piacevole precisione e senza una sbavatura. Va detto che le strade sulle quali scorrazzavamo allegramente erano perlopiù in ottimo stato, e anche se qualche tratto era un po’ sporco per le piogge dei giorni precedenti, si filava che era un piacere, e senza macroscopici problemi di ciclistca. Però è sui tratti sconnessi che con queste moto, una per l’altra, salta fuori l’esigenza di avere degli ammortizzatori migliori, meno rigidi e secchi rispetto agli originali.
Nella fattispecie - è un po’ un mio chiodo fisso - sono un convinto sostenitore degli ammortizzatori tipo quelli che troviamo sulla Kawasaki W800 o sulle Honda V750, quindi con molle a progressive, ma a spire molto ampie.
Comunque sia, dai e dai ho rivalutato anche la Bonneville T100, della quale esteticamente ho sempre criticato solo i collettori di scarico abbastanza bruttini rispetto a quelli delle vecchie Triumph, che erano dritti fino alle marmitte (come sulla già citata W800….), mentre qui sono ricurvi nella parte terminale, ovviamente per non danneggiarle in curva.

Triumph Truxton
Dunque salto in sella alla Thruxton. L’ultima volta che ne ho usata una era ancora il vecchio modello con i semimanubri, e mi era piaciuta abbastanza, anche se dopo qualche centinaio di curve di montagna i miei poveri polsi avevano giustamente qualcosa da ridire…

 

Triumph Classics 2012 (26)
Triumph Truxton


Mi è sempre piaciuta questa moto, ma allora auspicavo l’arrivo di un manubrio normale, che poi è puntualmente arrivato, con tanto di retrovisori alle estremità.
Bene, non appena sono partito, la sensazione è stata quella di avere il cannotto di sterzo troppo serrato. Il manubrio dritto andava bene, ma le pedane sulla Thruxton sono più alte ed arretrate, e la sella è anch’essa altina: ma problemi non ce ne sarebbero, se non fosse che l’avantreno a suo tempo non mi era mai sembrato così ostico da inserire in curva. Questa moto va guidata di corpo, forzando quella ruota davanti che sul misto stretto ti dà del lavoro extra, se vuoi tenere il passo con gli altri. La Thruxton è una moto da gustare pian piano, fino a quando non riesci a entrarci in sintonia per riuscire a gustartela: una guida vintage, insomma, molto più delle sue sorelle. E poi è quella che davanti frena meglio, perché ha un disco più grosso e una pompa più efficace, come del resto dev’essere su un mezzo sportiveggiante – sempre nell’accezione vintage del termine - come questo.

Triumph Bonneville
Altra sosta, ed eccomi alla mia beniamina, l’ultima arrivata: la Bonneville moderna, standard o SE che sia, quella che magari fa storcere un po’ il naso, ma solo a chi non l’ha mai provata.
Si, perché questa è una moto che si guida veramente in punta di dita: su un bel percorso misto la si può davvero guidare col pensiero, una guida estremamente facile e naturale. La nuova Bonnie è bilanciatissima e precisa, sulle prime sembra fin troppo agile, specie dopo aver provato le sue sorelle, ma guidarla regala davvero un gran gusto, anche perché si può piegare più che dignitosamente senza dover per forza consumare del ferro sull’asfalto. Logicamente non stiamo parlando di sensazioni paragonabili a quelle che si provano con una moderna naked potente e adrenalinica, ma comunque ci si possono togliere delle soddisfazioni. Per chi ci vuol viaggiare a lungo, comunque, consiglio senz’altro una sella più imbottita.

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Commenti

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  • 1. puntualizzo

    il 4 e il 5 i concessionari triumph saranno aperti fino alle 22 ma le moto non si potranno provare ma solo ammirare ;cosi mi ha detto il cancessionario di bologna CESARI motivando che poi fa buio be ad aprile........e se volevo provare una classics avevano solo la bonni, le altre le avevano in negozio ma niente prova; è dura per noi acquirenti prendere delle decisioni con questi concessionari
    vans03 -
  • 2. Allora eravate voi...!!!

