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Intervista a Livio Suppo 

Dopo un 2009 piuttosto impegnativo, con la delicata “questione Stoner”, il manager torinese ha deciso di passare alla Honda | G. Zamagni

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Livio Suppo da Ducati a Honda


ROSSI - Nel 2003, prima di contattare la Yamaha, Valentino Rossi fece un giro a Borgo Panigale, attratto dalla possibilità di costituire un binomio tutto italiano da sogno. La trattativa, però, non andò in porto, ma Suppo, in questo caso, non dice tutta la verità e, comunque, non entra più di tanto nel dettaglio.
“L’unica vera trattativa con Rossi è stata quella del 2003. In quel periodo era chiaro che Valentino era fortissimo, ma la maggior parte della gente pensava che lui avesse sempre avuto le moto e i team migliori. In altre parole, molti pensavano che fosse forte, ma non così forte come poi si è dimostrato, anche se in pochi oggi lo riconoscono. Infatti, non a caso, molti erano convinti che passare in Yamaha fosse un azzardo troppo grosso e che Vale avrebbe picchiato più volte il muso per terra, perché la M1 allora aveva la nomea di moto difficile e che non dava confidenza. In realtà Rossi era fortissimo e lui lo sapeva: in quegli anni, con una Honda super competitiva, non fece vedere il suo reale potenziale, perché si divertiva di più così, senza svelare che poteva dare una vita a tutti. Allora faceva i colpi di teatro, rifilando un secondo ai rivali all’ultimo giro, facendo la figura di quello bravo a sfruttare le gomme finite. In realtà lui aveva un talento che gli permetteva di andare un secondo al giro più forte degli altri, ma anche una intelligenza tale che gli faceva capire che se avesse fatto così avrebbe resa la cosa noiosa, mentre costruendo ad arte il valore degli avversari, di conseguenza diventi più forte anche tu. Detto questo, fu una trattativa fatta, dal nostro punto di vista, con molta voglia di iniziare, anche se non facile da portare avanti perché, tra l’altro, avevamo già un contratto con Capirossi e Bayliss per il 2004 e avremmo quindi dovuto costruire una terza moto ufficiale per far correre Troy con noi. L’idea ci piaceva, ma poi, purtroppo, Valentino ha scelto diversamente. Non c’è mai un unico motivo per cui le cose non vanno in porto: ha contato sicuramente l’aspetto economico, il feeling a pelle con le persone e, soprattutto, lo stimolo di Rossi di provare a vincere con una moto (la Yamaha, ndr) che in quel momento veniva considerata come un cancello. Insomma, il pilota Rossi avrebbe potuto fare maggiore differenza con la Yamaha piuttosto che con la Ducati. Paradossalmente, il 2003 così competitivo della Ducati è stato forse negativo per un eventuale accordo con Valentino”.

BAYLISS – Un altro momento delicato è stato quando a fine 2004 si è scelto di mandare via Troy Bayliss, un’autentica bandiera per il popolo ducatista e di sostituirlo con Carlos Checa. Una decisione naturalmente “aziendale”, ma le colpe sono ricadute su Suppo.
“E’ normale, per il ruolo che ricoprivo: onori e oneri. In realtà, già in quell’anno avevamo proposto a Troy di tornare con noi in SBK, perché per qualche motivo, lasciando stare la giornata speciale di Valencia 2006, Bayliss ha fatto fatica in MotoGP, che piaccia o no. Dopo un anno disastroso con la Honda, ha accettato di tornare in SBK, finendo la carriera da super eroe, ritirandosi vincendo le ultime due manche. Forse quella era la sua dimensione. Noi lo avevamo capito, perché se nel 2003 e nel 2004 paragonavi le prestazioni di Capirossi e Bayliss, il confronto era impietoso. Proprio perché gli volevamo bene, continuare sarebbe stato negativo per entrambi. Lui per qualche motivo sentiva la pressione ed ero ossessionato dal fatto che fosse già vecchio e avrebbe dovuto fare in fretta, mentre poi è andato avanti a correre fino a 39 anni: forse, se fosse stato più tranquillo, avrebbe raccolto più risultati”.

