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Pagine di storia

Alpino: un raduno straordinario

- Migliaia di persone hanno potuto ammirare le Alpino e le Ardito degli anni 50, costruite a Stradella e schierate per il tradizionale raduno
Alpino: un raduno straordinario

A Stradella, ai pidi dell'Oltrepo Pavese e alla fine della Val Versa, sono state costruite per anni moto di ottima fattura, che hanno avuto una considerevole diffusione in campo nazionale e sono state pure esportate in numeri considerevoli in vari Paesi esteri. Addirittura, certi modelli non sono stati commercializzati da noi in quanto realizzati specificamente per il mercato argentino, che è arrivato ad assorbire ben il 30% della produzione e nel quale oggi si trova il più importante club del mondo dedicato all'Alpino. Altre nazioni nelle quali venivano esportati numeri cospicui di moto e ciclomotori stradellini, sono state la Svizzera, il Portogallo, il Marocco e l’Indonesia. Non per nulla, un ciclomotore era noto come Indo…

Stiamo parlando delle moto costruite dalla Alpino, azienda attiva dal 1945 al 1962 e arrivata ad avere circa 200 dipendenti.
A Stradella, tra il 1950 e il 1954, ha prodotto interessanti mezzi a due ruote anche la Ardito, che aveva dimensioni notevolmente minori ma non per questo era meno valida dal punto di vista tecnico. Il denominatore comune di queste due aziende era Pietro Trespidi, valido progettista che già negli anni Venti aveva costruito delle moto che portavano il suo nome.

Il motore ausiliario da lui disegnato durante la seconda guerra mondiale è diventato il primo prodotto della Motobici, ben presto trasformatasi in Alpino. Trespidi è stato uno dei fondatori della nuova azienda, della quale ricopriva l’incarico di direttore tecnico. In seguito sono sorti dei contrasti con la direzione della casa, e nel 1950 il progettista stradellino se ne era andato per fondare la Simes, le cui moto sono state poi commercializzate con il marchio Ardito. Si trattava di ottimi prodotti, di 48, 75 e 125 cm3, ma la coraggiosa avventura è durata poco, e nel 1954 la giovane azienda ha dovuto cessare l’attività. Forse questa è stata una ulteriore dimostrazione di come le capacità tecniche non sempre si sposino con l’abilità manageriale

 

Nazioni nelle quali venivano esportati numeri cospicui di moto e ciclomotori stradellini sono state l'Argentina, la Svizzera, il Portogallo, il Marocco e l’Indonesia. Non per nulla un ciclomotore era noto come Indo

Per tenere vivo il ricordo di queste due importanti realtà, il moto club Città di Stradella ha allestito una bella esposizione inserita nell’ambito della nota manifestazione settembrina denominata Vinuva. Teso a valorizzare ciò per cui la bella cittadina dell’Oltrepò Pavese è universalmente nota, ossia le fisarmoniche, il vino e i salumi, questo evento ormai classico si è così arricchito di un'ulteriore eccellenza stradellina, quella che riguarda il nostro settore.

Lungo il viale alberato dei Giardini Pubblici è stato possibile ammirare tante belle realizzazioni della Alpino e della Ardito, dai primi motori ausiliari ai ciclomotori e alle moto, alcune dei quali rimaste allo stadio di prototipo o mai viste da noi in quanto, appunto, destinate a mercati esteri. In aggiunta ai più importanti collezionisti dei due marchi e ai numerosi cultori delle moto storiche, migliaia di altre persone hanno assistito alla manifestazione. Un'occasione unica per consentire di vedere da vicino ciò che costruivano queste aziende oramai leggendarie, per tenere vivo il loro ricordo e per fare conoscere i loro nomi anche ai più giovani. Un appassionato è arrivato dal Portogallo appositamente per questo evento…

Tra i mezzi esposti spiccava un esemplare unico di scooter Alpino con motore monocilindrico orizzontale di 150 cm3, modello che non è mai entrato in produzione. Lo ha portato a Stradella, assieme a un raro C.F. 48 Indo e ad altri 5 esemplari della sua splendida collezione di moto di questa casa (ma ne ha anche tante altre!) Luciano Battisti di Pesaro, ben noto a tutti gli appassionati del settore.

 

Uno splendido esemplare di Alpino 125 Sport di metà anni Cinquanta, accuratamente restaurato e in perfetta efficienza. Come si può notare, il motore è dotato di due condotti di scarico
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