    Vi ho visti in sosta nella piazza del belvedere di Diano D'alba. Io andavo a lavoro, ma avrei voluto essere in sella alla mia amata (CB 1300, pseudo classica anche lei) per curiosare un pò su una moto che mi ha affascinato da sempre. Buona strada a tutti voi e a tutti gli amanti delle due ruote, di qualsiasi genere!
    wratchild75 -
  • 3. Tanca...

    ... ancora non hai scoperto nulla delle Triumph bicilindriche... sotto la patina della cartella stampa c'è un mondo fatto di passione, di modifiche più o meno riuscite, di moto stravolte nell'estetica per renderle più personali o nella meccanica per renderle più veloci, un mondo fatto di manici veri... dove non è difficile imbattersi in Bonneville in grado di dare la paga a moto ben più potenti e performanti... c'è chi è andato in Africa tra le dune con queste moto... oppure chi gira in pista... John Bloor ha tirato un bello scherzo agli uomini del marketing... la Bonneville è un tipico esempio di "over-engineering" ovvero è una macchina in grado di sopportare sollecitazioni e di fornire prestazioni assai maggiori a quelle per cui è stata pensata. http://modernclassic.altervista.org/
    kkk24 -
  • 4. Più che mezzo di trasporto....

    ....le Classics sono uno stile di vita, personalmente ne sono sempre stato conquistato ed ho comprato la mia Thruxton dopo aver guidato 4 BMW Roadster. Certo è un'altro mondo ma per chi come me cerca qualcosa di APPASSIOANTE oltre che utile, ne diventa dipendente; dalla personalizzazione alla manutenzione, non mi ero mai cimentato nella cura di una moto, ma mi ha conquistato... è proprio la mia moto!
    Pablo96 -
  • 5. Confermo

    La Bonneville è una moto eccezzionale, l'unico appunto che muovo e che volendo si poteva evitare l'iniezione e quello sfarfallio di portachiavi alla lunga da ai nervi.
    rosario.salzano2568 -
  • 6. x kkk24

    Carissimo, so molto bene quanto il marchio Triumph sia passionale – io sbavavo già da ragazzino per le bicilindriche, e nei successivi anni ’70 per le Trident - come del resto lo era il compianto amico che lo rilanciò in Italia. E come certamente sono passionali coloro che lavorano su queste moto, ricavandone le splendide special che personalmente spesso mi lasciano a bocca aperta (tipo il mio amico Pettinari, per citarne uno che ho conosciuto nel lontano ’71, e magari anche come te, mi sembra di capire….). Avendole provate anche più volte, ormai credo di conoscere abbastanza bene queste moderne bicilindriche (come quasi tutte le Triumph uscite da Hinckley, a dire il vero), e a suo tempo, quando ancora mi divertivo a farlo, mi sono anche gustato in pista la special con cui correva Max Temporali. Dopo oltre trent’anni di questo lavoro qualcosa avrò pure imparato, quindi non credo che una cartella stampa sia sufficiente per passarmi come novità moto che novità non sono: ho voluto solamente sottolineare, nel caso ce ne fosse bisogno, che col tempo può anche capitare di cambiare opinione (in positivo o in negativo che sia) su una moto, cercando nel contempo di trasmettere a chi fosse interessato alle Classics le mie sensazioni e soprattutto le differenze tecniche tra esse, cosa più facile nel corso di una bella giornata dove c’è stata opportunità di riprovarle tutte. Inoltre, dopo aver preso paga negli anni '70, sul passo del Maloja, da un ragazzone tedesco in sella ad un'Hondina XL250 monocilindrica (io avevo una Honda 500 Four, e mia moglie seduta dietro, ma non è una giustificazione) ho imparato dunque già da un pezzo - e l'ho anche trasmesso ad altri, tramite la mia mitica, vecchia Transalp -che su molti percorsi la cavalleria non è tutto... Un salutone
    Tanketto01 -
  • 7. @Tanketto

