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Storia

Motodays 2017. La rivoluzione delle maxi moto Anni Settanta (Video)

- Tante e interessanti le moto giapponesi raccolte nell'esposizione tematica sugli Anni 70 a Motodays. Quel decennio ha cambiato il mondo della moto, con l'arrivo delle maxi giapponesi

La mostra tematica organizzata quest'anno a Motodays, ancora una volta grazie alla fattiva collaborazione del Moto Club Yesterbike di Roma guidato da Roberto Pontiroli Gobbi, è particolarmente interessante perché affronta quello che è stato il decennio più importante per la trasformazione della moto e dell'intera industria motociclistica. Ovvero gli anni Settanta, quelli che videro l'affermarsi a livello mondiale le quattro marche giapponesi dopo un primo, importante assaggio nel decennio precedente; e che videro la reazione, più o meno pronta e adeguata, delle altre Case occidentali.

Come è risaputo, tutto ebbe inizio con la famosa Honda CB 750 Four, che venne presentata alla fine del 1969: di fatto, la prima maxi moto giapponese, quella che abbandonava il riferimento della scuola britannica per alzare il livello tecnico e tecnologico.
Per la prima volta nella storia arrivava nella produzione di serie una "quattro cilindri" in linea con tanto di avviamento elettrico, freno anteriore a disco, e soprattutto con design, prestazioni, qualità costruttiva e affidabilità mai visti prima.

Naturalmente la scalata delle marche giapponesi iniziò nel decennio precedente, quando decisero di entrare seriamente nel mercato nordamericano, che era il più grande e soprattutto quello di maggior valore.
Honda e Kawasaki, quest'ultima con le tre cilindri a due tempi e poi la Z900, furono le prime ad alzare l'asticella delle prestazioni, seguite immediatamente da Suzuki e da Yamaha, che dopo i motori a due tempi passarono anche loro a quelli a quattro tempi.

La mostra organizzata al Padiglione 5 della Fiera di Roma raccoglie una buona rappresentanza delle moto, protagoniste di quel formidabile decennio, che arrivarono in Europa. Un decennio che impose il cambiamento non solo creando nuove categorie, ma innalzò la competitività grazie allo sviluppo tecnico, ai grandi investimenti necessari a crescere nel mondo e che, da ultimo, fece una feroce selezione fra i costruttori occidentali colpendo quelli inglesi, fino a quel momento grandi protagonisti della scena internazionale, ma lenti nel recepire l'aria nuova che tirava.
Gli italiani seppero reagire meglio, e grazie a Ducati, Laverda, Moto Guzzi, ma anche Benelli e Moto Morini, cercarono di approfittare delle nuove opportunità che un mercato in forte espansione come quello di allora poteva offrire.

Attacco del Sol Levante”, “Il canto del cigno inglese”, “La resistenza tedesca” e “La risposta italiana” sono appunto le sezioni della mostra intitolata “Maxi rivoluzione”. In questo video, e nelle foto qui sotto, vi proponiamo una rapida carrellata dei modelli più interessanti fra quelli esposti. 

 

 

  1 di 20  
  • mafferX, Mondavio (PU)

    Rivoluzione

    Complimenti per il servizio, è sempre bello vedere un po' di moto storiche.
    Ma perché quando si parla di 4 cilindri in linea trasversale ci si dimentica sempre di dire che è un architettura motore nata in Italia negli anni venti? che Gilera ha vinto quasi tutte le prime edizione del motomondiale con la 500 4 cilindri? che la MV Agusta 750 è stata la prima 4 in linea commercializzata?
    Per carità le Case giapponesi le hanno fatte bene, probabilmente meglio, ma il 4 in linea è SCUOLA ITALIANA!**************Sul fatto che il quattro in linea sia stato realizzato per primo e con grandi risultati dagli italiani non c'è dubbio. La CNA Rondine, e prima ancora la Opra, di Remor e Gianini è un caposaldo nella storia di questo motore. E' anche vero che la MV 600, e non 750, presentata nel 1965 fu la prima quattro cilindri in linea a essere prodotta in serie. Ma se ne fecero meno di 130 e purtroppo la MV chiuse proprio a metà degli anni Settanta. Fortunatamente, nel tempo, l'industria italiana ha saputo rifarsi. Un saluto**********
  • Kawatappino, Mantova (MN)

    Sempre bellissimo rivedere tante moto che hanno costellato i miei sogni d'adolescente, ripensare all' "urlo isterico" che facevano le Kawasaki a due tempi o al rombo possente e baritonale delle Laverda, l'aveva un mio conoscente e ne sentivo il rombo quando era ancora a qualche isolato di distanza... Le splendide Honda Four, invidiavo tanto un caro amico che aveva la 350, motori che giravano a regimi pazzeschi per dei 4 tempi dell'epoca. Uno dei particolari che mi hanno fatto innamorare della W650 che possiedo da anni è stato proprio l'alberino di distribuzione a coppia conica che mi ricordava tantissimo le Ducati Scrambler che sognavo...
    Ogni moto ha il suo perchè, quel particolare che la rende speciale ed importante, che sia estetico o tecnico, indipendentemente dalla provenienza, è storia e per molti di noi sono ricordi affascinanti...
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