CHECA, GIBERNAU, MELANDRI E HAYDEN – Il secondo pilota ha quasi sempre deluso in Ducati. Ecco chi più e chi meno secondo Livio.
“Per la verità, nessuno mi ha sorpreso positivamente. Partiamo da Checa, che avevamo preso perché aveva una grande esperienza ed era super appassionato di Ducati, un aspetto importante per le motivazioni del pilota. Forse abbiamo fatto male a mandare via Carlos, perché nelle ultime gare del 2005 aveva fatto due podi e stava crescendo: con il senno di poi, avremmo fatto meglio a tenerlo. Ma sulla carta, Gibernau era molto più forte e va detto che Sete è stato molto sfortunato in Ducati. Nel 2006, a Jerez, avevamo la moto e le gomme per vincere e, infatti, alla fine fu Capirossi a tagliare per primo il traguardo. Credo che Gibernau se la sarebbe potuta giocare con Capirossi e se l’avesse battuto all’esordio con la Ducati probabilmente la sua stagione avrebbe preso una piega molto differente. Invece si ruppe subito uno “stupido” attuatore del cambio e ricordo che quel giorno Sete era un uomo finito, si sentiva come “Paperino”. Quando ti senti così, ovviamente, ne risentono anche le prestazioni e l’incidente di Barcellona (pauroso contatto in partenza con Capirossi e Melandri, ndr), indipendentemente dal fatto che sia stato innescato da lui o meno, ha di fatto messo la parola fine sulla sua carriera, perché la spalla infortunata in quella occasione non gli è più tornata a posto. Hayden siamo riusciti a portarlo a fare quello che io mi aspettavo facesse fin dall’inizio, ovvero lottare costantemente per il miglior piazzamento alle spalle dei Magnifici Quattro (Rossi, Lorenzo, Stoner e Pedrosa, ndr). Ci è servito per capire che dovevamo fare qualcosa per rendere la moto più facile. Purtroppo ci abbiamo impiegato un po’, ma lui è stato bravissimo a crederci, a non mollare mai: una qualità che ha portato al rinnovo del contratto anche per il 2010. Melandri è stato chiaramente una delusione enorme: credo che, nella storia delle moto, raramente ci si sia trovati di fronte a un binomio che sulla carta poteva funzionare benissimo ma che nella realtà ha funzionato tanto male. Sicuramente ci sono delle responsabilità da entrambe le parti, però con la stessa moto, Toni Elias ha fatto due podi, contro un quinto posto come miglior risultato di Marco. In Cina, Melandri stava andando a riprendere Stoner e sembrava rinato, ma dopo quella gara su Melandri è calata la nebbia assoluta: come sia possibile, io proprio non lo so! Marco, nel 2006, correva con la Honda con le Michelin, esattamente come Casey: lo aveva battuto in Turchia, al termine di una gara bellissima, e a fine campionato aveva molto più punti. Poi, nel 2007, Melandri è rimasto con il team Gresini e da noi è arrivato Stoner, che ha dominato il campionato. Probabilmente Marco si è convinto che con quella moto avrebbe fatto sfracelli, avrebbe conquistato facilmente il titolo, sottostimando probabilmente il grande valore di Casey. Che è un fenomeno assoluto, anche se, per un motivo o per l’altro, in molti se ne sono resi conto molto più tardi”.

STONER – La storia dice che l’arrivo di Casey Stoner in Ducati sia stato piuttosto fortuito, reso possibile solamente dall’impossibilità per Marco Melandri di rompere già nel 2007 il contratto con il team Gresini e la richiesta economica troppo elevata di Sete Gibernau. Ma Suppo svela di aver pensato all’australiano già nel 2005.
“Dico sempre che l’errore più grosso che ho fatto nella mia carriera in Ducati è stato quello di non chiudere il contratto con Casey nel 2005. Avevamo parlato con suo papà a Brno, poi, però, ci spaventava un po’ l’idea di prendere un esordiente in MotoGP, anche perché la nostra moto, già allora, veniva considerata più scorbutica e difficile della altre. In quel periodo non era ancora così chiaro che un ragazzino proveniente dalla 250 potesse essere subito veloce con le 1000, era ancora il periodo dei “senatori”, come Biaggi, Barros, Gibernau, tutti piloti sopra i 30 anni. Insomma, non ci fidammo e ritenemmo più sicuro puntare su un talento certo come Sete, uno che aveva fatto secondo nel mondiale due volte. Lì abbiamo fatto un errore, perché credo che Casey potesse già conquistare il titolo nel 2006. A me piaceva molto dai tempi della 250 e, naturalmente, continuò a piacermi molto nelle prime gare del 2006. Ma in quel momento era già stato notato da tutti: parlai con Colin (il papà-manager, ndr) a Donington, quando però era molto vicino a Yamaha. Tra l’altro, nel 2007 si sarebbe passato dalle 990 alle 800 cc, ed era naturale che il manager di un pilota pensasse che fosse più sicuro puntare su Case più importanti, come appunto la Yamaha. La seconda parte di stagione di Casey fu meno positiva e alla fine fummo fortunati entrambi, perché lui era piedi e noi senza pilota”.
Suppo fa anche il punto sull’ingaggio di Stoner, da sempre ritenuto piuttosto basso.
“E’ una leggenda, perché Casey, fin dall’inizio, ha avuto un contratto con un fisso e dei bonus: essendo andato molto bene, il suo stipendio a fine anno era adeguato a quello di un pilota che va forte. E’ vero, però, che come solo ingaggio, il suo stipendio è probabilmente inferiore a quello degli altri piloti di vertice (Rossi, Lorenzo e Pedrosa, ndr)”.