    Innanzitutto grazie per la risposta, colgo l'occasione per spiegare meglio quel che intendo dire. Il punto non è quanto le classic Triumph ti siano piaciute o meno, ma perchè ti sono piaciute. Mi pare di capire che tu abbia scoperto che queste moto sono molto meno "cancello" di quel che l'apparenza vintage farebbe sospettare. Ecco, questo è il punto, le classic Triumph sono sul mercato dal 2001 e sono state progressivamente proposte in 6 versioni (a quelle della prova bisogna aggiungere le customeggianti America e Speedmaster) e mentre qualcuno era impegnato a valutare quanta sostanza ci fosse o non ci fosse in queste macchine, qualcun'altro ha incominciato ad usarle, scoprendo tutti i loro (molti) pregi e difetti. Nel sottobosco dei nostalgici del vecchio bicilindrico inglese, dei preparatori stanchi delle solite HD, dei semplici appassionati si è sviluppato, in Italia ed all'estero, una fitta comunità di persone che si dedicano a queste moto e le utilizzano, dimostrando che sono in grado di avere una poliedricità insospettabile, che forse nemmeno Triumph stessa conosce.
    kkk24 -
  • 8. Moto da tenere!!!

    Secondo me la Bonneville e' una moto versatile e con infinite possibilità di personalizzazione come le Harley ma in chiave inglese. Per quanto mi riguarda adoro queste moto perché possono diventare come abiti su misura cuciti addosso a secondo delle esigenze del proprietario. In un mondo in cui le mode ci invitano a comprare moto estreme sia per dimensioni che prestazioni le classics rappresentano una scelta sobria che con un po' di passione e fantasia possano regalare emozioni senza tempo. Ciao a tutti.
    firenze73 -
  • 9. x kkk24

    Scusami se ribatto, ma mi sembra che tu mi abbia risposto come se non avessi letto quello che ti ho scritto: credevo di averti spiegato che la storia e l'evoluzione di queste moto la conosco da tempo come le moto stesse, avendole provate più volte, come del resto avevo capito perfettamente quel che intendi dire (tra l'altro, nell'articolo ho anche citato dell'assenza delle America e Speedmaster). Io non ho scoperto nulla: ho solo cambiato la mia personale classifica di gradimento sulle Classic, mantenendo tuttavia la preferenza per le nuove Bonneville, dal punto di vista dinamico, oltre che per le tubeless (che io ho montato perfino sulla Transalp). So che si potrebbero montare anche ruote a raggi con cerchi tubeless, sulle altre tre moto, ma con quello che l'operazione costerebbe ci comprerei un'altra moto... Saludos!
    Tanketto01 -
  • 10.

    Cito testualmente dalla tua introduzione "chiaramente l’intendimento di Triumph era anche quello di chiarire le idee a chi fosse interessato a scegliere una di queste moto, leggendo appunto le successive note e impressioni di noi “giornalai”. Va bene l'intento di chiarire le idee, ma proprio perchè dici di conoscere queste moto... in 10 anni di "conoscenza" quello che hai partorito non mi sembra vada molto oltre la cartella stampa di Triumph... di tuo ci hai aggiunto giusto un "Diavolo, e io che l’avevo giudicata un cancello...". La differenza tra un giornalaio ed un giornalista sta nella curiosità. Ti saluto.
    kkk24 -
  • 11. xkkk24

    Ok, sorvolo sull'ultima riga e accetto il tuo punto di vista, anche se la cartella stampa di Triumph non l'ho nemmeno consultata, limitandomi a ricavare dalle schede tecniche (cosa che peraltro avevo già fatto nella prova completa della SE, proprio perché io in effetti sono curioso, e anche abbastanza pignolo) le principali differenze interessanti - chiaramente per coloro che le ritengano tali - tra i quattro modelli affini. Insomma, quello che voleva essere un racconto leggero su quattro moto già note, provate assieme in un bel posto per raccontarne le doti, come spesso accade ha generato una discussione senza sale e fine a sè stessa. Certo, mi è scappata la battuta del "cancello" riferita alla Scrambler, retaggio del mio primo giudizio su di essa quando l'avevo provata la prima volta, ma nonostante con essa mi ci sia divertito, anche per motivi di "affinità" con questo tipo di moto dalle gomme moderatamente tassellate, non significa che non la modificherei quantomeno nell'assetto, anche se il motore continua a non piacermi. E nemmeno significa che anche con una moto che non piace, o comunque perfettibile, ci si possa anche divertire. Dulcis in fundo, non ho ritenuto certo necessario tirare in ballo, in questo contesto, tutta la storia del bicilindrico Speed Twin, di Ed Turner, dei record di Bonneville, di McQueen e soci alla 6 Giorni del '64, del flat track americano e via dicendo, per arrivare a dire che da queste moto ci si può spremere ben altra sostanza. Anche perché lo stesso discorso è valido per molte altre motociclette apparentemente "inoffensive", come ci sono in giro migliaia di altri preparatori, bravi quanto appassionatissimi, che si divertono a cavarne il massimo possibile. Cordiali saluti.
    Tanketto01 -
  • 12. bella ma

