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Restaurando

Restaurando, sesta puntata: SWM Six Days ES 125

- La rubrica di Moto.it in collaborazione con lo specialista Soiatti Moto Classiche di Novara. Oggi racconteremo del restauro di una punta di diamante delle italiane da regolarità
Restaurando, sesta puntata: SWM Six Days ES 125

C'erano una volta le gare di regolarità, quelle che oggi si chiamano "gare di enduro", che si correvano con le moto artigianali, fatte nei garage, nei capannoni o addirittura riassemblate a bordo pista per ovviare a problemi sorti mentre si correva. Erano anni in cui l'ingegno dei costruttori veniva trasmesso alle moto tramite soluzioni tecniche che ora ci appaiono distanti, desuete, ma che avevano la propria praticità.

La SWM Six Days ES 125, della quale vi parliamo oggi, nasce a cavallo tra gli anni in cui SWM stava passando dalla costruzione artigianale di prototipi e quelli in cui iniziava con la produzione dei modelli di serie.
L'esemplare in questione, acquistato a Novara nel 1972, era infatti uno tra i primi ad essere uscito dai cancelli dei capannoni di Rivolta d'Adda, dopo che gli amici e soci Piero Sironi e Fausto Vergani avevano abbandonato Vimercate, dove avevano realizzato i loro primi prototipi.

A Novara, questa SWM protagonista del nostro articolo aveva corso con un pilota locale, e il nostro Soiatti - oggi restauratore, ma che proprio negli anni '70 praticava motocross a livelli agonistici - quando l'ha rivista dopo tanti anni, abbandonata all'esterno di una cascina e ormai in uno stato pietoso, l'ha riconosciuta. Non era la sua moto, ma quella di un suo caro amico, che con lui aveva corso più di quattro decenni fa.

Questa SWM Six Days ES 125 era stata lasciato per lungo tempo esposta alle intemperie e, di conseguenza, l'ossidazione era parecchio diffusa e il telaio era stato malamente saldato in più punti: ma sia dal punto di vista affettivo che da quello storico, valeva sicuramente la pena di farla tornare agli antichi splendori. La produzione di questa moto, grazie ad alcuni dettagli, quali ad esempio le leve a braccialetto Tommaselli, è riconducibile ai primi mesi del 1972, il che la identifica come uno dei primi esemplari usciti dalla catena di produzione.

Una volta smontata completamente  la moto, si è proceduto con le riparazioni del telaio, facendo sparire le saldature “di emergenza” e successivamente sabbiandolo e riverniciandolo nella giusta tonalità di grigio metallizzato.

Il cerchio anteriore montato non era quello originale: negli anni era stato infatti sostituito con un pregiato Akront in alluminio, rendendo così necessario l'acquisto di un cerchio originale che, come al posteriore, deve essere un Aimon Sport in acciaio rinforzato. Una volta restaurati i cerchi, si è passato alle sospensioni. La forcella Marzocchi è stata revisionata e i suoi foderi sono stati lucidati, così come gli ammortizzatori posteriori, anch'essi Marzocchi, che sono stati totalmente ricondizionati. Sia sulla forcella che sugli ammortizzatori sono poi stati posti gli adesivi originali dell'epoca.

Il motore, ovviamente un Sachs 125 capace di garantire ottime prestazioni grazie ai suoi 19 cv a 9.000 giri, è stato aperto e totalmente ricondizionato. I carter sono stati sabbiati e riverniciati, ottenendo un risultato pari all'originale.
Il carburatore Bing 53-26 da 26 mm è stato smontato e pulito attraverso un trattamento agli ultrasuoni, ne sono stati sostituiti galleggiante e spillo e, successivamente, è stato riassemblato.

Molti particolari sono stati sottoposti ad interventi più o meno invasivi. Il supporto dell'interruttore della luce dello stop è stato ricostruito, mentre l'ormai introvabile comando  rapido dell'acceleratore è stato ricondizionato. Proprio per quest'ultimo è stata anche fatta riprodurre appositamente la decalcomania “Speed”, come in origine.

Come sempre, nessun dettaglio è stato tralasciato nel restauro di questa moto. Sono state usate per i fianchetti le speciali viti originali dotate di rondelle antivibrazioni in gomma; recuperate le introvabile manopole in para a marchio Tommaselli e, grazie al Registro Storico SWM, si è riusciti aanche a trovare una nuova copertina per la sella e dei nuovi parafanghi.

Per finire il tutto, è stato applicato lo splendido borsello porta attrezzi in cuoio sopra al serbatoio. Davvero una chicca per questa moto che negli anni '70 ha fatto perdere la testa a tanti giovani appassionati enduristi.

Mi chiedete sempre quanto possa costare un restauro. Tra componenti sostituiti (comprati nuovi o usati da rigenerare), verniciatura, cromatura e zincatura, il costo è stato di circa 2.500 euro, mentre le ore di manodopera sono state un centinaio. I calcoli, come sempre, li lascio fare a voi, ma sono sicuro che sarete concordi con me nel dire che ne sia valsa la pena.

  1 di 114  
  • sailor61, Roma (RM)

    Salve a tutti, mi sono venuti i brividi nel vedere la mitica nella livrea blu!
    ho avuto la fortuna di possedere il modello successivo, livrea rossa serbatoio spigoloso, e devo confermare due cose già dette: la prima che costava tanto, forse la più cara delle moto di serie, e la bellezza oltre che la potenza di quella moto spettacolare.
    Grazie a chi ha la passione e la tenacia di far vivere certe glorie.
    Con l'occasione mi potete dare l'indirizzo e/o il recapito del registro storico della SWM, dove si trova e se organizza raduni o gare dedicate.
    grazie
    il mio contatto d.giomi@tin.it
    grazie ancora per i bellissimi ricordi
    daniele
  • VentoInFaccia, Sesto Calende (VA)

    Bellissimo questo "Svumm". Però solo a vedere quella borsetta sul serbatoio mi ricordo di certi dolori nei "paesi bassi"! Ai tempi la eliminai subito; oggi si direbbe per legittimo impedimento.
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