2009 -  Siamo al 2009, alla strana malattia di Stoner, scomparso in Australia per oltre due mesi, perdendo tre GP. Una situazione delicatissima, sicuramente non facile da gestire. Ecco come l’ha vissuta l’ormai ex responsabile del progetto Ducati MotoGP.
“E’ stata una vicenda molto difficile, anche perché ai piloti ti affezioni: vedere Casey che stava così male dopo le gare era veramente preoccupante, soprattutto perché lui è uno di quelli che solitamente non ha mai nulla. C’è stata una apprensione vera per il suo stato di salute, anche perché non si capiva esattamente cosa avesse. Era facile dire che era solo uno stress psicologico che lo stava distruggendo, ma lui stava male per davvero e finché non ne scopre le cause, è normale che ti preoccupi. La scelta di salvaguardarlo ci ha procurato una serie notevole di critiche, però alla fine si è rivelata una decisione giusta. E’ stato un esame che abbiamo superato tutti bene. La cosa che mi ha fatto più sorridere sono le voci e le malelingue su di me: dall’estate a Valencia sono passato da quello che veniva considerato come il colpevole dell’assenza di Casey – in particolare, lo aveva fatto capire Capirossi in un’intervista -, all’essere quello ingaggiato dalla Honda per portarsi dietro Stoner! Dove sta la verità? Non sta a me dirlo, ma si è dimostrato che, anche nella MotoGP, il pettegolezzo piace alla gente”.

Giovanni Zamagni

Audio: Suppo in esclusiva a Moto.it
 

Giovanni Zamagni


22/12/2009

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Sono stati inseriti 6 COMMENTI. Commenta »

  • 1. troy

    Troy fece fatica in motoGP per colpa di Suppo, che non lo voleva.

  • 2. Suppo, e questa sarebbe la verità ?

    Ci sono molti ma molti punti di questa intervista discutibili, li elenco rapidamente:

    - "Lasciamo stare Valencia 06" ????
    Ma stiamo scherzando, una impresa epica dove Troy in gita vacanza da campione del mondo SBK senza 1 metro di test e senza aver mai visto le Bridgestone ha fatto in una sola gara tutto quello che Checa e Gibernau hanno solo sognato di fare in due anni, questa è una gara che dovremmo dimenticare, un'impresa sportiva irripetibile!!!!! Forse sei tu e i giornalisti della Gp come Zamagni che vogliono farcela dimenticare, una gara molto pesante da ricordare per molti addetti al settore della Gp!!!

    - "Confornto impietoso tra Capirossi e Bayliss"
    A parte il fatto che Capirossi corre in Gp da 20 anni, vantaggio non banale, quarto e sesto in campionato nel 2003 e 1 podio a testa nel 2004 mi sembra molto lontano dalla parola "confronto impietoso"; l'unico confronto impietoso che conosco è solo quello tra Stoner e Melandri, uno vice-campione 2008, l'altro 17° su 18 partecipanti; questo si definisce confronto impietoso! Questo giudizio su Bayliss chiaramente non obiettivo la dice lunga sul fatto che Suppo sia un detrattore di Bayliss.

    - "La SBK uno stagno" ?????
    A parte l'ennesima offesa che riceve questo splendido campionato, notiamo sempre che i pesci grossi che arrivano dal mare della Gp quando arrivano nello stagno della SBK si fanno sempre massacrare dai pesci piccoli da "stagno" della SBK. Chissà come mai ?

    - “Il caso Stoner”:
    E' inutile che Suppo faccia l'ironico sulle ipotesi giornalistiche più svariate date al caso Stoner dopo Donington; visto che lui la verità su Stoner la sa di certo e noi no, ce la racconti una volta per tutte!!!! In questo caso i giornalisti hanno ragione, se voi nascondete la verità ancora oggi se si fanno delle ipotesi, anche le più improponibili, è più che lecito.

  • 3. Honda?

    Sono proprio curioso di vedere cosa combinerà in Honda... il portafoglio sarà bello gonfio... ma mi piacerebbe vedere sul lato passionale e strettamente umano della squadra (che non esiste in Honda) -piloti compresi- come se la caverà.

    Passa da una "piccola famiglia di appassionati" (nel bene e nel male) a una multinazionale pervasa da interessi globali violentissimi.
    Vedremo.
    Di sicuro non servirà a farmi stare più simpatica la Honda.

  • 4. Odioso......No!!

    Ho conosciuto Suppo molti anni fa quando ancora non gravitava in moto gp, e a detta di molti era evitato per guardare le persone dall'alto verso il basso... Chissa' ora com'e' migliorato! Tutto cio' per dire che racconta cosa gli fa comodo.

  • 5. Suppo é vero che.....

    Caro Suppo m'é arrivata voce che la tua partenza sia stata la conseguenza di una "scappatella" avuta con la moglie di Stoner....ma é vero? Ecco perche Casey ha avuto quella crisi a metà campionato!

  • 6. E' vero è vero!

    Caro Maciste74 ; Livio è stato cacciato dalla Ducati per via che ..................................................con la moglie di Stoner.
    Io sono il Presidente di un team che quest'anno ha corso una gara del campionato sidecar in concomitanza con la Superbike.
    Nel paddok non si parlava di altro, era l'argomento clou della casa Ducati.
    Mi dispiace per Stoner che è un gran campione, mi auguro per lui che abbia acquistato per la moglie una cintura di castità.

 
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