    a me mi piace tanto la bonneville e tutte queste moto qui ma a me mi pare che la w800 della kawasaki sia più bella perchè è più compatta
    Histol1440 -
  • 13.

    @tanketto: ed infatti oggi non è necessario tornare a Turner, al lago salato e Steve McQueen... la Bonneville che vediamo ora è storia di oggi... sta facendo la storia OGGI... ripeto, basta guardarsi intorno. @histol: :D eh si... la Kawasaki è assai compatta... per non parlare della Guzzi...
    kkk24 -
  • 14.

    la v7 è molto più bella!
    Matteo2928 -
  • 15. T 100

    Perchè continuate a chiamare "moto" la T100? La Bonneville T100 è una MOTOCICLETTA ! Provate a fermarvi ad un semaforo in sella ad una T100 e vedete le occhiate invidiose.
    dome39 -
  • 16.

    Io ho una Thruxton e condivido la recensione del giornalista. Sono moto con uno stile che si fà notare ( spesso ai semafori o durante un tour le gente si ferma ad ammirarle). Fascino retrò e una vasta possibilità di personalizzazione, sempre, però, mantenedo lo stile vintage. Inoltre sono moto che stimolano a prendersi cura di loro in modo "fai da te", sia dal punto di vista estetico che meccanico vista la loro semplicità tecnico-costruttiva. Affidabili e divertenti. E' chiaro che non avete la cavalleria di Una F4 o di una R1, ma quando arrivate vi notano ugualmente e senza molto rumore. La Thruxton è un pò stancante alla guida per vià della sua posizione caricata in avanti e l'avantreno non proprio un fulmine in curva, ma comunque vi permette ugualmente qualche bella pieghetta con uno stile da pilota anni 60. Un consiglio ...sostituite le gomme originali con altre misure un pò più generose in termini di dimensioni e qualità. Sostituzione degli ammortizzatori e delle molle anteriori, pastiglie freni Brembo sinterizzate e vedrete che potrete tenere ottime andature nel misto veloce. Ricordando sempre che avete tra le mani una tranquilla signora inglese con tutti i limiti del caso. Se volete correre le moto sono altre..
    sproto -
  • 17. ...misteri bicilindrici...

    ciao. che belle le moto classiche. in un mondo di moto purtroppo troppo omologato le ferrose classiche mal digeriscono schemi modaioli e pistoni anabolizzati. certo che la triumph ne sta facendo di strada, di carne al fuoco ne ha messa tanta e, mi auguro per lei, di raggiungere gli obiettivi prefissati. non entro nel merito sui pregi e i difetti di queste belle moto, a mio avviso troppo personali ma, volevo simpaticamente proporre una comparativa tra queste triumph e quella che io ritengo la migliore delle classiche oramai con sommo dispiacere fuori produzione da diversi anni.... ...la sempieterna BMW R 850 R ... ecco, nessuna testata giornalistica ha mai proposto la sfida bicilindrica forse per ragioni di marketing, ritengo la cosa possibile, utile ed istruttiva, ed il verdetto...forse c'e' un po' di paura? lo ammetto, sono di parte e amo la mia BMW R 850 R model year 2001con 5 marce che se la ronfa beata in garage, i suoi pregi sono tanti e i difetti pochi, l'unico problema e' che ha 11 anni e se la filano solo gli aficionados ma credetemi, le teutoniche di quel primo periodo a 4 valvole sono moto di razza. cio' non toglie che l'indiscusso merito delle bonnie e' reale, ma ad ognuno la sua...ed io resto con la mia. saluti a tutti knock-out
    knock-out -
  • 18. x knock-ut

    Concordo con te sulla validità della R850R: la provai parecchi anni fa, con un po' di sufficienza iniziale, visto che la 1100/1150 spingeva di più e mi era piaciuta molto. ma quando mi consegnarono in prova una R850R, con parabrezza piccolo e le borse morbide, ne rimasi letteralmente affascinato, proprio per la sua dolcezza, oltre che per la comodità e la piacevolissima guidabilità. Era davvero una bella moto, e non a caso la tennero in listino abbastanza a lungo, anche se in molti - errando, come nel mio caso - non la considerarono. Mi concederai tuttavia che proporre oggi una comparativa tra una Bonneville T100 e una BMW fuori produzione da un bel po', non avrebbe troppo senso, se non quello di rinfrescare ai lettori interessati la memoria sulle doti della seconda. Ma in questo caso, di altre comparative del genere si potrebbero riempire pagine e pagine, o no? Un saluto!
    Tanketto01 -
  • 19. GRANDE BONNIE...

    Dopo lunghe riflessioni ho acquistato e ritirato una decina di giornia fa una bonnie standard...non risco più a scendere dalla sella e ogni sera mi devo fare un giro!!! Tengo a precisare che arrivo da 12 anni di vari gsx r pluripotenziati, l'ultimo (750 k7) ho deciso ora di tenerlo solo per uso pista. All'inizio sono stato convinto dalla mia donna (che voleva stare più comoda...!) e da amici triumphisti , ma non mi sarei mai aspettato, visto il mio passato, di innamorarmi di un "cancello" di qs. tipo. Sarà il fascino retrò, la voglia di una guida più rilassata, la voglia di un ritorno alle origini senza problemi di cavallerie, gomme racing, elettronica sofisticata... Ora ho solo voglia di godermela e sto già pensando a come personalizzarla... Sono arrivato anche a dire che adesso 70 cv mi bastano... Non so...mi starò rincoglionendo, ma come sapete, quando ci innamoriamo diventiamo tuitti così DANNATE MOTO INGLESI !!! Dicevano... Saluti a tutti
    vikib73 -
  • 20. ...tanketto01 sei un giusto...

    ciao t. effettivamente la mia era solo una simpatica provocazione sul quesito meglio ora o... " stavamo meglio quando stavamo peggio " e, visto che qui si tratta di filosofie, e' bello poter miscelare frammenti di realta' contemporanee e polvere di stelle. trovo che la bonnie, la kawa w 800, la MG v7, la hd 883 sportser nelle varie salse sono ereditarie di uno stile che spero non tramontera' mai, non si tratta di belve da domare, ma di strumenti per comunicare... naturalmente sono anche io in accordo con te che una qualsiasi comparativa del genere sarebbe poco fattibile, ed il risultato non andrebbe oltre a un grosso sorriso di chi ha fatto strada con un mezzo del tempo che fu', ma e' l'essenza stessa della moto classica che mi piace. ...molti dicono che le moto classiche sanno di vecchio... ma e' piu' attuale la moto moderna ed ipertecnologica...o e' piu' moderna la moto classica che si rinnova apparentemente uguale a se stessa? ...roba da rompersi il cranio... grazie. knock-out
    knock-out -
  • 21. sempre affascinanti ma ...

    la classic di Triumph mi sono sempre piaciute ma combierei subito lo scarico della scrambler, a dir poco lungo, voluminoso, insomma troppo "invadente".
    Luke200824 -
  • 22. tutte bellissime

    dopo tanti anni fantastici di 3 cilindri Triumph ho acquistato da poco anche una Bonneville special edition...il sogno realizzato...una moto fantastica..che adesso fa compagnia alla sorella tiger 955i nel garage. il 3 cilindri rimane il mio motore preferito.ma il fascino della classic è inarrivabile.l' ho comprata senza provarla e la sorpresa è stata ancora maggiore.è meravigliosa da guidare.per nulla impegnativa e perfetta in tutto... grazie TRIUMPH.
    tiger955i -

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